sacchetti di plastica consumati quest'anno:
 
download di firefoxottimizzato per Mozilla Firefox
 (clicca sull'icona per il download)

Perchè?

Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?
Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato “gratuitamente“ ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo!
- Costituisce un’inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili, deriva dal petrolio
- Deturpa e inquina per centinaia di anni ogni luogo del pianeta
- Per opera di agenti naturali e attraverso scarichi e corsi d’acqua raggiunge mari e oceani dove diventa un serial killer.
I sacchetti uccidono ogni anno oltre centomila esseri viventi: mammiferi marini, tartarughe, uccelli,... che li inghiottono scambiandoli per cibo o che vi rimangono intrappolati morendo per fame o asfissia.
ORA LO SAI, PARTI DA QUESTO PICCOLO GESTO PER MODIFICARE STILI DI VITA INSOSTENIBILI, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA E RIFIUTA "L'USA E GETTA"!

fai come noi:porta la sporta
iniziative individuali singoli iniziative collettive collettività iniziative per le scuole scuole

INIZIATIVE IN PARTENZA SUL TERRITORIO

Primo Piano

Stop ai sacchetti di Plastica da Legambiente (luglio '10)

firma la petizioneIn occasione di Puliamo il Mondo, la piu' partecipata e coinvolgente iniziativa di volontariato ambientale, Legambiente lancia la petizione Stop ai sacchetti di plastica per dire basta all'"inquinamento bianco" dovuto alla dispersione nell'ambiente di miliardi di sacchetti di plastica. Per chiedere al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo di non prorogare ancora una volta il divieto alla commercializzazione delle borse in plastica, gia' previsto a partire dal 1° gennaio 2010 secondo l'articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e poi prorogato di un anno.
La petizione si rivolge ai cittadini e agli esercizi commerciali perche' trovino nuove soluzioni e chiede al ministro dell'Ambiente di ''impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010''.
Evitare per un anno i sacchetti di plastica (un italiano in media ne consuma 250) oltre a non contribuire ad uno spreco di risorse permette una riduzione pro capite di 8 chili di CO2.
Per firmare la petizione Stop ai sacchetti di plastica vai al sito dell'iniziativa oppure utilizza il modulo cartaceo per la raccolta firme, da spedire poi a Fondazione Legambiente Innovazione – Via Vida 7 – 20127 Milano – tel. 0245475777 – fax 0245475776 - shopper@legambiente.org

Tom Jones, una tavola da surf e 2778 chilometri da percorrere in 90 giorni per un oceano senza plastica (luglio '10)

tom jonesTom Jones, californiano atleta estremo e campione del mondo di Thai Boxe si sta cimentando in una prova di forza e di resistenza per sensibilizzare l'opinione pubblica sul grave impatto ambientale, e conseguenti rischi sulla salute dell'uomo e della fauna, causato dall'uso improprio ed eccessivo della plastica che si è perpetrato negli ultimi decenni.
Si tratta di Paddle 2010>> un'impresa che permetterà a Jones di raccogliere 500 mila dollari per sostenere il progetto Plasticfree Ocean che si occupa proprio di informare l'opinione pubblica sull'inquinamento pervasivo che la plastica arreca a mari e oceani e quali misure è possibile adottare per limitare il danno.
Jones è partito il 16 maggio da Key West, in Florida, alla volta di Battery Park, NY, remando in piedi su una tavola da surf chiamata Sup (acronimo di Stand Up Paddle surf che riprende un’antica tecnica hawaiana).
L'arrivo è previsto 90 giorni dopo, presumibilmente per il 12 agosto 2010.
Jones ha già compiuto nel 2007 una simile iniziativa di sensibilizzazione chiamata Paddle California Challenge percorrendo con la stessa tecnica tutta la costa californiana per 2300 chilometri conquistando il record mondiale. Con questa nuova impresa Jones intende superare il proprio record cimentandosi a coprire, questa volta, con tappe giornaliere di 37 chilometri, una distanza complessiva di 2778 chilometri.
Oltre allo sforzo sportivo giornaliero, Jones, da maggio, sta prendendo anche parte ai numerosi eventi previsti nelle località di approdo lungo tutto il percorso.
segue >>
Questa sfida richiama un'altra impresa compiuta nel 2000 da Tom, una maratona di 120 giorni da Huntington California a New York che prevedeva una rigida tabella di marcia per cui , indipendentemente dalle condizioni del terreno e del clima, Jones doveva percorrere una distanza giornaliera di 42 chilometri. Anzi i giorni consecutivi sono stati ben 121 giorni, perché arrivato a NY, ha ancora preso parte alla maratona di di questa città, in corso, completandola in meno di quattro ore: uno scherzetto da ragazzi per uno come lui!
Ma chi è Tom Jones? E' stato per sette volte campione professionista di Muay Thai, noto anche come Thai Boxe o Boxe Tailandese, guadagnando per due volte il titolo mondiale e per 3 volte quello USA. E' considerato un "atleta estremo” anche se coloro che seguono le sue prestazioni negli anni ritengono che l'aggettivo "estremo" usato per Tom risulti riduttivo.
Ma Jones non si è impegnato solamente a favore dell'ambiente: è stato altrettanto attivo nella raccolta fondi per progetti che affrontano problematiche di disagio giovanile e di abuso infantile. Tom Jones, anch'egli vittima di abusi infantili, affronta imprese e sforzi estremi non solamente per attirare l'attenzione e raccogliere fondi ma anche per spingere con l'esempio le persone ad attivarsi concretamente per risolvere gravi questioni sociali e ambientali che possono condizionare il nostro futuro, tentando di spingere le persone oltre le zone di comfort in cui tendono ad adagiarsi.
Per saperne di più su questo incredibile e sensibile atleta vai al suo sito>> e guarda questo filmato>>

