sacchetti di plastica consumati quest'anno:
 
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Perchè?

Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?
Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato “gratuitamente“ ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo!
- Costituisce un’inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili, deriva dal petrolio
- Deturpa e inquina per centinaia di anni ogni luogo del pianeta
- Per opera di agenti naturali e attraverso scarichi e corsi d’acqua raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
I sacchetti uccidono ogni anno oltre centomila esseri viventi: mammiferi marini, tartarughe, uccelli,... che li inghiottono scambiandoli per cibo o che vi rimangono intrappolati morendo per fame o asfissia.
ORA LO SAI, PARTI DA QUESTO PICCOLO GESTO PER MODIFICARE STILI DI VITA INSOSTENIBILI, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA E RIFIUTA "L'USA E GETTA"!

FAI COME NOI, SEMPRE E OVUNQUE PORTA LA SPORTA!
(clicca e scarica i ns. materiali per entrare in azione!)

iniziative individuali per i singoli
iniziative collettive collettivamente
iniziative per le scuole per le scuole

Iniziative ed Eventi promossi da Porta la Sporta

SFIDA ALL'ULTIMA SPORTA

sfida all'ultima sportaSbarca in Italia la versione nostrana di Reusable Bag Challenge che ha visto, nel Colorado lo scorso anno, oltre 30 cittadine e un'intera contea fronteggiarsi in una gara a quale comunità consuma meno sacchetti. Gli esercizi commerciali aderenti, dai negozi di vicinato ai supermercati, hanno conteggiato, per un periodo di 6 mesi, i sacchetti risparmiati sulla base degli acquisti effettuati dai clienti senza utilizzare sacchetti monouso.
A seconda delle realtà cittadine sono stati mobilitati nell'organizzazione dell'iniziativa e nella raccolta dati presso i negozi di vicinato gruppi scout e associazioni locali di varia natura, tra cui quelle ambientaliste. ll premio in palio, una fornitura di pannelli solari completa di installazione, acquisita con il contributo degli sponsor è andato a beneficio della scuola locale del comune vincitore, Basalto. La sfida, che ha entusiasmato migliaia di partecipanti ha permesso un risparmio complessivo per l'ambiente di oltre 5 milioni di sacchetti con risultati che si sono mantenuti nel tempo.
Grazie a questa esperienza tanti cittadini hanno avuto modo di cambiare un'abitudine dannosa e sprecona e hanno capito l'importanza del riutilizzo all'interno di un'iniziativa che ha rafforzato lo spirito di squadra e i rapporti positivi all'interno delle comunità.
L'adattamento che presentiamo prevede la possibilità di costruire un montepremi, sempre a beneficio delle scuole locali, con offerte provenienti da sponsor che possono comprendere cifre in denaro, fornitura di manodopera specializzata, materiali edilizi, idraulici, elettrici, impianti fotovoltaici, insomma tutto ciò che può essere impiegato per ristrutturare, migliorare l'efficienza energetica o mettere a norma gli edifici scolastici.
L'opzione di destinare il monte premi alla scuola viene mantenuta con convinzione ed entusiasmo anche nel progetto di questa edizione italiana, non solamente per aiutare la nostra scuola ormai in emergenza di risorse, ma perché si può così mettere in luce il fatto che è nelle nuove generazioni che bisogna investire.
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Compito degli adulti è fare il possibile per consegnare alle future generazioni un ambiente più pulito ma anche trasmettere loro un valore importante come il rispetto per l'ambiente che non deve rimanere solamente una dichiarazione di principio e di intenti. Rispettare l'ambiente è un impegno molto concreto; significa tenerne conto nelle scelte e nelle azioni che compiamo ogni giorno: da come viaggiamo a cosa, come e quanto compriamo. Per tanti di noi abituati a non porsi domande anche banali, ad esempio su come vengano fatti i prodotti che compriamo e cosa succede dopo che li buttiamo o a riflettere sulle conseguenze che i nostri atti quotidiani apparentemente banali possano avere sullo stato di salute dell'ambiente, questo equivale a mettere in atto in casa una piccola rivoluzione copernicana.

Gli obiettivi che questa competizione si pone sono molteplici:

  • Fornire anche a quei comuni che hanno già attuato una prima iniziativa di promozione della borsa riutilizzabile l'occasione di impegnarsi ulteriormente in un progetto di riduzione, dagli esiti misurabili, che si può realizzare all'interno di un concreto progetto di cittadinanza partecipata.
  • Rendere consapevoli i cittadini dell'impatto ambientale ed economico del sacchetto come esempio emblematico di un consumo sempre più orientato verso il sistema “usa e getta” corresponsabile dello smisurato aumento nella produzione dei rifiuti degli ultimi decenni.
  • Far toccare con mano che ognuno di noi ha la possibilità nel quotidiano di “fare la cosa giusta” per l'ambiente e che “scelte giuste” fatte da tante persone possono fornire soluzioni a problematiche ambientali globali.
  • Far nascere il senso di squadra tra i cittadini che vedono i propri sforzi orientati verso un obiettivo comune con la quantificazione dei risultati resi possibili dall'azione collettiva.

Come funziona in breve
In breve la competizione funziona in questo modo. Un ente promotore, che può essere un ente locale come una regione, una provincia, un'unione di comuni, una comunità montana ma anche un consorzio o un ente privato, si prende carico della gestione operativa complessiva che prevede nella prima fase la raccolta delle manifestazioni di interesse dei comuni interessati a partecipare, l'attivazione della raccolta fondi e il lancio dell'iniziativa a tutti i livelli.
L'ente promotore redige inoltre un regolamento dettagliato che copre le modalità di attuazione dell'iniziativa a livello generale determinando le date di inizio e termine (consigliato un periodo di sei mesi) e gli iter procedurali che regolano gli aspetti operativi e decisioni più importanti ai quali si dovranno attenere gli sponsor che vorranno offrire un contributo e i comuni partecipanti.
I comuni partecipanti nominano una segreteria organizzativa che si interfaccia con la segreteria centrale dell'ente promotore e diventa braccio esecutivo dell'azione a livello locale. La segreteria organizzativa del comune, preso atto del regolamento, si occupa di tutti gli aspetti organizzativi, dalla promozione della campagna di comunicazione alla programmazione del piano di intervento operativo.
La segreteria può nominare inoltre un team costituito anche da volontari che la affiancherà nella fase di programmazione e coordinamento delle varie fasi dell'azione che potranno includere coinvolgimenti degli istituti scolastici e l'organizzazione di attività ed eventi collaterali e complementari mirati a incrementare la partecipazione dei cittadini.
La segreteria si occupa anche di una parte saliente dell'iniziativa: la gestione della raccolta dati sui sacchetti risparmiati dagli esercizi commerciali aderenti, la loro elaborazione e trasmissione alla segreteria dell'ente promotore centrale alle scadenze prefissate.
Alla fine del periodo di sei mesi la segreteria dell'ente promotore, sulla base dei dati raccolti, nomina il comune vincitore e, se previsto dal regolamento, il secondo o terzo classificato, procedendo alla trasmissione del montepremi come specificato dal regolamento del concorso.

