sacchetti di plastica consumati quest'anno*:
 
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Perchè?

Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ? Stiamo parlando del sacchetto di plastica che spesso ci viene dato “gratuitamente“ ma per cui tutti paghiamo un caro prezzo in termini di consumo di risorse, energia e di costi economici ed ambientali dovuti alla sua dispersione nell'ambiente, ad oggi incontrollabile. Ma non si tratta solamente di sacchetti, ci sono tanti altri imballaggi e articoli monouso che è possibile eliminare o ridurre drasticamente. Parti da piccoli gesti quotidiani per modificare stili di vita insostenibili, FAI UN USO INTELLIGENTE DELLE RISORSE DEL PIANETA E RIFIUTA "L'USA E GETTA"!

COME ENTRARE IN AZIONE:
iniziative individuali per i singoli
iniziative collettive collettivamente
materiale per la media e grande distribuzione per la GDO
materiale per negozio per i negozi
iniziative per le scuole per le scuole

Iniziative ed Eventi 2010 - 2013

 

Settimana Nazionale "Porta la Sporta"(4 edizioni)

Sfida all'ultima Sporta
Mettila in rete! Meno plastica per tutti!

 

MENO RIFIUTI - PIU' BENESSERE in 10 mosse

ADERISCI come AZIENDA, INSEGNA GDO, ENTE LOCALE E CITTADINO!

MENO RIFIUTI PIU'BENESSERE - FIRMA LA PETIZIONEMeno Rifiuti Piu' Benessere in 10 mosse questo è lo slogan di un'azione lanciata nel 2012 in collaborazione con Italia Nostra e Adiconsum  per sollecitare il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 azioni nel breve e medio termine per alleggerire l'impatto ambientale di imballaggi e la promozione di soluzioni e prodotti riutilizzabili invece che usa e getta.
Alla prima edizione 2012 lanciata in occasione della SERR-Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti 2012, è seguito un rilancio durante l'edizione 2013 della SERR e la partenza di inviti personalizzati alle aziende d aderire all'appello che continuerà anche per il 2014 e 2015. Le azioni che sollecitiamo, già coerenti con gli obiettivi  indicati dalla tabella di marcia verso un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, presentata nel 2011 nell'ambito della strategia Europa 2020, diventano urgenti ed imprescindibili alla luce delle ultime comunicazioni della Commissione Europea dello scorso luglio 2014.segue>>

 

Primo Piano

Non esiste economia circolare senza prevenzione. Le risorse contano! (giugno '15)

make resources countMerito della campagna europea Make resources count, secondo l'associazione nazionale Comuni Virtuosi, è principalmente quello di mettere in luce lo spreco di materia, un tema che non riceve la giusta attenzione da parte di governi, pubblica opinione e media. La mobilitazione coincide con la consultazione aperta dalla Commissione europea per raccogliere pareri che serviranno per formulare la tanto discussa normativa attesa per fine anno sul pacchetto 'economia circolare'. “L'ACV plaude all'iniziativa e condivide in pieno i contenuti della campagna promossa dall'Environmental Europea Bureau che rispecchiano i temi che hanno animato diverse nostre iniziative sul territorio negli anni. Anche le campagne nazionali  a partire da Porta la Sporta lanciata nel 2009 sono nate proprio all'insegna della prevenzione”.   

Per prevenire lo spreco complessivo di risorse non esiste altra via che intervenire "a monte" per cambiare alla radice il sistema attuale di produrre, commercializzare e, infine, gestire il fine vita dei beni, inclusi imballaggi e articoli usa e getta. E' ora di spostare l'attenzione, come ribadisce la campagna europea, alla fase di progettazione dei beni. Se si vuole tutelare per davvero ambiente ed economia la fase progettuale deve diventare l’oggetto su cui intervenire con legislazioni appropriate.
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Conflitto d'interesse