Plastiki atteso a Sydney dopo quattro mesi di traversata (luglio '10)

plastikiE' previsto per domenica 25 luglio l'arrivo nel porto di Sydney del Plastiki e del suo equipaggio inglese costituito da 6 uomini.Il catamarano salpato da San Francisco California alla volta dell'Australia quattro mesi fa ha passato indenne tempeste e onde altissime attraversando l'oceano Pacifico e il suo Great Garbage Pacht.
Il Plastiki, un catamarano di 18 metri costruito con 12.500 bottiglie di plastica pressurizzate e tenute insieme da una colla organica a base di canna da zucchero e con materiale per lo più di scarto o riciclato è riuscito a compiere un percorso di oltre diecimila miglia con tappe organizzate nelle isole Kiribati, in Samoa Occidentale e Nuova Caledonia per incontrare la popolazione locale . Obiettivo di questa spedizione ideata David De Rothschild, trentunenne rampollo dell'omonima famiglia di banchieri, è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sullo scarico indiscriminato di rifiuti che avviene negli oceani. Per rendere questo progetto altamente sostenibile sono stati interpellati nella costruzione di questo catamarano ingegneri ed architetti navali. L'albero è costituito da una vecchia tubatura per l'acqua in alluminio mentre la vela è realizzata con plastica riciclata. La fornitura dell'elettricità necessaria è garantita da pannelli solari una turbina a vento e generatori a pedale. Sul ponte c'è una serra in miniatura per produrre cibo e una compost toilette sistemata sotto.
segue >>
De Rothschild ha avuto l'idea del 'Plastiki' quattro anni fa dopo aver letto un rapporto delle Nazioni Unite sulla piaga globale dell'inquinamento marino per evidenziare il gravissimo impatto causato dalle tonnellate di plastica che sotto forma di imballaggio o contenitori per alimenti e bevande si riversano senza sosta negli oceani.
Lungo il tragitto, il Plastiki ha navigato attraverso il Great Pacific Garbage Patch il continente di plastica, un tappeto galleggiante di rifiuti dove con il tempo, la plastica che si è disintegrata lentamente è presente in tutte le dimensioni possibili sino ad arrivare a scomporsi in micro particelle simili a zooplancton che vengono consumate dai pesci.
De Rothschild, ha dichiarato: "La situazione è tragica, dall'alto l'oceano sembra ancora bello e incontaminato, ma appena sotto la superficie si vedono queste particelle tossiche che potrebbero presto finire nei nostri piatti per cena. Non si tratta solamente di isole galleggianti di spazzatura, ma di una zuppa velenosa che ruota vorticosamente.
Dobbiamo fermare l'utilizzo sconsiderato della plastica “usa e getta” contenitori per l'asporto di cibi, bottiglie, sacchetti che usiamo per pochi minuti e che durano per sempre.
Il Plastiki ci dimostra che la spazzatura dovrebbe essere considerata come una risorsa preziosa”.

Kröger, un grande gruppo della GDO americana, ha indetto, per il terzo anno consecutivo, un concorso on line: Design a Reusable Bag (luglio '10)

Per il terzo anno è stato indetto da Kröger, uno dei più grandi gruppi della Grande Distribuzione Organizzata americana un concorso on line, Design a Reusable Bag che premia il miglior motivo di design da riprodurre su una borsa. Sono stati 38.000 i disegni partecipanti all'edizione 2010 presentati da cittadini residenti in america che si sono registrati e hanno inviato il proprio elaborato tra aprile e maggio al sito Design a Reusable Bag.
I disegni sono stati votati dal pubblico on line e una giuria interna di Kröger ha scelto tra i disegni più votati 10 finalisti che sono stati resi noti ad inizio luglio.
Il vincitore del concorso ha ricevuto un buono spesa pari a 1000 $ spendibile nei punti vendita del gruppo e la possibilità di avere il disegno impresso sulla linea di borse in vendita durante l'anno in corso. Agli altri nove finalisti sono stati assegnati buoni spesa da 250$ e 100$ mentre tutti i partecipanti potranno ritirare una borsa riutilizzabile in omaggio.
Ecco le immagini riferite ai dieci lavori finalisti>>
Kröger ha venduto nel 2009 7 milioni di borse riutilizzabili e si propone di ripetere questo risultato anche nel 2010. Sulla base di una cifra stimata di sacchetti evitati annualmente che nel 2009 è stata pari a 200 milioni l'obiettivo del gruppo è di arrivare al più presto a raggiungere il miliardo di sacchetti risparmiati attraverso la vendita di borse riutilizzabili e programmi finalizzati ad una riduzione del monouso.
segue >>
Sul sito di Design a Reusable Bag è attivo un contatore che indica la quantità di sacchetti evitati dal gruppo giornalmente. Il conteggio è basato sulla media giornaliera di borse riutilizzabili vendute dai punti vendita ogni giorno (circa 12.950 pezzi) e la stima di quanti sacchetti possono essere risparmiati utilizzando una borsa per tutto il suo ciclo di vita (circa 1000).
Tra i programmi attivi di Kroger a favore dell'ambiente raccolti nel Rapporto di Sostenibilità 2010 troviamo un efficace programma lanciato a fine 2007 Bag2Bag e tuttora attivo che ha raccolto nel 2099 11.000 tonnellate di plastica che sono state riconvertite in altri sacchetti e in materiali per l'edilizia come mattoni e laminati.
I clienti trovano ben visibili in tutti i punti vendita del gruppo appositi contenitori in cui possono depositare sacchetti di plastica (di tutte le provenienze), pellicole e gli altri involucri in plastica come gli involucri utilizzati dalle tintorie da destinare al riciclo.
Kröger è uno dei più grandi gruppi della GDO americana con sede a Cincinnati, Ohio, ed è presente in 31 stati americani con più di 326.000 soci che gestiscono 2.481 supermercati e grandi magazzini. Appartengono al gruppo oltre alla catena Kröger altri marchi come Ralphs, Fred Meyer, Food 4 Less, Fry's, King Soopers, Smith, Dillons, QFC, ecc . Senza contare una catena di negozi convenzionati Convenience Store con 771 punti vendita, 385 negozi di gioielli, 40 impianti di trasformazione alimentare ed altro ancora.