MATERIALI E DOCUMENTI PER ORGANIZZARE SFIDA ALL'ULTIMA SPORTA
Linee guida Ente Promotore Linee guida Segreteria Comunale Modulo elaborazione dati
Ente Promotore
Volantino "Sfida all'ultima sporta" Modello di locandina per La Sfida
(formato grafico fornito su richiesta)
Modulo trasmissione dati
Esercizio Commerciale

PERCHE' SPRECARE?


Da oggi puoi mettere a segno un ulteriore punto nella lotta allo spreco aderendo alla nuova iniziativa della nostra campagna per eliminare, dopo lo shopper monouso ( porti già la sporta VERO?) anche gli imballaggi intermedi. Stiamo parlando delle bustine di plastica che si è obbligati ad utilizzare nel settore self- service ortofrutta dei punti vendita della grande distribuzione e che pochi osano rifiutare anche quando si acquista frutta e verdura dal fruttivendolo di quartiere o al mercato rionale. Chi già lo fa può raccontare un sfilza di aneddoti su come vengono accolte queste richieste considerate eccentriche e curiose proprio dalla maggioranza degli esercenti che dovrebbero, in prima battuta, plaudirle. Ma questo capita sempre quando nuovi comportamenti fanno capolino e, in questo caso, avere un comportamento divergente da quello della massa sprecona non può che diventare motivo di orgoglio.
Da oggi non ci sono più scuse! Per evitare la maggior parte dei sacchetti monouso in plastica ma anche in carta proponiamo una soluzione semplice e allo stesso tempo “antica”, un retino in cotone riutilizzabile e lavabile che abbiamo individuato a seguito di una ricerca di mercato. Con il retino è possibile evitare spreco di materia ed energia ed evitare che altra plastica, usata per pochi minuti inquini l'ambiente per sempre.


leggi come aderire all'iniziativa >>
Con il vantaggio che porterai così a casa MENO RIFIUTI e risparmierai sul tempo necessario a gestirli e differenziarli. Allo stesso tempo però, se tu lo permetterai, accadrà qualcosa di importante: riconsiderando il modo con cui fai la spesa e che cosa acquisti, diventerai consapevole di quanto spreco evitabile di energia e materiali ruoti intorno al mantenimento delle nostre comodità, e di come questo consumismo sfrenato abbia pregiudicato lo stato del nostro pianeta. Perciò sarai pronto per affrontare il cambiamento. Ti apparirà pertanto naturale agire diversamente toccando con mano che non è poi così difficile cambiare abitudini. E, finalmente, sempre di più i tuoi comportamenti coincideranno con quello che pensavi di essere ma ancora non eri: un cittadino consapevole e globale che è passato dal dire al fare.

Come singolo cittadino
Procurati uno o più set di retini riutilizzabili e lavabili in cotone ed ENTRA IN AZIONE. Dal fruttivendolo e al mercato puoi mettere ortaggi e frutta direttamente in borsa, come si faceva una volta, e utilizzare il retino per contenere l'ortofrutta a pezzatura più piccola come fagiolini, prugne, albicocche, ecc.
Come potrai notare stiamo proponendo questa soluzione sia verso i singoli esercizi sia verso la grande distribuzione organizzata. Per quanto riguarda quest'ultima stiamo inviando una comunicazione personalizzata alle direzioni dei maggiori gruppi. Invitiamo tutti coloro che vogliono aiutarci a veicolare al meglio questa proposta, a promuoverla presso i singoli negozi frequentati e anche verso la grande distribuzione. Sia direttamente, qualora si disponga di canali conosciuti o privilegiati, sia contattandoci per coordinare l'intervento o per informarci su eventuali azioni già intraprese.

Come Ente Comunale Provinciale o Regionale
Amministrazioni ed Enti pubblici sono invitati tutti a promuove l'iniziativa sul proprio territorio. Attraverso i servizi interni preposti all'interno degli enti e nell'ambito di progetti mirati alla prevenzione e riduzione dei rifiuti, al miglioramento della raccolta differenziata e in occasione di campagne in cui si voglia sensibilizzare la popolazione chiedendone la collaborazione attiva.
A seconda del pubblico di riferimento, campo di azione e tipologia di progetto si potrà agire su singoli cittadini, esercizi commerciali, gruppi della grande distribuzione, associazioni di categoria.
Mettila in rete costituisce un'iniziativa valida come partecipazione all'edizione 2010 della SETTIMANA EUROPEA per la RIDUZIONE dei RIFIUTI dal 20 - 28 novembre 2010.

Come esercizio commerciale
Promuovi questa soluzione nel tuo esercizio in aggiunta alla borsa riutilizzabile usufruendo dei suggerimenti e dei materiali di comunicazione che troverai della sezione Cosa puoi fare come negozio ed esponendo la locandina dell'iniziativa dell'iniziativa nel tuo punto vendita. Per informazioni su come procurarti i retini ortofrutta da mettere in vendita clicca qui>>
Mettila in rete costituisce un'iniziativa valida come partecipazione all'edizione 2010 della SETTIMANA EUROPEA per la RIDUZIONE dei RIFIUTI dal 20 - 28 novembre 2010.