Secondo i dati dell'EEB, l'80% dell'impatto ambientale di un prodotto viene predeterminato proprio nella fase del suo design.   Questo significa che l'80% della responsabilità sull'impatto ambientale dipende dalla scelte che sono a capo dell'industria. Sulla base di questo assunto la quantificazione del contributo ambientale che l'azienda produttrice dovrà versare come copertura dei costi di gestione del fine vita dei beni dovrebbe tenere conto della congruità con cui è stata gestita quella fase in linea con  i principi stabiliti in sede comunitaria della “responsabilità estesa del produttore” e di “chi inquina paga”. Volendo misurare il grado di responsabilità dei soggetti coinvolti è evidente che il più alto livello di responsabilità è quello di un governo che non legifera in merito e, quindi, non governa quei processi. Poi viene la responsabilità dell'industria, dei circuiti commerciali e distributivi.  Poi quella che attiene alla politica locale, ai vari livelli, (regione, provincia e comune) quando non assolve ai propri compiti. Infine si arriva alle responsabilità che attengono al cittadino consumatore. Quest'ultimo è però,comunque, quello che paga sempre il conto finale. Sia quando fà la cosa giusta ( riducendo i rifiuti, differenziando, comprando prodotti più sostenibili), che quando si comporta in "modo irrispettoso" per l'ambiente. 

Governi e industria devono costruire le premesse per uno sviluppo sostenibile

Appurato che il modello economico lineare attuale (estrai-fabbrichi-butti) che esternalizza impatti e costi  su ambiente e comunità non è più perseguibile per i i limiti fisici del pianeta, spetta ai governi e all'industria costruire le premesse per uno sviluppo sostenibile.  Una drastica riduzione del consumo di materia, e non solamente di energia, è un'urgenza che invece aziende e governi non prendono per ora sul serio, quando non avversano. Forse perché il degrado che consegue allo sfruttamento intensivo delle risorse avviene lontano dai nostri occhi- dalla deforestazione allo sfruttamento dei lavoratori-, oppure perchè viene superficialmente associata ad una decrescita economica. Niente di più sbagliato sia sul piano ambientale che economico. Ambientalmente parlando perchè in natura tutto è connesso, come stiamo imparando a capire dalle conseguenze del cambiamento climatico. Anche sotto l'aspetto economico/occupazionale studi internazionali attendibili come quelli della Fondazione Ellen McArthur hanno quantificato gli impatti positivi sul breve e lungo termine qualora si adottasse un'economia circolare. Prevenzione al centro La prevenzione è uno dei cardini dei modelli economici circolari e rappresenta la vera innovazione di cui il mondo ha bisogno. Solamente facendo pagare di più chi maggiormente inquina e meno chi produce prodotti più sostenibili si potrà orientare il mercato in senso ecologico premiando quelle aziende che fanno vera innovazione ambientale. Una vera innovazione, secondo l'ACV “ è quella che non esternalizza su altri livelli e operatori della filiera il proprio impatto o gli effetti collaterali, ma è quella che migliora ed efficientizza il sistema in cui si va ad inserire”. L'iniziativa mirata ad imballaggi e articoli usa e getta  “Meno rifiuti più benessere” (1) trasmette dal 2012 il messaggio che non esiste una soluzione di imballaggio (ma anche un bene)  che sia sostenibile "a prescindere" e pertanto adatto per tutti i continenti e latitudini. Ogni scelta di packaging ( o di messa in vendita di prodotti senza packaging)  deve tenere conto del contesto. Di come tale contesto può metabolizzare al meglio  le caratteristiche di ogni materiale, tenendo conto del suo intero ciclo di vita: dall'estrazione della materia prima al suo fine vita. Per fare un esempio concreto, una scelta responsabile che l'industria del beverage avrebbe potuto compiere quando  ha cominciato a commercializzare le proprie bevande in paesi dove il riciclo è inesistente, qualche decennio fa, sarebbe stata  quella di supportare il sistema del vuoto a rendere e del deposito su cauzione per i contenitori. In questo modo le aziende multinazionali del beverage, che solitamente fanno un uso intensivo delle risorse acquifere avrebbero potuto restituire, con la creazione di occupazione, parte dei loro guadagni alle popolazioni locali. Il vuoto a perdere, applicato a tutte le tipologie di imballaggio, con una popolazione della classe media in crescita risulterà sempre più insostenibile nei prossimi decenni. L'innovazione vera di cui abbiamo bisogno è quella che sarà capace di prendere gli esempi validi del passato e re-inventarli nel nuovo contesto tecnologico. Girarci intorno sostituendo piccole tessere del puzzle del consumo insostenibile, cambiando qualche dettaglio come il materiale con cui sono fatte le tessere, è un puro esercizio di marketing tinto di verde. Niente più che un palliativo rispetto alle sfide economiche ed ambientali che ci attendono.   