Sacchetti in plastica pericolo letale anche per i cammelli. Parte una campagna in Siria per ridurne il consumo (luglio '10)

In un paese, la Siria, dove i sacchetti ricoprono strade, autostrade, sentieri, parchi e giardini e dove la metà della popolazione dei cammelli muore a causa dell'ingestione di plastica è ora in programma da parte del Ministero all'Ambiente una campagna per affrontare questa situazione estremamente critica. La Siria andrebbe a seguire altri paesi del Medio Oriente, come il Libano e gli Emirati Arabi che stanno tentando di ridurne il consumo tra la popolazione.
Il primo atto della campagna "No ai sacchetti di nylon" si è svolto con la distribuzione a fine giugno migliaia di sacchetti di carta e borse riutilizzabili nei mercati e nei centri commerciali. Si è tentato di incoraggiare l'adozione e l'utilizzo multiplo dei sacchetti in carta che sono usciti dalla circolazione da quando è arrivata la plastica. La seconda fase della campagna, in collaborazione con il ministero delle finanze, prevede l'applicazione di una tassa sui sacchetti di plastica per disincentivare la distribuzione tra i commercianti che attualmente dispensano ai clienti abbondanti quantità di sacchetti gratuiti ai clienti.
segue >>
Secondo i dati forniti dal Ministero all'Ambiente il consumo di sacchetti, solamente a Damasco e dintorni, ammonterebbe a 15 milioni di sacchetti al giorno, le associazioni ambientaliste sostengono invece che il numero reale è di molto superiore.
Il ministro dell'Ambiente, Kawkab al-Daieh, è impegnato nel tentativo di ridurre il consumo di buste di plastica dallo scorso agosto senza grandi risultati. Va ricordato che l'istituzione di un Ministero per l'Ambiente in Siria è una realtà come entità indipendente, solamente dall'aprile 2009.
Considerando che l'interesse del governo siriano per l'ambiente è in una fase iniziale il cammino da percorrere è davvero ancora lungo. Il ministro confida nell'aiuto offerto dalle associazioni della società civile e delle ONG locali per riuscire attraverso questa campagna di riduzione dei sacchetti a sensibilizzare la popolazione più rapidamente possibile.
E' noto sin dal 1997 che il 50% dei cammelli muoia nelle regioni desertiche a causa dell'ingestione di plastica come a Falaj Mualla.
Il Dott. Ulrich Wernery, Direttore scientifico al Central Veterinary Research Laboratory di Dubai
racconta che giornalmente le autopsie effettuate su carcasse di cammelli rilevano la presenza negli intestini degli animali di pietre di plastica che arrivano a pesare anche 60 kg l'una.
Si tratta di sacchetti e cordami di plastica che dopo essere state ingeriti e masticati dagli animali si calcificano, queste pietre sono quello che rimane nell'ambiente una volta che le carcasse dei cammelli si sono decomposte.
Ulrich Wernery si trova da 20 anni negli emirati arabi e dichiara che è necessario mettere una fine a questa forma di “inquinamento fatale” che colpisce le zone deserte e che peggiora inesorabilmente anno dopo anno. Racconta il Dott. Wernery “Nel 2008 visitando un campo nella zona nord dell'emirato di Ras Al Khaimah sono rimasto scioccato nel trovare oltre 30 carcasse di cammelli morti a causa della plastica seppelliti dai propietari, l'ho battezzata la valle della morte”.

Hong Kong riduce in i sacchetti (luglio '10)

L'uso dei sacchetti di plastica ad Hong Kong si è drasticamente ridotto negli ultimi 12 mesi di quasi il 90 per cento grazie all'applicazione di una tassa introdotta tramite un'ordinanza di governo chiamata “Product Eco-responsibility Ordinance”.
L'ordinanza è stata preceduta da lanci gratuiti di borse riutilizzabili ai cittadini meno abbienti, punti informativi di sensibilizzazione presso i centri commerciali e l'indizione di un concorso rivolto alle scuole “My dream shopping bag” in cui sono stati premiati i migliori disegni e motivi dipinti dagli studenti su borse di tela.
L'uso indiscriminato di sacchetti di plastica è sempre stato uno dei principali problemi nella gestione dei rifiuti a Hong Kong. Nel 2009 si registrava un consumo medio di oltre quattro sacchetti buttati via per abitante al giorno, per un totale di 30 milioni di sacchetti di plastica, che rappresentano circa il 6 per cento delle 17.500 tonnellate di rifiuti giornalieri inviati in discarica.
La tassa introdotta nel 2009 ammonta a 50 cent locali che corrispondono a circa 7 centesimi di dollaro americano e viene applicata da circa 3.000 punti vendita di catene del settore alimentare e della salute e della cosmetica.

Porta la Sporta anche a Monsano (luglio '10)

monsanoAnche a Monsano AN parte una sensibilizzazione diretta ai monsanesi per indurli a sostituire i sacchetti monouso con la sporta. Nei prossimi giorni verranno distribuite ai cittadini con la collaborazione dei commercianti del centro storico delle capienti e colorate shopping bags.
Realizzate artigianalmente dalle detenute del Carcere di Borgo San Nicola (LE), riciclando tessuti di scarto, multicolori e tutti di qualità e distribuite dalla cooperativa "Made in Carcere".
Questo progetto è risultato a “costo zero” per l’Amministrazione comunale e i cittadini; in quanto la cifra impiegata per l’acquisto delle borse deriva dal “premio” erogato al Comune di Monsano dalla Regione Marche per i lusinghieri risultati in termini di percentuale di raccolta differenziata raggiunti con il sistema “porta a porta” spinto.
Tale cifra è stata anche impiegata per l’acquisto dei kit di pannolini lavabili distribuiti ai bambini nati nel 2008 e 2009, e a tutti i nuovi nati.
Queste iniziative dell'Amministrazione Comunale fanno parte di una serie di misure e progetti volti a diffondere e aumentare la sensibilità dei cittadini verso una riduzione della produzione dei rifiuti, che vanno nella direzione di una “strategia Rifiuti Zero”, a cui il Comune di Monsano intende aderire.