Come punti vendita della media o grande distribuzione organizzata GDO
Alle insegne della media e grande distribuzione organizzata lanciamo dal nostro sito e tramite comunicazioni mirate che stiamo inviando ai maggiori gruppi, un appello ad aderire a questa iniziativa attivando degli esperimenti pilota in alcuni punti vendita.
A nostro parere non dovrebbe essere particolarmente complicato per le insegne mettere a disposizione questa alternativa per i propri clienti eco attenti considerando le molteplici possibilità e strumenti di comunicazione a loro disposizione. A partire dalla possibilità di esporre locandine o cartelli nei punti vendita alla possibilità di diffondere comunicati tramite il circuito radio interno.
Senza parlare dell'utilizzo del proprio sito web, newsletter, volantini offerte e programmi promozionali e di fidelizzazione.
Concretamente si tratta di predisporre nel reparto ortofrutta una bilancia con la tara predisposta all'utilizzo del retino che, ben evidenziata da una cartellonistica efficace, venga dedicata ai clienti che vogliono servirsi dei retini riutilizzabili. Acquistati la prima volta e poi riportati le volte successive.
Aderire a questa soluzione per le aziende della GDO significherebbe disporre di un'importante occasione in più di dimostrare con i fatti che stanno intraprendendo un percorso di sostenibilità ambientale e allo stesso tempo l'occasione di ridurre un costo importante qualora l'esperimento funzionasse.
Nonostante alcuni gruppi stiano tentando di ridurre la propria produzione di rifiuti all'interno di protocolli o accordi mirati sottoscritti con enti locali, la grande distribuzione è responsabile di grandi immissioni di imballaggi e packaging in plastica: sotto forma di sacchetti, pellicole, vaschette e contenitori vari che vengono utilizzati per confezionare i cibi freschi in loco destinati al reparto carni, salumi e formaggi, gastronomia in genere.
Mentre risulta difficile trovare soluzioni soddisfacenti per ridurre l'utilizzo di questi imballaggi, tipici dell'approvvigionamento self service di questi reparti, è invece possibile da subito lavorare a una riduzione dei sacchettini in plastica del settore ortofrutta, come propone la nostra iniziativa, con benefici ambientali importanti e soprattutto benefici economici per i gruppi.
All'estero la prima catena della GDO che ha adottato in grande scala una soluzione riutilizzabile per l'ortofrutta è stata la catena canadese Metro che ha coinvolto con la novità tutti i suoi 484 punti vendita.
Mettila in rete costituisce un'iniziativa valida come partecipazione all'edizione 2010 della SETTIMANA EUROPEA per la RIDUZIONE dei RIFIUTI dal 20 - 28 novembre 2010.

Primo Piano

San Francisco vuole estendere il divieto di utilizzo di sacchetti di plastica a tutti i rivenditori (agosto '10)

ross MirkarimiNel 2007 San Francisco ha bandito i sacchetti di plastica nei maggiori negozi e catene di prodotti alimentari e nelle catene di parafarmacia.
Ora l'amministrazione della città sta valutando di estendere il divieto a tutti i rivenditori, tra cui librerie, negozi di abbigliamento e grandi magazzini e che includerebbe tutti i possibili formati e misure dei sacchetti di plastica.
Ross Mirkarimi, membro della Commissione di Vigilanza della città di San Francisco e autore della legge del 2007 ha presentato formalmente una proposta in tal senso alla Commissione ad inizio agosto.
Anche lo Stato della California ha in corso l'iter legislativo di un disegno di legge, l' Assembly Bill 1998, appoggiato dal Governatore Arnold Schwarzenegger, che vieterebbe il sacchetto di plastica in tutto lo stato della California a partire dal 2012 con una tassazione di 5 cent prevista per il sacchetto di carta.
L'amministrazione di San Francisco non ha intenzione di aspettare gli sviluppi di questo disegno di legge perché è sicura che i provvedimenti saranno più blandi e di minore portata rispetto agli obiettivi che vuole raggiungere in città.
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A San Francisco l'attuale legge impone ai supermercati di grandi dimensioni e alle catene di parafarmacie di fornire ai clienti solamente sacchetti di bioplastica compostabili, sacchetti di carta riciclabile e borse riutilizzabili.
La nuova legislazione, se approvata, entrerebbe in vigore il 1 Marzo 2011. Oltre a valere per tutti i comparti commerciali del retail prevede come novità l'addebito di cinque centesimi anche per il sacchetto monouso di carta. Restano esclusi dal provvedimento i sacchetti intermedi per l'imballaggio e il confezionamento di prodotti alimentari ma anche, ad esempio, gli involucri di plastica utilizzati dalle lavanderie a secco per proteggere gli indumenti.
Secondo Mark Westlund, portavoce del Dipartimento per l'Ambiente di San Francisco, sono stati 100 milioni i sacchetti di plastica che sono stati risparmiati all'ambiente in tre anni di divieto.
Se il provvedimento passasse San Francisco sarebbe la prima città della California a seguire l'esempio delle cittadine delle contee di Currituck, Dare, Hyde appartenenti alla regione degli Outer Banks in North Carolina. Anche qui si tratta dell'estensione di un primo provvedimento limitato ad alcune catene che sarà effettivo dal primo ottobre 2010.
Alcuni negozi di San Francisco sono già passati dal 2007 ai sacchetti di carta. Resta a livello locale, ma non solamente, l'accusa rivolta ai sacchetti di carta, anche da parte dell'industria della plastica, che rimarca in ogni occasione quanto anche questi non siano privi di impatto per l'ambiente.
Rispetto alla soluzione in plastica la produzione di sacchetti di carta richiederebbe un maggiore consumo di acqua, un 70% di energia in più e un 50% di emissioni di gas serra in più causate dal sacchetto durante il suo ciclo di vita.
Ovviamente l'industria della plastica evidenzia i punti deboli dell'alternativa di carta e minimizza quelli riferiti alla soluzione in plastica, la non biodegradabilità del materiale, la dispersione nell'ambiente con inquinamento chimico e relativi danni tra cui anche quelli economici, le ridicole percentuali di riciclo, l'utilizzo del petrolio che è una fonte di energia in declino, ecc.
Per saperne di più leggi la valutazione di impatto ambientale riferita al sacchetto in plastica, in carta e in materiale riutilizzabile.