Sui Comuni grava il maggior peso economico del sistema a responsabilità condivisa   

In Italia, e non solo, tutta l'attenzione è concentrata sulla fase finale, quella in cui i beni diventano rifiuti. Questo approccio ha mostrato ovunque i suoi limiti perchè occuparsi dei beni solamente in questa fase è una battaglia persa sia a livello ambientale che economico. Neanche la raccolta differenziata che nell'immaginario collettivo (spesso anche dei media) coincide con il riciclo, può “correggere il tiro” di una progettazione insostenibile. La differenziata è solamente uno strumento, l'atto finale di un processo che rischia di essere vanificato proprio dalle caratteristiche progettuali di beni ed imballaggi prima che dai limiti strutturali e impiantisitici delle fasi finali di raccolta, selezione e riciclo.   Senza l'apporto dei soggetti che determinano a monte il contesto attuale, i Comuni non possono realizzare una reale gestione sostenibile e circolare dei rifiuti come risorse. A meno di non disporre di una bacchetta magica e ingenti risorse finanziarie. Guardando a quei Comuni europei che hanno un sistema di gestione degli imballaggi simile al nostro, si possono rilevare i molti problemi comuni di una gestione dei rifiuti da affrontare in una situazione di scarsissime finanze. Ad esempio in Francia i Comuni lamentano di ricevere una copertura dei costi per la raccolta differenziata degli imballaggi pari al 55%. Nel nostro paese non solamente non si arriva al 40% ma ai Comuni, diversamente dalla  Francia, non arrivano neanche i proventi della vendita dei materiali raccolti in modo differenziato, poiché ceduti gratuitamente al sistema Conai. Una sfida importante da raggiungere al 2020 per i paesi membri è quella di arrivare a riciclare il 50% dei rifiuti come carta, legno, plastica e vetro provenienti dai nuclei urbani. Particolare preoccupazione destano gli imballaggi di plastica che sono i meno riciclati e i più termovalorizzati. Per cambiare rotta ci vuole pertanto un'azione decisa dal basso che influenzi le legislazioni dei governi, come si prefigge di fare  la campagna Make resouces count a livello europeo. Questo perchè non ci si può, ovviamente, aspettare che sia l'industria a fare gli interessi dei cittadini e degli enti locali.   

Comunicato stampa - 9 giugno 2015

Olanda primo paese al mondo che abolisce il deposito su cauzione? (maggio '15)