La storia delle cose di Annie Leonard (giugno '10)

Annie LeonardAnnie Leonard è l’autrice di un documentario dal titolo The Story of Stuff, La storia delle cose, uscito nel 2007 e diffuso via internet, dove, con l'utilizzo di disegni animati, vengono spiegate le conseguenze del nostro modello di consumo.
Dieci milioni di persone hanno visto il video a cui ora si aggiunge, in inglese, l'omonimo libro.

I computers sono ok ma perché devono contenere neurotossine?
Intervista a Annie Leonard di Laura Sevier – The Ecologist

Parliamo con Annie Leonard, autrice del filmato e dell'omonimo libro The Story of Stuff - La storia delle cose, di vietare la pubblicità per i bambini, di responsabilità estesa dei produttori sul fine vita dei loro prodotti e di un cambio di modelli di valori.

Laura Sevier: Come possiamo conciliare la necessità di possedere alcuni oggetti come computer, frigoriferi, e così via, con il conseguente impatto ambientale?

Annie Leonard: Io non sono contro gli oggetti, le cose che possediamo, in realtà io sono a favore. Vorrei infatti che tutti nutrissimo più rispetto e apprezzamento per le nostre cose al punto che diventassero sicure e durevoli. Sono invece contro tutti quegli oggetti che inondano il pianeta di rifiuti avvelenandoci e quando le persone confondono il possesso delle cose con la propria autostima.
I computer sono indispensabili per comunicare, avere accesso all'informazione, all'arte. Ma devono per forza contenere anche sostanze tossiche? Devono per forza distruggere la fauna selvatica e intere comunità in Congo? Durare soltanto un paio di anni e non poter essere aggiornati, implementati, e riciclati senza che per essere smaltiti debbano essere spediti in Cina avvelenando altre persone?
Il problema risiede nel fatto che abbiamo troppe cose, che queste cose contengono sostanze tossiche e che non le condividiamo in modo ottimale. Sono assolutamente convinta, avendo passato moltissimo tempo a leggere di sviluppo tecnologico, che non vi è nessun ostacolo reale nell'avere, ad esempio, computer che durino nel tempo, liberi da sostanze tossiche e che vengano più equamente condivisi tra le persone.

segue >>
LS: La pubblicità ha una grande influenza su ciò che compriamo e desideriamo. Come possiamo affrontare questa evidenza?

AL: Le persone non vengono influenzate perché stupide, o perché crediamo a tutto, ma per il fatto che prima o poi si diventa inesorabilmente vittime del martellamento continuo dei messaggi.
Una delle cose che più mi piacerebbe vedere è una restrizione della pubblicità, in particolare quando è diretta ai bambini. Negli Stati Uniti è implacabile. Trovo semplicemente scandaloso indottrinare bambini o ragazzi che non hanno ancora sviluppato sufficientemente il pensiero critico per capire che dietro alla pubblicità c'è un'azienda che vuole avere i tuoi soldi. Dobbiamo assolutamente vietare la pubblicità rivolta ai bambini e imporle dei limiti.
Dovremmo avere anche un marketing più onesto. Quando ero ragazzina gli spot erano utilizzati per comunicare una serie di informazioni sul prodotto reale. Oggigiorno la pubblicità di tanti prodotti consiste in un'associazione tra il prodotto e uno stile di vita, senza comunicare, ad esempio che cosa un prodotto contenga.

LS: Hai viaggiato in circa 40 paesi visitando fabbriche in cui vengono prodotti o smaltiti oggetti. Qual'è la cosa più scioccante che hai visto?

AL: Ho visto rifiuti tossici contenenti mercurio scaricati in distretti abitati da gente di colore che a causa dell'apartheid non poteva trasferirsi altrove, lavoratori in fabbriche addette al trattamento di rifiuti pericolosi, in Cina e in India, lavorare senza alcuna precauzione e protezione. Ho visto ogni genere di abuso ambientale e di violazioni dei diritti umani.
Ma la cosa più scioccante è l'inutilità di tutto questo quando sarebbe molto più facile fare le cose in modo corretto. Potremmo produrre degli oggetti più sicuri usando meno sostanze tossiche e senza avvelenare i lavoratori.
Abbiamo a disposizione tante innovazioni tecnologiche che non vengono utilizzate. Anche se la tecnologia non è l'unica soluzione: chi considera la questione solamente dal punto di vista della tecnologia perde di vista la gran parte del problema che riguarda l'equità sociale e la giustizia. Ma la tecnologia è sicuramente una parte della soluzione.

LS: Come racconti nel libro ti sei sottoposta e un esame del sangue per scoprire quali sostanze chimiche hai in corpo, come ti senti ora che conosci i risultati?

AL: Ero preparata al fatto di avere in corpo, come tutti, sostanze chimiche tossiche. Nonostante il fatto che io sia molto attenta, che non abbia in casa PVC e altre sostanze, come i ritardanti di fiamma, e che mangi solamente cibo biologico.
Tra gli esiti tuttavia ci sono state un paio di sorprese, la prima è che avevo livelli molto elevati di mercurio, per cui ho smesso di mangiare il tonno. La seconda che mi sono stati riscontrati valori inferiori rispetto alla media per tutta una serie di sostanze chimiche. Mi è stato detto dagli esperti che il motivo poteva essere il fatto che non mangio carne da anni.
Mi sono sentita molto in collera in un primo momento ma questi risultati dimostrano che non è possibile risolvere il problema a livello individuale. Questi prodotti chimici sono così diffusi, sono ovunque. Sappiamo che causano problemi agli animali ma in qualche modo vogliamo credere che non siano un pericolo anche per noi.

LS: Quali sono i maggiori ostacoli per un'eliminazione progressiva delle sostanze chimiche tossiche dai processi industriali?