Associazione ambientalista americana intenta due cause alla Federal Drug Administration (agosto '10)

liberi dal bisfenoloL'associazione ambientalista NRDC, National Resources Defence Council, ha intentato in poco più di due mesi due cause contro la FDA, Food and Drug Administration.
La prima a fine giugno per non aver ricevuto alcun riscontro da parte della FDA ad una petizione da loro presentata oltre 18 mesi fa che chiedeva di vietare l'uso del bisfenolo A (BPA) in imballaggi, contenitori per alimenti e altri materiali che possano entrare in contatto con gli alimenti.
La seconda causa riguarda nuovamente un impegno mancato dalla FDA, che, a distanza di oltre 30 anni non ha ancora prodotto un documento, già annunciato nel 1978, che regolamenti l'uso di prodotti chimici antimicrobici nei saponi liquidi, solidi e altri prodotti detergenti come il triclosan e il triclocarban considerati inutili e dannosi.
Bisfenolo a
Il NRDC nella petizione presentata a fine 2008 alla FDA sostiene che le prove scientifiche esistenti a disposizione siano più che sufficienti per concludere che il BPA è una sostanza pericolosa per il consumo umano e va pertanto eliminata. Con l'azione legale l'associazione vuole costringere la FDA a esprimersi in tempi rapidi.
Il BPA è usato per la produzione di un tipo di plastica rigida e trasparente che l'industria alimentare utilizza nella produzione di bottiglie, stoviglie e piatti di plastica, contenitori e biberon.
Il Bpa è presente anche nelle resine da cui vengono prodotti pellicole e rivestimenti per lattine ad uso alimentare. Il BPA viene rilasciato dai contenitori o dai rivestimenti e passa negli alimenti.
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Secondo l'associazione ambientalista la FDA continua, nonostante gli studi scientifici a disposizione, a dimostrarsi riluttante nel regolamentare l'uso drl bisfenolo a negli imballaggi alimentari mentre gli americani, intanto, continuano ad essere esposti quotidianamente ad una sostanza responsabile di una vasta gamma di effetti nocivi per la salute.
Come documentato da studi su animali, l'esposizione in età precoce al BPA, anche a basso dosaggio, ha causato l'insorgenza di cancro della prostata, tumore della mammella, diabete , disfunzioni del metabolismo lipidico e glucidico, anomalie cromosomiche, modifiche nello sviluppo cerebrale che danno origine ad alterazioni comportamentali, ecc.
Ricerche svolte sull'uomo hanno riscontrato esiti similari oltre a casi di aborto spontaneo, malattie cardiovascolari e disfunzione erettile.
Sono state rilevate tracce di BPA nell'organismo di oltre il 90% degli americani testati dal CDC (Centers for Disease Control) nel 2003. Altre ricerche hanno dimostrato che anche i bambini nascono già con bisfenolo A nel sangue a seguito dell'esposizione subita dalle madri.
In attesa di un pronunciamento del giudice, il NRDC raccomanda a tutti, in particolare alle donne incinte e bambini piccoli, di ridurre l'esposizione al BPA, per quanto possibile.
I suggerimenti per gli adulti consistono nel limitare il consumo di cibo in scatola, bibite in bottiglie di plastica preferendo vetro e acciaio inossidabile anche quando si utilizzano contenitori riutilizzabili.
Per neonati e bambini piccoli vanno invece evitati biberon o tazze in policarbonato e va verificato che anche i massaggia gengive siano BPA free. Stessa precauzione va adottata per apparecchi ortodontici, anche per le donne in gravidanza chiedendo al dentista di utilizzare materiali e cure BPA free.
Triclosan e triclocarban
La seconda causa intentata dal NRDC a fine luglio si propone, anche qui, di costringere la FDA a fornire una risposta su altre due sostanze di cui viene fatto un ampio utilizzo dal mercato. Si tratta del triclosan e del triclocarban, agenti antibatterici presenti in molti detergenti, deodoranti e altri prodotti per la cura personale. Classificato dall’Agenzia per la Protezione Ambientale americana come cancerogeno e responsabile di problemi dello sviluppo nei bambini e al fegato negli adulti, il triclosan, così come il bisfenolo a, è considerato una sostanza appartenente alla categoria dei distruttori o interferenti endocrini ritenuti responsabili di disordini ormonali, patologie dell'apparato riproduttivo, tumori. Un ulteriore effetto indesiderato del triclosan sembrerebbe quello di aumentare la resistenza batterica agli antibiotici.
Lo scorso aprile la FDA ha ammesso che queste sostanze non sono più efficaci come antibatterici di quanto lo siano l'acqua e sapone e ha espresso preoccupazione per i loro potenziali effetti nocivi.
Secondo il NRDC la FDA non sta tutelando la salute pubblica visto che, dover espresso le proprie preoccupazioni ha poi annunciato di necessitare di un anno di tempo per rivedere i dati e poi decidere come muoversi
Il settantacinque per cento degli americani hanno residui di triclosan nell'organismo e gli attuali livelli riscontrati sono aumentati del 50% rispetto al 2004.
Questo anche perché, come ha dimostrato uno studio della University of Toledo dell' Ohio, oltre alle quantità assorbite dall'organismo attraverso il contatto con detergenti e dentifrici, le due sostanze possono entrare nella catena alimentare anche attraverso acque di scarico contaminate che finiscono nei campi oppure perché presenti in fertilizzanti e pesticidi per l'agricoltura.
Ecco una scheda tecnica prodotta dal NRDC per fornire informazione ai consumatori che contiene un elenco dei paesi che hanno preso delle misure sull'utilizzo del Triclosan, tra cui l'Unione Europea, che nel marzo del 2010 ha deliberato di proibire, a partire dal 2011, l'impiego del triclosan in prodotti che possano entrare in contatto con il cibo.
Per ulteriori informazioni guardare il filmato La storia dei cosmetici di Annie Leonard.