riciclaggio - dettaglioUno dei migliori sistemi di raccolta e riciclo al mondo per le bottiglie in PET ha le ore contate ? Mentre altre nazioni vorrebbero introdurre il deposito su cauzione sulle bottiglie di bevande, l'Olanda potrebbe essere il primo paese al mondo che se ne libera...
Sui media olandesi non si fa mistero che la probabile abolizione del sistema sia il coronamento di 15 anni di intenso lavoro di lobby da parte dell'industria del beverage. La decisione doveva essere presa già lo scorso anno, come abbiamo visto nella prima parte della nostra piccola inchiesta pubblicata a febbraio. Da allora in Olanda si sono susseguiti accesi dibattiti sui media, pubblicazioni di studi e anche due sondaggi dagli esiti discordanti, come vedremo. Tra pochi giorni si riunirà la seconda camera per affrontare la questione e il segretario di stato, Wilma Mansveld dovrà presto assumersi l'onere della decisione. Un ruolo cruciale potrebbero giocarlo i socialdemocratici del Partito del Lavoro (Partij van de Arbeid, PvdA) che hanno una posizione critica rispetto all'abolizione. Tuttavia il PvdA è al governo con  i liberali  del VVD, il partito del primo ministro Rutte, accaniti oppositori del cauzionamento. Contrari invece all'abolizione del sistema  sono il piccolo partito conservatore Unione Cristiana (ChristenUnie) e il Partito socialista (Socialistische Partij, SP).
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Plastica nell'ambiente che finisce nei corsi d'acqua e raggiunge il mare

Viene stimato che il 50% dei rifiuti abbandonati nell'ambiente in Olanda sia costituito da plastica. A rivelare quali siano gli imballaggi più presenti nell'ambiente c'è anche l'iniziativa olandese Trash Hunters che organizza operazioni di pulizia sul territorio. Su 12.000 rifiuti  raccolti  il 99,84% è  costituito da contenitori per bevande fuori dal deposito su cauzione e solamente lo 0,16% da bottiglie grandi. 
In Olanda il deposito su cauzione per le bottiglie di plastica da 1,5 lt ha fatto si che ne venissero recuperate il 95% per dare vita a nuove bottiglie. I vuoti vengono riportati ai supermercati dove apposite macchine compattatrici restituiscono agli utenti 25 centesimi di cauzione per ogni bottiglia conferita.  
Non supera invece il 20% la percentuale di intercettazione (e avvio al riciclo) per le bottiglie piccole (e lattine) che vengono invece conferite ai sistemi di raccolta differenziata domiciliari o stradali del programma di raccolta denominato Plastic Heroes. Si tratta di un dato di fatto che dovrebbe essere letto in modo inequivocabile a favore dell'estensione del cauzionamento a bottiglie piccole e lattine (voluto dalla maggioranza dei Comuni), come avviene in Germania e Norvegia. Non certamente a favore di una sua abolizione. Ma, se avrete la pazienza di seguirci in questa storia, vi racconteremo come la pressione esercitata dalle lobby del beverage, a diversi livelli, sia riuscita a condizionare da qualche anno le decisioni del governo olandese in materia di politiche di packaging.  COSA DICE L'ACCORDO QUADRO RELATIVO AGLI IMBALLAGGI  Come abbiamo già raccontato in questo primo post che racchiude le vicende che hanno preceduto gli sviluppi attuali, nel 2012  è stato sottoscritto un accordo quadro sugli imballaggi ( Raamovereenkomst Verpakkingen ) tra l'unione dei comuni olandesi,  Vereniging van Nederlandse Gemeenten  (VNG) e le industrie utilizzatrici di imballaggio, alla presenza dell'allora segretario di stato all'ambiente Joop Atsma (CDA). L'accordo quadro con validità  2013-2022 recitava sul punto del cauzionamento che lo stesso avrebbe potuto essere soppresso nel 2014 qualora l'industria fosse stata in grado di adempiere a sette richieste. Non particolarmente impegnative tra l'altro. Tra le così definite "prestazioni di garanzia" figuravano: il raggiungimento della soglia di un minimo di 90 tonnellate di plastica riciclate (escluso il flusso derivante dal sistema del cauzionamento), la sostituzione degli imballaggi in PVC, la sospensione della distribuzione gratuita di sacchetti nei supermercati, il posizionamento di contenitori presso tutti i supermercati con superficie di vendita superiore ai 200 metri quadrati, il 20% come percentuale minima di plastica riciclata nella produzione di bottiglie più grandi del mezzo litro, etc. Un'ispezione del ministero delle Infrastrutture e Ambiente VROM del 2014 ha dichiarato che le prestazioni di garanzia fossero state raggiunte basandosi prevalentemente sulle dichiarazioni dell' Afvalfonds Verpakkingen, (1) ovvero il Fondo per i rifiuti da imballaggio. In realtà, a seguito del dibattito avvenuto lo scorso anno alla seconda Camera dopo la pubblicazione del documento, l'abolizione era stata rimandata proprio perchè alcune prestazioni non erano state realizzate. Il 25 maggio scorso è andato in onda un servizio sul cauzionamento all'interno della trasmissione Brandpunt del canale KRO che ha riportato su una verifica nei supermercati compiuta da esponenti di Recycling Netwerkun fronte ambientalista che include diverse associazioni tra cui Greenpeace Olanda. I rappresentanti di Recycling Netwerk hanno potuto fornire le prove che gli imballaggi in PVC continuano ad essere presenti in quantità nei supermercati della Grande Distribuzione nonostante le asserzioni fornite dall'Afvalfonds. Il primo maggio è stata presentata un'interrogazione parlamentare dai deputati del partito socialista SP della seconda camera composta da 36 domande sulle attuali criticità (2) della gestione della plastica raccolta dal sistema Plastic Heroes e su cosa potrebbe succedere con l'abolizione del cauzionamento. 