AL: L'industria chimica e la ricerca dovrebbero mettere la salute umana al primo posto a partire dai piani di sviluppo industriale. Ci sono alcune interessanti esperienze di chimica verde in corso come quelle che si rifanno alla Biomimesi.
Per proteggersi da sostanze pericolose si può ridurre il rischio o tentando di limitare il tempo di esposizione alla sostanza pericolosa oppure eliminandola totalmente. Allo stato attuale è impossibile non entrare in contatto con queste sostanze in quanto presenti ovunque.
Il principale ostacolo alla soluzione di questo problema negli Stati Uniti, consiste nella posizione dominante che le imprese esercitano sul sistema politico. Se così non fosse il governo degli Stati Uniti potrebbe semplicemente chiedere alle industrie chimiche di eliminare le sostanze pericolose.
In Europa fate di meglio, una direttiva dell'Unione europea sui cosmetici ha bandito oltre un migliaio di sostanze chimiche tossiche dai prodotti per la cura personale che sono invece ancora utilizzate dalla nostra industria.
Se avessimo una vera democrazia nessuno sarebbe a favore di prodotti pieni di sostanze chimiche dannose. Purtroppo è davvero difficile ottenere dal governo qualsiasi legge di tutela ambientale e di salute pubblica.

LS: Come si può passare da una cultura improntata all'usa e getta ad una cultura rifiuti zero che privilegia prodotti durevoli e sicuri?

AL: Questa è la parte più esaltante, ci sono tanti modi per farlo! Una delle modalità è di agire dando priorità assoluta alla salute umana e bandendo quindi le sostanze chimiche che possono metterla in pericolo.
Definire che la salute umana e dell'ambiente sono l'obiettivo prioritario da perseguire e che l'industria deve concorrere al raggiungimento di questo obiettivo rappresenta un radicale cambio di modelli di valore.
Un' altro punto è che in questo momento l'unico metro che usiamo per misurare il benessere di unan nazione è il PIL. E' semplicemente folle! Dovremmo invece fare riferimento ad altri indicatori come lo stato della salute pubblica, il livello di alfabetizzazione e la qualità dell'acqua e dell'aria.
Abbiamo bisogno di un diverso sistema di misurazione per definire il livello di benessere.
Un' altro aspetto che mi piacerebbe vedere di più in America è l'applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore, che si sta sviluppando in Europa, dove le aziende saranno considerate responsabili di tutto il ciclo di vita dei loro prodotti. Quindi, facendo un esempio, quando un produttore, abbastanza stupido da mettere due chili di piombo in un modello di computer, dovrà occuparsi di sostenere i costi del suo smaltimento, forse troverà a quel punto la motivazione per sviluppare alternative meno impattanti.

LS: Possono le nostre azioni personali fare la differenza quando ciò che servirebbe sono grandi e radicali cambiamenti a livello di politica?

AL: Io sono critica verso le liste come “dieci semplici cose che potete fare...” per un paio di motivi. Il primo è che queste azioni non creano un cambiamento politico. Ovviamente si deve riciclare, andare in bicicletta e così via. Ma questi atti non sono azioni politiche quanto piuttosto una gestione responsabile della casa e fanno parte dell'essere un adulto “funzionante”. Il pericolo rimane nascosto quando le persone pensano di costruire il cambiamento riciclando. Le decisioni prese dall'industria annullano totalmente tutte quelle azioni individuali. Questo non significa che non si debba compierle ma che non deve essere l'unico modo in cui esaurire tutte le nostre energie.

LS: Come possiamo contrastare il razzismo ambientale?

AL: Lo smaltimento dei rifiuti pericolosi avviene verso quei luoghi dove si incontrano minori resistenze e cioè verso comunità che non dispongono di sufficienti risorse economiche politiche e culturali per contrastarne l'arrivo. Negli Stati Uniti questo significa che i nostri inceneritori e i nostri rifiuti finiscono vicino a comunità povere o di colore e spesso all'estero.
La soluzione è racchiusa nella fase di progettazione: realizzare prodotti sicuri che siano riparabili, aggiornabili o implementabili. Quando arriva poi il momento di smaltire i prodotti bisogna farlo in modo sicuro senza trasferire i nostri rifiuti verso altre comunità. La responsabilità estesa del produttore (EPR) è un grande strumento per cambiare questo stato di cose.

LS: Che cosa ne pensa degli inceneritori che si definiscono “impianti di energia dai rifiuti” e che dichiarano di utilizzare le tecniche più efficaci come la gassificazione?

AL: Io sono totalmente contro tutti gli inceneritori. E' vero che gli inceneritori moderni sono più efficienti di quelli precedenti, ma se si va sul sito di GAIA- Global Anti Incineration Alliance si potrà leggere una critica alla gassificazione e alle ultime tecnologie.
L'incenerimento non potrà mai essere considerato una tecnologia verde: in parte a causa delle emissioni, in parte perché, per bruciare, vengono impiegate incredibili quantità di denaro che potrebbero essere investite per costruire un percorso a rifiuti zero. Perseguire l'incenerimento come soluzione al problema dei rifiuti è la cosa più semplice per i politici perché permette loro di non dover pensare ad altro, di non dover spingere l'industria a produrre in modo sostenibile e con tecnologia verde. E' infatti sufficiente costruire una gigantesca macchina e buttarci dentro la roba, tanto chi paga siamo tutti noi in termini di salute e di sostenibilità ambientale. Sono davvero terribili!