I decisori politici sanno che si sta prospettando uno shock petrolifero e dovrebbero agire subito (agosto '10)

La maggior parte dei funzionari in Europa e nel Regno Unito credono ancora che il picco del petrolio sia un problema che i mercati possano risolvere. “Prendere alla leggera tematiche come l'approvvigionamento energetico è un gioco pericoloso” dice Lionel Badal.

Due anni fa, il governo britannico era ancora fiducioso sul fatto che le riserve di petrolio fossero sufficienti a soddisfare la crescente domanda almeno fino al 2030.
In realtà questa aspettativa confortante era basata sulle valutazioni formulate dall'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE).
Nel frattempo numerosi studi accademici e rapporti di settore hanno dimostrato che già a partire da questo decennio la produzione mondiale di petrolio comincerà a diminuire. In poche parole stiamo per raggiungere il picco del petrolio, e completamente impreparati.

A chi credere?
A suo merito, il governo inglese, attraverso la voce del Dipartimento Energia e Cambiamenti Climatici (DECC) ha recentemente cambiato la sua precedente posizione. Il DECC ora ammette i rischi della situazione pur non conoscendo quali saranno nel futuro le dimensioni della domanda e dell'offerta di petrolio.
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Insomma tra chi formula un'ipotesi di picco del petrolio tra un anno o tra 20 il DECC proprio non sa a chi credere. Essendomi occupato da studente universitario di questo argomento, ho avuto modo di incontrare all'inizio di quest'anno funzionari del DECC e un team di esperti della Direzione Generale Energia e Trasporti della Commissione Europea, gli organismi incaricati ad assicurare i nostri approvvigionamenti di energia. Immagino sarete felici di sapere che il DECC non ha la possibilità di fare proprie valutazioni sulla produzione di petrolio, o almeno così mi è stato detto. Le nostre società possono essere totalmente dipendenti da una risorsa finita, ma il governo non ha alcuna idea su quando la stessa inizierà a diminuire. Questo atteggiamento si può solamente definire con un aggettivo: irresponsabile.

Rischio crisi petrolifera
Durante un incontro il capo del team di DECC ha ammesso, alla fine, che siamo inequivocabilmente in presenza del picco del petrolio e non ha negato che la possibilità di avere un deficit di 10 milioni di barili al giorno (MBD) rispetto al fabbisogno mondiale entro il 2015, come affermato da un recente documento delle forze armate statunitensi a cui ho fatto riferimento, potrebbe essere realistica.
Se un calo di 10 MBD sembra troppo astratto, immaginiamoci cosa potrebbe accadere domani se, in seguito ad un colpo di stato in Arabia Saudita, dovesse venir meno tutta la sua produzione nazionale di petrolio: una catastrofe globale.
Nel complesso tutti sembrano del parere che solamente uno shock petrolifero potrebbe costringerci a ridurre la nostra dipendenza da petrolio. Forse hanno ragione, ma non dovremmo tentare qualcosa di alternativo prima di arrivare a quel punto? Come sempre, i poveri saranno i più gravemente colpiti da una crisi petrolifera anche se non dovreste fare l'errore di pensare che i ricchi ne vengano risparmiati. In questo contesto appare piuttosto sconsiderata la recente decisione del DECC di tagliare 34 milioni di sterline da programmi di incentivazione per lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio.
La situazione alla Direzione Generale Energia della Commissione Europea, ahimè, non è migliore. Sono rimasto infatti totalmente sbalordito quando, in risposta alla mia domanda sul perché non facessero una propria valutazione sul picco del petrolio, mi hanno risposto che preferiscono non farlo per evitare di dare previsioni sbagliate.
Che gli Stati Uniti possano aver voluto influenzare le valutazioni dell'AIE, come è trapelato lo scorso anno, è facile da immaginare in quanto il petrolio contribuisce per circa la metà al bilancio americano. Ritengo però, anche a costo di passare per ingenuo, che non possa essere tollerato che l'AIE affermi di essere un' organismo obiettivo e indipendente.

Può il mercato risolvere il problema ?
Sei funzionari del team della Commissione Europea DG Energia su sette hanno manifestato la convinzione che, in qualche modo, il mercato possa risolvere il problema del picco del petrolio. Volete sapere chi era il settimo funzionario in controtendenza ? Un esperto in Economia dell'Energia (senior energy economist) che aveva precedentemente lavorato per la Exxon Mobil, una delle principali aziende petrolifere che negano il picco del petrolio.
A rigor di logica si potrebbe pensare che a seguito di una crisi petrolifera, con il declino della produzione e la comparsa di tensioni, il prezzo del petrolio possa salire al punto da stimolare investimenti in energie rinnovabili, in oli “non convenzionali” e in sistemi di efficienza energetica.
In realtà, un elemento fondamentale che gli economisti tradizionali non riescono a capire è che gli shock petroliferi hanno sempre portato a recessioni economiche.
Quello che succede infatti è che quando i prezzi salgono ad un certo punto l'economia entra in una fase di recessione e forse anche di depressione. Quando poi la domanda diminuisce e a seguito i prezzi vengono anche a mancare finanziamenti ed incentivi da investire in fonti di energia rinnovabile. Quello che ne deriva è un'enorme volatilità dei prezzi, un vero incubo per tutti gli investitori di energia. Un ciclo auto-distruttivo di crisi petrolifere seguite da recessioni potrebbe essere il nuovo paradigma.

Il mercato da solo non può risolvere il picco del petrolio
Quello che ho rilevato nei miei interlocutori durante questi incontri è stata una mancanza di coraggio, una prevalenza di “wishful thinking” nei loro ragionamenti e un livello spaventoso di autocompiacimento.
Un calo imprevisto della produzione globale di petrolio avrà effetti gravissimi sulla nostra società petrolio-dipendente. Purtroppo, circa il 95 per cento del trasporto si basa ancora sul petrolio e anche la nostra produzione alimentare con i suoi sistemi di distribuzione sono totalmente dipendenti da questa risorsa non rinnovabile.
L'incapacità di comprendere il problema e agire ora si tradurrà in una carestia di energia drammatica. Personalmente non posso accettare questa realtà, e non dovreste neanche voi!