GLI OPPOSITORI
 
Il fronte contrario al cauzionamento comprende i produttori e utilizzatori di packaging che afferiscono alla Confederazione delle Industrie Alimentari FNLI con Coca Cola in testa e le catene di supermercati come Albert Hijn. Non è mistero che la Coca-Cola voglia sbarazzarsi del cauzionamento, non Coca-Cola-plastic-soep solo nei Paesi Bassi, ma in tutto il mondo. In Australia la Coca Cola con altre aziende associate all'Australian Beverages Council ha combattuto nei tribunali l'introduzione del deposito in alcune province. Ma anche in Olanda nulla è stato lasciato di intentato, come abbiamo già scritto nel precedente post. Non è un caso che già nel rapporto di sostenibilità del 2013 di Coca Cola non vi fosse alcuna menzione del sistema. Altre insegne come le tedesche Lidl e Aldi che si erano dichiarate a favore del cauzionamento si sono allineate sulle posizioni dell'industria dietro ad un compenso. Dai loro siti sono così scomparse le notizie inerenti al successi ottenuti con i loro macchinari.  Le due insegne avevano reso la raccolta così efficiente utilizzando compattatori di ultima generazione (Reverse Vending) al punto da riuscire a guadagnare circa 3 centesimi a bottiglia.  Nel settembre e ottobre del 2014 sono apparsi diversi articoli (3) sui media che riportavano di pressioni sulle due insegne da parte del direttore dell'Afvalfonds Verpakkingen (1). Come ha rivelato   P+ People, Planet Profit  Lidl e Aldi hanno ricevuto un compenso economico per cessare la loro attività di raccolta al momento opportuno. Non è stato facile vincere le resistenze della direzione dei due discount tedeschi. Per raggiungere l'obiettivo una delegazione dell'associazione di categoria dei supermercati, il Centraal Bureau Levensmiddelen (CBL), a cui afferiscono tutte le insegne, si è recata in Germania. Le trattative  sono state guidate dall'ex direttore di CBL e lobbista dell'industria del tabacco Theo Roos accompagnato dal direttore della Coca-Cola Olanda, John Brands.  L'azione avvenuta sotto la regia dell'Afvalfonds Verpakkingen per eradicare il dissenso, è stata definita "ricattatoria" dai media e da altri portatori di interesse del riciclo, mentre secondo l'ente si è trattato di una "normale compensazione" per le mancate entrate delle insegne. Con quali fondi venga sovvenzionata tale compensazione non è stato reso noto.