Laura Sevier – The Ecologist 15 giugno 2010

La crisi della pesca europea: 2012 un'occasione per cambiare (giugno '10)

FIRMA LA PETIZIONE di OCEAN2012 per trasformare la pesca europea>>
firma la petizione

La riforma del 2012 della Politica Comune della Pesca è un’occasione per adottare una nuova politica che possa eliminare la pesca eccessiva, mettere fine a pratiche di pesca distruttive e consentire un utilizzo equo di abbondanti stock ittici. Decenni di pesca intensiva nelle acque europee hanno portato a un preoccupante declino degli stock ittici che una volta prosperavano. Attualmente si ritiene che l’88% di tutti gli stock esaminati sia sovrasfruttato e che quasi un terzo abbia oltrepassato i limiti biologici di sicurezza. Ciò significa che il loro futuro è in pericolo.
A causa della continua pressione della pesca eccessiva, il settore ittico ha subito un calo produttivo che a sua volta ha prodotto una graduale perdita di posti di lavoro e reddito. Poiché la quantità e le dimensioni del pescato sono sempre più ridotte, sono cresciuti gli sforzi per catturarlo. Ciò spesso porta alla cattura di altre specie, a volte anche vulnerabili. La pesca eccessiva non è l’unica minaccia, poiché spesso si ricorre a tecniche di pesca dannose per l’ambiente. Fin dalla sua istituzione nel 1983, la Politica Comune della Pesca (PCP) dell’Unione Europea non è riuscita a prevenire la pesca eccessiva. È ormai indubbio che oltre 25 anni di interessi economici e politiche miopi hanno fatto piombare la pesca europea in una crisi drammatica.
L’ampia riforma della PCP offre ora l’opportunità di rendere le attività della pesca europea sostenibili da un punto di vista ambientale, economico e sociale. Tale riforma dovrebbe, da un lato mettere un freno alla pesca eccessiva e alle pratiche di pesca distruttive e dall’altro promuovere un utilizzo equo delle risorse per le generazioni future.
Obiettivo che gli Stati membri stanno perseguendo attraverso altri strumenti normativi dell’UE come, ad esempio, la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino che punta a raggiungere un buono stato dell’ambiente marino in Europa garantendo:
• che le popolazioni di pesci e molluschi restino entro limiti biologicamente sicuri;
• che tutti gli elementi della rete trofica marina siano presenti con livelli in grado di assicurare l’abbondanza a lungo termine delle specie e la conservazione della loro piena capacità riproduttiva.

Per raggiungere questi obiettivi è necessaria una radicale riforma e attuazione della PCP.
segue >>
Il peso internazionale dell’UE
L’UE ha un’influenza straordinaria sulla gestione della pesca globale, il che comporta, di conseguenza, una responsabilità notevole. La sua flotta è la terza più grande al mondo e opera in tutti gli oceani. L’UE importa quasi il 70% dei propri prodotti ittici, risultando il maggiore importatore al mondo. Inoltre fa parte di quasi tutte le organizzazioni regionali della pesca e ha quindi la possibilità di esercitare la sua influenza sia sulla gestione della pesca a livello internazionali che su quella in alto mare.
Per questo motivo, l’UE potrebbe battersi per l’adozione di pratiche sostenibili sia all’interno che all’esterno dei suoi confini. Invece i livelli di importazione e le attività di pesca condotte al di fuori delle acque comunitarie fanno sì che gli effetti della pesca eccessiva vengano esportati spesso verso lontane comunità costiere che dipendono dal pesce per l’alimentazione e per il proprio reddito.
2012 – un’ occasione per cambiare
La riforma del 2012 della Politica Comune della Pesca è un’occasione per adottare una nuova politica che possa eliminare la pesca eccessiva, mettere fine a pratiche di pesca distruttive e consentire un utilizzo equo di abbondanti stock ittici.
OCEAN2012 si impegna per una PCP che:
• recepisca la sostenibilità ambientale come principio centrale, senza il quale è impossibile raggiungere una sostenibilità sociale ed economica;
• riduca la flotta sulla base di criteri ambientali e sociali;
• preveda lo stanziamento di aiuti pubblici per agevolare la transizione a modalità di pesca più sostenibili;
• vincoli l’accesso alle risorse ittiche e agli aiuti pubblici al rispetto di criteri ambientali e sociali;
• renda i dati sulla pesca degli Stati membri accessibili al pubblico, come quelli relativi alle catture, alle flotte e all’adempimento degli obblighi;
• impegni le autorità governative a recepire i pareri scientifici.

Per saperne di più leggi il breve opuscolo informativo in versione integrale scaricabile in lingua italiana a questa pagina.

(Fonte: Trasformare la pesca europea from OCEAN2012 on Vimeo).

Plastic Planet il documentario di Werner Boote a CinemAmbiente (giugno '10)

Il 4 giugno scorso la nostra redazione ha assistito alla proiezione del documentario Plastic Planet presentato in anteprima per l'Italia al Festival di CinemAmbiente. Emozionante l'incontro e la chiaccherata fatta con Werner Boote che non conoscevamo e che, grazie a CinemAmbiente, abbiamo scoperto e apprezzato.
Werner porta avanti da ben dieci anni una ricerca e una battaglia nei confronti di un materiale: la plastica che, sin dalla sua origine, grazie alle sue caratteristiche di economicità, duttilità, trasportabilità e igiene avrebbe dovuto migliorare la nostra vita ma che ci sta presentando un conto insostenibile con un impatto sulla salute dell'ambiente e dell'uomo ormai devastante.
E' stato interessante scambiare esperienze e opinioni con Boote, diventato ormai un profondo conoscitore dell'argomento plastica. Allo stesso tempo è stato incoraggiante apprendere che Plastic Planet, in Austria, Germania, Svizzera, sta avendo una buona diffusione permettendo a cittadini e istituzioni di informarsi e di poter passare all'azione, anche verso la comunità europea.
Per l'Italia non ci sono ancora accordi in corso per una distribuzione commerciale del documentario e per il momento le possibilità per poterlo vedere saranno gli appuntamenti di CineamAmbiente Tour, da tener d'occhio, e CinemAmbiente TV, un pacchetto di documentari in abbonamento per il circuito scolastico.
segue >>
Anche Plastic Planet, insieme a tanta evidenza già a nostra disposizione, ci trasmette il messaggio che, a livello globale, è arrivato il momento di riconsiderare l'uso e le applicazioni della plastica radicalmente, e a partire dal suo utilizzo “uso e getta”: come imballaggio, contenitore ma anche in veste di prodotti che usiamo per poco tempo come spazzolini da denti, rasoi, ecc.
“Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?”è la domanda chiave della nostra campagna, ma è altrettanto logico allargare il discorso chiedendosi successivamente perché usare per pochi giorni o mesi oggetti in plastica che possono durare, inquinando per centinaia di anni.
La plastica diventa un problema sicuramente dal momento in cui la si butta (e questo indipendentemente dalla modalità di smaltimento dalla discarica all'incenerimento) ma, purtroppo, come le cronache hanno dovuto più volte riportare e come Plastic Planet ci documenta, spesso la nocività di questo materiale può concretizzarsi anche prima, a partire dall'estrazione del petrolio da cui deriva o lungo le successive fasi di produzione e utilizzo.
Anche il riciclo, pur rappresentando la migliore opzione per la plastica già prodotta e che deve essere smaltita significa costi e impatti ambientali non indifferenti.
Dobbiamo pertanto chiedere a gran voce, come cittadini del mondo, a governi e industria, che siano messe a disposizione delle alternative che ci permettano di evitare la plastica dove possibile, e, soprattutto, che vengano immediatamente escluse dalla fabbricazione dei prodotti in commercio tutte quelle sostanze già provate come nocive che vengono ancora, nonostante tutto, aggiunte alla plastica durante la lavorazione per migliorarne aspetto e prestazioni.
A partire da questo incontro resteremo in collegamento con Werner Boote per scambiarci esperienze e informazioni e stabiliremo anche un contatto con il gruppo facebook di Plastic Planet.
Guarda i trailer : 1>>, 2>>, 3>>