(Fonte : The Ecologist- articolo di Lionel Badal )

Lionel Badal attualmente sta effettuando un dottorato di ricerca sul picco del petrolio presso la prestigiosa università inglese King's College di Londra. Nel 2009 a 22 anni mentre stava lavorando alla sua tesi di laurea all'università di Exeter è venuto a scoprire che gli esperti dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), creata nel periodo successivo alla crisi del petrolio tra il 1973 e il 1974 e con sede a Parigi, avrebbero taciuto circa un prossimo picco previsto per il 2015 a seguito di pressioni ricevute dagli Stati Uniti.
Grazie a Lionel Badal che ha convinto un membro dell'AIE a rivelare alcune informazioni la notizia è apparsa sulla prima pagina del Guardian nel novembre del 2009. Per ulteriori informazioni leggi anche L'incognita del picco petrolifero

Basta rifiuti nel Los Angeles River (agosto '10)

griglieIl Los Angeles River si avvia a diventare un corso d'acqua più pulito grazie ad un sistema di griglie cattura rifiuti che verranno installate all'interno degli scarichi che raccolgono le acque piovane di 16 cittadine. Questo almeno per quanto riguarda i rifiuti che non vengono volontariamente gettati nel fiume ma vi arrivano trasportati dalla acque di scarico urbane.
La parte del fiume interessata da questo progetto concepito su base regionale è quella che attraversa la Los Angeles Gateway Region.
Il progetto denominato LA Gateway Cities Catch Basin Insert Project prevede l'installazione di questo sistema nei 12.000 pozzetti di scarico delle cittadine situate lungo il corso del fiume come Montebello, Pico Rivera, Vernon, Maywood, Commerce, Huntington Park, Bell, Cudahy, Bell Gardens, South Gate, Downey, Lynwood, Paramount, Compton, Signal Hill, e Long Beach.
"C'è un enorme lavoro da fare per bonificare questo fiume in modo che possiamo tornare a godere di acque pulite e senza rifiuti” ha dichiarato il sindaco di Long Beach Bob Foster.
Per mostrare il funzionamento del sistema i funzionari di Long Beach hanno fatto una dimostrazione pubblica per cittadini e stampa simulando cosa succede quando piove.
In caso di pioggia si aprono i portelli di accesso agli scarichi che si trovano lungo i lati delle strade, le acque ed eventuali rifiuti entrano così negli scarichi o caditoie dove si trovano delle griglie metalliche che catturano i rifiuti. Le griglie vengono poi ripulite periodicamente da personale preposto.
Il progetto è costato 10 milioni di dollari ma secondo Mark Christoffels, funzionario tecnico delle città di Long Beach, ci sarà comunque un ritorno significativo dell'investimento per i contribuenti visto gli alti costi che comporta la pulizia delle spiagge e coste.
Questo sistema di cattura permetterà di trattenere le oltre 420 tonnellate di rifiuti che ogni anno si riversano nel Los Angeles River finendo poi nel mare. Sono 200 i posti di lavoro creati per l'attuazione di quest'opera che verrà ultimata per il prossimo giugno 2011.
I residenti intervistati appoggiano questo progetto perché preserva il loro territorio e al tempo stesso previene che rifiuti pericolosi per gli oceani e la fauna marina arrivino alle spiagge di Long Beach, che in quanto a sporcizia godono di una pessima reputazione, riversandosi alla fine in un oceano in parte già molto compromesso dai rifiuti come l'oceano Pacifico.
Per saperne di più guarda il servizio del Los Angeles News>>

Stop ai sacchetti di Plastica da Legambiente (luglio '10)

firma la petizioneIn occasione di Puliamo il Mondo, la piu' partecipata e coinvolgente iniziativa di volontariato ambientale, Legambiente lancia la petizione Stop ai sacchetti di plastica per dire basta all'"inquinamento bianco" dovuto alla dispersione nell'ambiente di miliardi di sacchetti di plastica. Per chiedere al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo di non prorogare ancora una volta il divieto alla commercializzazione delle borse in plastica, gia' previsto a partire dal 1° gennaio 2010 secondo l'articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e poi prorogato di un anno.
La petizione si rivolge ai cittadini e agli esercizi commerciali perche' trovino nuove soluzioni e chiede al ministro dell'Ambiente di ''impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010''.
Evitare per un anno i sacchetti di plastica (un italiano in media ne consuma 250) oltre a non contribuire ad uno spreco di risorse permette una riduzione pro capite di 8 chili di CO2.
Per firmare la petizione Stop ai sacchetti di plastica vai al sito dell'iniziativa oppure utilizza il modulo cartaceo per la raccolta firme, da spedire poi a Fondazione Legambiente Innovazione – Via Vida 7 – 20127 Milano – tel. 0245475777 – fax 0245475776 - shopper@legambiente.org

Tom Jones, una tavola da surf e 2778 chilometri da percorrere in 90 giorni per un oceano senza plastica (luglio '10)