LA MANIPOLAZIONE SUI COSTI DEL SISTEMA
L'azienda produttrice di compattatori Tomra si è da sempre opposta ad un'abolizione del cauzionamento che ovviamente danneggerebbe proprie vendite. Nonostante Tomra sia un soggetto di parte, (alla stregua dell'Afvalfonds peraltro), sono state le argomentazioni a sostegno del cauzionamento presentate dall'azienda a dimostrare l'infondatezza di quelle della controparte.  In particolare l'argomentazione preminente che attribuisce al sistema costi insostenibili e inefficienza. Tomra ha commissionato nel marzo del 2014 uno studio ad un ente terzo che ha svelato come un precedente studio, prodotto da un consulente vicino all'industria del beverage per il governo, avesse fornito dei costi doppi rispetto a quelli reali. E pensare che proprio sulla base dei dati presenti in quel primo studio, poi rivisti in più riprese dallo stesso consulente dopo le contestazioni, si è costruita la campagna di comunicazione finalizzata alla cancellazione del sistema ! Ovviamente Afvalfonds non ha gradito lo studio e ha trovato, nell'ottobre del 2014, il modo di rivalersi con Tomra. Ecco come è avvenuto in questa estrema sintesi della vicenda: Afvalfonds mette ogni anno a disposizione  20 milioni di euro, attraverso il programma Nederlands Schoon per il finanziamento di attività inerenti alla raccolta differenziata dei comuni. Il comune di Apeldoorn si è visto negare un finanziamento, prima approvato da Nederland Schoon, per l'installazione di un compattatore per bottigliette piccole come parte di un programma didattico. Il direttore dell'Afvalfonds si è recato da Tomra per rimarcare che finanziamenti finalizzati all'acquisto di loro macchine sarebbero potuti avvenire a condizione che l'azienda cessasse ogni attività a favore del cauzionamento. Quando la vicenda è stata resa nota da Tomra  il deputato Yasemin Cegerek (PvdA) ha fatto un'interrogazione parlamentare sull'accaduto al segretario di stato all'ambiente Mansveld. I costi del sistema di cauzione per i supermercati dipendono da molteplici fattori che vanno dalle spese di affitto, logistica, automatizzazione, personale impiegato e gestione adottata per il conteggio dei vuoti. Mediamente il sistema di cauzione incide di circa 5,5 centesimi per bottiglia. Se però vengono conteggiate come entrate i 2 centesimi che si incassano dalla  vendita della plastica e 1,25 centesimi ( incidenza a bottiglia dell'importo totale di 8,6 ml di euro incassati dal sistema per gestire il 5% del totale bottiglie immesse che non vengono restituite)  il costo scende a 2,25 cent a bottiglia. (4)

MAGGIORI COSTI PER I COMUNI
Ogni anno vengono immesse 650 milioni di bottiglie grandi intercettate al 95% dal sistema di cauzionamento. Stimando che senza l'incentivo della cauzione ne venga conferito il  55% nella raccolta di Plastic Heroes e il 45% finisca nell'indifferenziato uno studio di Recycling Netwek (4) ha cercato di quantificare i costi aggiuntivi per i Comuni. Sulla base del dato di fatto che i costi nella raccolta della plastica sono determinati dai volumi degli imballaggi più che dal peso lo studio quantifica in oltre 18 milioni di euro i costi aggiuntivi per le comunità. Nei calcoli rientrano il 15% di contributo in più calcolato sulla base del peso del 55% di bottiglie grandi che si aggiungeranno alla raccolta della plastica che i Comuni riceveranno da Afvalfonds. Rientrano anche i 5 milioni di euro di contributi promessi per gestire lo smaltimento del 45% di bottiglie che finiranno nell'indifferenziato. (5)