Leggi l'articolo di Cristina Mochi sul documentario apparso sul Venerdì di Repubblica >>

Restituisci i rifiuti al mittente! Return to Offender la campagna di Surfers Against Sewage (giugno '10)

Per celebrare lo scorso 8 giugno la giornata mondiale degli oceani e per sensibilizzare sulla problematica dei rifiuti marini gli attivisti di SAS Surfers Against Sewage rendono noti i risultati della loro campagna di maggior successo attiva in Inghilterra dal 2006 “Return to Offender” , letteralmente restituisci al trasgressore inteso come chi ha causato il danno. Ogni anno sulla base della quantità di rifiuti trovati abbandonati per ogni singola marca in spiagge, coste e corsi d'acqua viene redatta una classifica chiamata The dirty dozen, ovvero la sporca dozzina.
Si tratta di una classifica delle marche produttrici dei rifiuti raccolti: bottiglie, contenitori, sacchetti, e altri imballaggi per lo più del settore alimentare responsabili del 56% del totale dei rifiuti considerati. Al primo posto si trova la Nestlè al secondo la Coca Cola e a seguire, tra le altre marche conosciute anche nel nostro paese la Kraft, Unilever, Pepsi Cola, Carlsberg e marchi della grande distribuzione come Tesco, Asda, Co-op.
Questi rifiuti a partire dai 51 pezzi per Nestlè e finendo con i 9 pezzi imputabili ad Asda, ultima classificata, sono stati rispediti ai rispettivi “ mittenti” lo scorso natale impacchettati in carta da regalo. Anche se le aziende non sono direttamente responsabili dell'abbandono dei rifiuti è giusto, ritiene SAS, sensibilizzarle sull'impatto dei loro imballaggi e chiedere la loro collaborazione a 360 gradi.
segue >>
In allegato le spedizioni contenevano infatti alcune richieste concrete da parte di SAS tra cui di prendere delle misure che riducano la quantità e l'impatto degli imballaggi immessi in commercio sull'ambiente e la fauna marina, di creare propri canali per favorire il riciclo e il riuso degli imballaggi nonché di educare i propri clienti a conferire responsabilmente e correttamente i rifiuti, collaborando e sostenendo campagne e associazioni no profit che si occupano di preservare gli habitat marini da rifiuti e inquinamento. Anche semplici cittadini vengono invitati da SAS a spedire i rifiuti raccolti alle aziende accompagnati da una lettera che si può scaricare dal sito.
Surfers Against Sewage è un movimento attivo in Inghilterra dal 1990 che si batte in difesa della qualità dell'ambiente marino minacciata dall'inquinamento causato da scarichi di acque reflue, da sostanze chimiche e da macro rifiuti con diverse campagne attive. E' stato fondato nel 1990 in Cornovaglia da un gruppo di surfisti stanchi di essere vittime di infezioni di varia natura a seguito di immersioni e da allora, in 20 anni sono state diverse le battaglie vinte e le iniziative per cui hanno ricevuto riconoscimenti e premi.
L'ultimo premio vinto the Best Marine Green Project, da parte del BBC Coast Magazine è stato loro riconosciuto per i risultati ottenuti dalla campagna Meermaid tears, Lacrime di sirena, nel fermare la dispersione nell'ambiente e l'inquinamento derivante dai granuli in plastica.
Questa azione è partita nel 2007 dopo che sono stati raccolti 10.000 granuli chiamati appunto meermaid tears in una sola spiaggia della Cornovaglia!
I granuli vengono generalmente dispersi nell'ambiente, accidentalmente o per noncuranza dagli addetti delle fabbriche che li producono, durante i vari spostamenti e trasporti. Una volta caduti sul terreno, con il concorso della pioggia e del vento finiscono in scarichi e corsi d'acqua raggiungendo così coste e mari, Non essendo biodegradabili questi granuli permangono per centinaia di anni nell'ambiente dove possono essere ingeriti poiché scambiati per cibo dagli animali marini ma anche diventare dei concentrati tossici perché la plastica in acqua assorbe in sé contaminanti e sostanze tossiche presenti in acqua. Queste sostanze si fissano al suo interno in concentrazioni sino a un milione di volte superiori a quelle presenti nelle acque. Questa campagna, non senza qualche difficoltà e rallentamento, ha convinto la British Plastics Federation (BPF) ad affrontare il problema nel 2009. Si è infatti rivelato strumento vincente la redazione di una guida con chiare indicazioni su come gestire i granuli senza dispersioni, e su come recuperarli sino all'ultima unità in caso di incidenti, presentata a tutti i produttori inglesi. La prima versione è stata redatta da SAS che ne ha verificato l'utilità con un primo produttore ed ha successivamente convinto BPF a collaborare alla stesura di quella definitiva nel 2009.
Ecco una video presentazione in inglese sul movimento e sulla sua nascita da parte di uno dei suoi fondatori, il surfista Andy Cummings.
Leggi l'articolo dedicato a SAS apparso il 13 giugno su The Guardian