tom jonesTom Jones, californiano atleta estremo e campione del mondo di Thai Boxe si sta cimentando in una prova di forza e di resistenza per sensibilizzare l'opinione pubblica sul grave impatto ambientale, e conseguenti rischi sulla salute dell'uomo e della fauna, causato dall'uso improprio ed eccessivo della plastica che si è perpetrato negli ultimi decenni.
Si tratta di Paddle 2010>> un'impresa che permetterà a Jones di raccogliere 500 mila dollari per sostenere il progetto Plasticfree Ocean che si occupa proprio di informare l'opinione pubblica sull'inquinamento pervasivo che la plastica arreca a mari e oceani e quali misure è possibile adottare per limitare il danno.
Jones è partito il 16 maggio da Key West, in Florida, alla volta di Battery Park, NY, remando in piedi su una tavola da surf chiamata Sup (acronimo di Stand Up Paddle surf che riprende un’antica tecnica hawaiana).
L'arrivo è previsto 90 giorni dopo, presumibilmente per il 12 agosto 2010.
Jones ha già compiuto nel 2007 una simile iniziativa di sensibilizzazione chiamata Paddle California Challenge percorrendo con la stessa tecnica tutta la costa californiana per 2300 chilometri conquistando il record mondiale. Con questa nuova impresa Jones intende superare il proprio record cimentandosi a coprire, questa volta, con tappe giornaliere di 37 chilometri, una distanza complessiva di 2778 chilometri.
Oltre allo sforzo sportivo giornaliero, Jones, da maggio, sta prendendo anche parte ai numerosi eventi previsti nelle località di approdo lungo tutto il percorso.
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Questa sfida richiama un'altra impresa compiuta nel 2000 da Tom, una maratona di 120 giorni da Huntington California a New York che prevedeva una rigida tabella di marcia per cui , indipendentemente dalle condizioni del terreno e del clima, Jones doveva percorrere una distanza giornaliera di 42 chilometri. Anzi i giorni consecutivi sono stati ben 121 giorni, perché arrivato a NY, ha ancora preso parte alla maratona di di questa città, in corso, completandola in meno di quattro ore: uno scherzetto da ragazzi per uno come lui!
Ma chi è Tom Jones? E' stato per sette volte campione professionista di Muay Thai, noto anche come Thai Boxe o Boxe Tailandese, guadagnando per due volte il titolo mondiale e per 3 volte quello USA. E' considerato un "atleta estremo” anche se coloro che seguono le sue prestazioni negli anni ritengono che l'aggettivo "estremo" usato per Tom risulti riduttivo.
Ma Jones non si è impegnato solamente a favore dell'ambiente: è stato altrettanto attivo nella raccolta fondi per progetti che affrontano problematiche di disagio giovanile e di abuso infantile. Tom Jones, anch'egli vittima di abusi infantili, affronta imprese e sforzi estremi non solamente per attirare l'attenzione e raccogliere fondi ma anche per spingere con l'esempio le persone ad attivarsi concretamente per risolvere gravi questioni sociali e ambientali che possono condizionare il nostro futuro, tentando di spingere le persone oltre le zone di comfort in cui tendono ad adagiarsi.
Per saperne di più su questo incredibile e sensibile atleta vai al suo sito>> e guarda questo filmato>>

Kröger, un grande gruppo della GDO americana, ha indetto, per il terzo anno consecutivo, un concorso on line: Design a Reusable Bag (luglio '10)

Per il terzo anno è stato indetto da Kröger, uno dei più grandi gruppi della Grande Distribuzione Organizzata americana un concorso on line, Design a Reusable Bag che premia il miglior motivo di design da riprodurre su una borsa. Sono stati 38.000 i disegni partecipanti all'edizione 2010 presentati da cittadini residenti in america che si sono registrati e hanno inviato il proprio elaborato tra aprile e maggio al sito Design a Reusable Bag.
I disegni sono stati votati dal pubblico on line e una giuria interna di Kröger ha scelto tra i disegni più votati 10 finalisti che sono stati resi noti ad inizio luglio.
Il vincitore del concorso ha ricevuto un buono spesa pari a 1000 $ spendibile nei punti vendita del gruppo e la possibilità di avere il disegno impresso sulla linea di borse in vendita durante l'anno in corso. Agli altri nove finalisti sono stati assegnati buoni spesa da 250$ e 100$ mentre tutti i partecipanti potranno ritirare una borsa riutilizzabile in omaggio.
Ecco le immagini riferite ai dieci lavori finalisti>>
Kröger ha venduto nel 2009 7 milioni di borse riutilizzabili e si propone di ripetere questo risultato anche nel 2010. Sulla base di una cifra stimata di sacchetti evitati annualmente che nel 2009 è stata pari a 200 milioni l'obiettivo del gruppo è di arrivare al più presto a raggiungere il miliardo di sacchetti risparmiati attraverso la vendita di borse riutilizzabili e programmi finalizzati ad una riduzione del monouso.
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Sul sito di Design a Reusable Bag è attivo un contatore che indica la quantità di sacchetti evitati dal gruppo giornalmente. Il conteggio è basato sulla media giornaliera di borse riutilizzabili vendute dai punti vendita ogni giorno (circa 12.950 pezzi) e la stima di quanti sacchetti possono essere risparmiati utilizzando una borsa per tutto il suo ciclo di vita (circa 1000).
Tra i programmi attivi di Kroger a favore dell'ambiente raccolti nel Rapporto di Sostenibilità 2010 troviamo un efficace programma lanciato a fine 2007 Bag2Bag e tuttora attivo che ha raccolto nel 2099 11.000 tonnellate di plastica che sono state riconvertite in altri sacchetti e in materiali per l'edilizia come mattoni e laminati.
I clienti trovano ben visibili in tutti i punti vendita del gruppo appositi contenitori in cui possono depositare sacchetti di plastica (di tutte le provenienze), pellicole e gli altri involucri in plastica come gli involucri utilizzati dalle tintorie da destinare al riciclo.
Kröger è uno dei più grandi gruppi della GDO americana con sede a Cincinnati, Ohio, ed è presente in 31 stati americani con più di 326.000 soci che gestiscono 2.481 supermercati e grandi magazzini. Appartengono al gruppo oltre alla catena Kröger altri marchi come Ralphs, Fred Meyer, Food 4 Less, Fry's, King Soopers, Smith, Dillons, QFC, ecc . Senza contare una catena di negozi convenzionati Convenience Store con 771 punti vendita, 385 negozi di gioielli, 40 impianti di trasformazione alimentare ed altro ancora.