SONDAGGI ADDOMESTICATI
Con un sondaggio ad hoc commissionato a un'azienda leader del settore, e l'incarico di gestire la comunicazione all'agenzia Burson Marsteller dello scorso mese,  il lavoro di lobbing dell'industria è passato all'ultima fase che prevede "l'addomesticamento" dell'opinione pubblica. Quando le multinazionali in profonda crisi di immagine hanno avuto bisogno di un agenzia di comunicazione alla quale affidare una "missione impossibile" si sono affidate ai servizi di Burson Marsteller. Come racconta il giornale De Trouw l'agenzia internazionale ha difeso per 25 anni l'industria del tabacco Philip Morris in una campagna contro gli studi sugli effetti cancerogeni del fumo di due agenzie come lo IARC e l' EPA. In questo documento scaricabile dal sito dell'Università della California si può leggere il piano di attacco congegnato che prevedeva di trascinare le controparti in tribunale  “sue the bastards”. D'altronde il motto del fondatore della agenzia di comunicazione Burson Marsteller è Perception is reality. Liberamente tradotto significa che quello che conta, ancora più della realtà dei fatti, è la percezione che il pubblico può averne. Non è chiaro se questo approccio abbia guidato o influenzato  la formulazione delle domande del sondaggio che TNS Nipo ha condotto su incarico di Plastic Heroes. Le conclusioni del sondaggio, - in contrasto con quelle di un sondaggio del 2011, sempre di TNS Nipo-, sono state che 7 olandesi su 10 sarebbero favorevoli all'abolizione del cauzionamento. Il metodo adottato è stato aspramente criticato. Per farla breve ai 1.035 intervistati è stato chiesto se fossero favorevoli a conferire le bottiglie grandi con il resto della plastica. Nessun accenno al fatto che la scelta effettuata sarebbe stata interpretata come un si o un no rispetto all'opzione se mantenere o meno il cauzionamento. I risultati sono stati smentiti da quelli di un sondaggio effettuato subito dopo da Radar TV del broadcaster Avrotros che dispone di un TestPanel che conta 30.000 persone. Solamente il 19% degli intervistati si è espresso positivamente sull'abolizione del cauzionamento.

 NOTE
(1)
L'Afvalfonds Verpakkingen, ente corrispondente al nostro Conai, riceve dalle aziende dei contributi destinati a sostenere la raccolta degli imballaggi ed è strutturato in quattro organizzazioni:  Nedvang (monitoraggio sul mercato del packaging e percentuali di riciclaggio), Kunststof Hergebruik B.V. (logistica selezione e vendita della plastica raccolta), Nederland schoon (campagne di prevenzione sul littering da packaging) e il Kennisinstituut Duurzame Verpakken (Netherlands Institute for Sustainable Packaging). Proprio sulla nascita di quest'ultima creatura "indipendente" finanziata dall'Afvalfonds che ha il compito di dettare al governo l'agenda sulle politiche del packaging ha raccontato il nostro precedente post sull'argomento. 

(2) Le principali questioni riguardano:

  • La mancanza di informazione e dati su quante bottiglie di PET, vengono raccolte, dove finiscono, a chi vengono vendute, quante vengano bruciate, finiscono all'estero e per quali produzioni vengano impiegate ( ad esempio per produrre tessuti di pile) e con quanta aggiunta di plastica vergine, quale percentuale di scarto, etc.
  • La qualità del materiale raccolto per il riciclo. Mentre Il flusso di bottiglie raccolte con il cauzionamento garantisce un approvvigionamento costante di materia di qualità per produrre altre bottiglie. Questa qualità crollerà definitivamente quando le bottiglie di PET verranno conferite con la plastica sporca. I riciclatori obbligati ad accettare le balle di PET proveniente da plastic heroes dall'industria del beverage lamentano perdite di materiale dovute agli scarti che vanno dal 10 al 50% delle partite.
  • Come riuscirà l'industria a mantenere l'accordo preso con il governo che prevede che le nuove bottiglie di PET contengano (da 3 anni) almeno il 25% di granulo riciclato proveniente da altre bottiglie ? Il Partito socialista stima che con il PET proveniente dal sistema Plastic Heroes si arrivi a produrre non più del 2/3% delle bottiglie immesse sul mercato.
  • Perché le aziende non hanno raggiunto la percentuale di 25% di PET riciclato in nuove bottiglie. Il rapporto di monitoraggio sugli obiettivi dell'accordo quadro del packaging ha rilevato che la percentuale di riciclato in otto produttori si aggirava sul 10,7% (contrariamente a quanto dichiarato da Afvalfonds) e mancano i dati su 2013-2014. Perchè viene richiesta una percentuale di plastica riciclata così bassa quando la Coca Cola in Germania ha lanciato la linea Life con bottiglie di PET provenienti al 100% da granulo riciclato.