 

Per saperne di più su Sylvia Earle e scaricare il testo di questo video intervento vai alla sezione filmati>>

vieni a trovarci sul nostro blog

vieni a trovarci sul nostro blog

news

- per fermare lo scorrimento delle notizie, spostare il mouse sopra la finestra bianca.
- per continuare a leggere le news, cliccare sopra il segue>>

RIUTILIZZO infinito, vera bibbia del riciclo Il Sole 24 ORE >>

David Rothschild: "Salverò gli oceani a bordo di 12mila bottiglie di plastica" LA STAMPA >>

La Spezia: Environmental Ocean Team LTD: mare e futuro, quali obiettivi? segue >>

I cinque peggiori disastri ambientali in corso segue >>

Vinci: Addio sacchetti di plastica, ecco la borsa riciclata segue >>

Allarme caldo: bere molto, ma quanto ci costa? segue >>

Una laguna del Ghana è la discarica mondiale dei rifiuti high-tech LA STAMPA >>

Abbiamo mangiato l´ultimo pesce d´Europa segue >>

Ponte alle Alpi comune riciclone 2010 LA STAMPA >>

Seravezza è un "comune riciclone" segue >>

Nigeria, un Golfo del Messico dimenticato segue >>

Dopo il disastro in Louisiana ecco le 3 piattaforme a rischio
LA STAMPA >>

L'eco economy e i suoi effetti indesiderati la Repubblica >>

L’esposizione ad agenti chimici influisce su virilità e fertilità
LA STAMPA >>

Anche Oceano Antartico inquinato da plastica segue >>

La California mette al bando i sacchetti di plastica segue >>

Mare Monstrum 2010: i 10 nemici delle coste italiane
segue >>

La IWC si chiude con una grande delusione segue >>

Biberon al Bisfenolo A.
E' necessario vietarli!
segue >>

Biocarburanti più sostenibili per l'Europa? segue >>

NO alla borsa in plastica! SI' alla borsa riutilizzabile segue >>

Livorno:«Rifiuti zero, ora il Comune si muova» segue >>

WWF: il Mediterraneo ti sta chiedendo aiuto l'Unità >>

Arriva "Porta la Sporta": via i sacchetti di plastica, sì alla tela segue >>

Castiglione in Teverina, conclusa la mostra "Naturalmente Arte" e "Ricicliamo ad Arte"
segue >>

Goletta Verde 2010: buon vento! segue >>

Pietra Ligure: convegno nazionale sulla raccolta differenziata segue >>

La Scozia presenta il Piano Zero Waste segue >>

Le nuove discariche prodotte dal bisogno di caffé in cialda segue >>

8 giugno: GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI
segue >>

Giornata mondiale dell'Ambiente: Si può fare molto anche da soli LA STAMPA >>

L’Ecoguida di Greenpeace ai prodotti elettronici: promossi e bocciati segue >>

L'anno 'ad impatto zero' di un newyorkese doc segue >>

Rifiuti: presentato a Macerata il progetto “Porta la sporta”
segue >>

"Porta la Sporta" a Taormina segue >>

La raccolta differenziata e l’ambiente : testa a testa tra Apple e Nokia segue >>

A Domodossola Porta la Sporta a scuola segue >>

Certificazione ambientale a Dolceacqua e Porta la Sporta
segue >>

Allarme Onu sparirà un terzo degli animali LA ZAMPA >>

Sony lancia "Road to zero"
segue >>

Quanta acqua consumano i milanesi segue >>

A Collecchio Gazzetta shopping e Porta la Sporta segue >>

Recepita la normativa europea relativa ai rifiuti segue >>

No alle borse di plastica: porta la sporta segue >>


archivio news

archivio primo piano

archivio eventi

interviste ed opinioni

maggio 2010 : intervista a Roberto Cavallo

Approvato il decreto che recepisce la Direttiva UE sui rifiuti >>

 

 

 

 

 

gennaio 2010 : editoriale di Roberto Cavallo

Sarebbe facile invertire la rotta >>

 

 

 

 

 

luglio 2009 : intervista a Roberto Cavallo

Abbiamo chiesto un parere su:

Nuova direttiva europea in materia gestione rifiuti, imballaggi e green economy

 

 

 

 

 

 

maggio 2009 : intervista a Roberto Cavallo

Abbiamo chiesto un parere su:

Eliminazione dei sacchetti non biodegradabili, e l'Italia a che punto è ?

 

 

 

 

 

 

maggio 2009 : intervista a Attilio Tornavacca

Direttore di ESPER (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti), ci ha rilasciato un' intervista su:

Imballaggi : in Italia il consumo procapite più alto d' Europa


sezione scuole

links

Campagne di pulizia

Borse riutilizzabili
ecottonbag borse a rete riutilizzabili

dadeba borse personalizzate online

re-bag shopper personalizzate e riutilizzabili

con il patrocinio di
con il patrocinio di wwf italia
con il patrocinio della provincia di torino
con il patrocinio della provincia di asti
con il patrocinio della provincia di novara
con il patrocinio della provincia di ancona
con il patrocinio della provincia di torino
con il patrocinio della provincia di parma
con il patrocinio della regione marche
con il patrocinio della regione emilia romagna
con il patrocinio della regione piemonte
con il patrocinio della regione liguria
con il patrocinio della regione veneto
con il patrocinio della regione lombardia

 

ADESIONI
vai al sito di adiconsum
italia nostra aderisce alla campagna "porta la sporta"
fondo ambiente italiano aderisce alla campagna "porta la sporta"

unisciti a noi:PORTA LA SPORTA

by avanguardia virtuosa - 2009