Sacchetti in plastica pericolo letale anche per i cammelli. Parte una campagna in Siria per ridurne il consumo (luglio '10)

In un paese, la Siria, dove i sacchetti ricoprono strade, autostrade, sentieri, parchi e giardini e dove la metà della popolazione dei cammelli muore a causa dell'ingestione di plastica è ora in programma da parte del Ministero all'Ambiente una campagna per affrontare questa situazione estremamente critica. La Siria andrebbe a seguire altri paesi del Medio Oriente, come il Libano e gli Emirati Arabi che stanno tentando di ridurne il consumo tra la popolazione.
Il primo atto della campagna "No ai sacchetti di nylon" si è svolto con la distribuzione a fine giugno migliaia di sacchetti di carta e borse riutilizzabili nei mercati e nei centri commerciali. Si è tentato di incoraggiare l'adozione e l'utilizzo multiplo dei sacchetti in carta che sono usciti dalla circolazione da quando è arrivata la plastica. La seconda fase della campagna, in collaborazione con il ministero delle finanze, prevede l'applicazione di una tassa sui sacchetti di plastica per disincentivare la distribuzione tra i commercianti che attualmente dispensano ai clienti abbondanti quantità di sacchetti gratuiti ai clienti.
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Secondo i dati forniti dal Ministero all'Ambiente il consumo di sacchetti, solamente a Damasco e dintorni, ammonterebbe a 15 milioni di sacchetti al giorno, le associazioni ambientaliste sostengono invece che il numero reale è di molto superiore.
Il ministro dell'Ambiente, Kawkab al-Daieh, è impegnato nel tentativo di ridurre il consumo di buste di plastica dallo scorso agosto senza grandi risultati. Va ricordato che l'istituzione di un Ministero per l'Ambiente in Siria è una realtà come entità indipendente, solamente dall'aprile 2009.
Considerando che l'interesse del governo siriano per l'ambiente è in una fase iniziale il cammino da percorrere è davvero ancora lungo. Il ministro confida nell'aiuto offerto dalle associazioni della società civile e delle ONG locali per riuscire attraverso questa campagna di riduzione dei sacchetti a sensibilizzare la popolazione più rapidamente possibile.
E' noto sin dal 1997 che il 50% dei cammelli muoia nelle regioni desertiche a causa dell'ingestione di plastica come a Falaj Mualla.
Il Dott. Ulrich Wernery, Direttore scientifico al Central Veterinary Research Laboratory di Dubai
racconta che giornalmente le autopsie effettuate su carcasse di cammelli rilevano la presenza negli intestini degli animali di pietre di plastica che arrivano a pesare anche 60 kg l'una.
Si tratta di sacchetti e cordami di plastica che dopo essere state ingeriti e masticati dagli animali si calcificano, queste pietre sono quello che rimane nell'ambiente una volta che le carcasse dei cammelli si sono decomposte.
Ulrich Wernery si trova da 20 anni negli emirati arabi e dichiara che è necessario mettere una fine a questa forma di “inquinamento fatale” che colpisce le zone deserte e che peggiora inesorabilmente anno dopo anno. Racconta il Dott. Wernery “Nel 2008 visitando un campo nella zona nord dell'emirato di Ras Al Khaimah sono rimasto scioccato nel trovare oltre 30 carcasse di cammelli morti a causa della plastica seppelliti dai propietari, l'ho battezzata la valle della morte”.

Hong Kong riduce in i sacchetti (luglio '10)

L'uso dei sacchetti di plastica ad Hong Kong si è drasticamente ridotto negli ultimi 12 mesi di quasi il 90 per cento grazie all'applicazione di una tassa introdotta tramite un'ordinanza di governo chiamata “Product Eco-responsibility Ordinance”.
L'ordinanza è stata preceduta da lanci gratuiti di borse riutilizzabili ai cittadini meno abbienti, punti informativi di sensibilizzazione presso i centri commerciali e l'indizione di un concorso rivolto alle scuole “My dream shopping bag” in cui sono stati premiati i migliori disegni e motivi dipinti dagli studenti su borse di tela.
L'uso indiscriminato di sacchetti di plastica è sempre stato uno dei principali problemi nella gestione dei rifiuti a Hong Kong. Nel 2009 si registrava un consumo medio di oltre quattro sacchetti buttati via per abitante al giorno, per un totale di 30 milioni di sacchetti di plastica, che rappresentano circa il 6 per cento delle 17.500 tonnellate di rifiuti giornalieri inviati in discarica.
La tassa introdotta nel 2009 ammonta a 50 cent locali che corrispondono a circa 7 centesimi di dollaro americano e viene applicata da circa 3.000 punti vendita di catene del settore alimentare e della salute e della cosmetica.

Porta la Sporta anche a Monsano (luglio '10)

monsanoAnche a Monsano AN parte una sensibilizzazione diretta ai monsanesi per indurli a sostituire i sacchetti monouso con la sporta. Nei prossimi giorni verranno distribuite ai cittadini con la collaborazione dei commercianti del centro storico delle capienti e colorate shopping bags.
Realizzate artigianalmente dalle detenute del Carcere di Borgo San Nicola (LE), riciclando tessuti di scarto, multicolori e tutti di qualità e distribuite dalla cooperativa "Made in Carcere".
Questo progetto è risultato a “costo zero” per l’Amministrazione comunale e i cittadini; in quanto la cifra impiegata per l’acquisto delle borse deriva dal “premio” erogato al Comune di Monsano dalla Regione Marche per i lusinghieri risultati in termini di percentuale di raccolta differenziata raggiunti con il sistema “porta a porta” spinto.
Tale cifra è stata anche impiegata per l’acquisto dei kit di pannolini lavabili distribuiti ai bambini nati nel 2008 e 2009, e a tutti i nuovi nati.
Queste iniziative dell'Amministrazione Comunale fanno parte di una serie di misure e progetti volti a diffondere e aumentare la sensibilità dei cittadini verso una riduzione della produzione dei rifiuti, che vanno nella direzione di una “strategia Rifiuti Zero”, a cui il Comune di Monsano intende aderire.

 

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maggio 2010 : intervista a Roberto Cavallo

Approvato il decreto che recepisce la Direttiva UE sui rifiuti >>

 

 

 

 

 

gennaio 2010 : editoriale di Roberto Cavallo

Sarebbe facile invertire la rotta >>

 

 

 

 

 

luglio 2009 : intervista a Roberto Cavallo

Abbiamo chiesto un parere su:

Nuova direttiva europea in materia gestione rifiuti, imballaggi e green economy

 

 

 

 

 

 

maggio 2009 : intervista a Roberto Cavallo

Abbiamo chiesto un parere su:

Eliminazione dei sacchetti non biodegradabili, e l'Italia a che punto è ?

 

 

 

 

 

 

maggio 2009 : intervista a Attilio Tornavacca

Direttore di ESPER (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti), ci ha rilasciato un' intervista su:

Imballaggi : in Italia il consumo procapite più alto d' Europa


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