(3) Tra le uscita dei Media (in olandese)
-Qualunque cosa per una nazione senza deposito su cauzione  
-Tomra: il direttore dell'Afvalfonds ci ricatta 

(4) Costi e Benefici del cauzionamento resi noti dal sito della campagna
"Un vero eroe sceglie il deposito su cauzione

(5) Le conseguenze economiche per i Comuni Factsheet  (in olandese)

Politica dei rifiuti da riciclare (solamente in Francia?) (maggio '15)

france triLe politiche di riciclaggio in Francia alle prese con un aumento dei costi molto più veloce rispetto ai risultati. E gli obiettivi di riciclo non saranno raggiunti nel 2016, riporta l'associazione dei consumatori  UFC Que Choisir.
Nell'ultimo rapporto l'associazione dei consumatori UFC Que Choisir ha messo il naso nella nostra spazzatura e quello che si respira non è "profumo di rose". Il disegno di legge pagato dalle famiglie per la gestione dei rifiuti è aumentato di € 1,2 miliardi di euro ovvero il  24% di aumento dal 2008 al 2012 ( calcolato sul prezzo di vendita dei prodotti e la tassa di raccolta dei rifiuti) arrivando a toccare i 6,5 miliardi di euro, senza un miglioramento degno di nota del tasso di  riciclo.
"La Francia ricicla appena il 23% dei suoi rifiuti contro il 60% che viene incenerito o avviato in discarica, -sottolinea l'UFC Que Choisir in una presentazione del suo studio- In queste condizioni, non è chiaro come raggiungere l'obiettivo del 50% di riciclaggio fissato dalla strategia Europa 2020 ". Per chi non lo sapesse la Francia ricicla il 67% degli imballaggi domestici e dovrà raggiungere il 75% nel 2016 (e il 50% al 80% per i rifiuti elettrici ed elettronici).
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Conflitto d'interesse

Di chi la colpa? In primo luogo, dell'organizzazione complessiva del settore. Non perchè manchino risorse finanziarie messe a disposizione dagli  "inquinatori", (vale a dire i produttori e i distributori che immettono prodotti sul mercato), attraverso il pagamento di un eco-contributo (che si riflette nel prezzo di vendita di prodotti) secondo il principio di "chi inquina paga" adottato nel 1992. Ma questi “inquinatori”  delegando a delle eco-organizzazioni gli obblighi riferiti alla gestione del fine vita dei loro rifiuti e l'incasso degli eco-contributi (1) che servono per gestirli ne diventano di fatto azionisti e finanziatori. Esiste quindi un conflitto di interessi all'interno delle eco-organizzazioni, che non hanno alcun interesse a ridurre il volume del loro business attraverso attività di prevenzione per ridurre il volume dei rifiuti da trattare, rileva UFC Que Choisir.
Lo Stato, che ha deciso il funzionamento del sistema, ha la sua parte di responsabilità. Il controllo delle eco-organizzazioni è inefficace perché è condiviso da cinque agenzie governative i cui ruoli non sono chiari, mentre le multe sono ridicole: appena 30.000 euro in caso di mancato  raggiungimento dell'obbiettivo  di riciclaggio assegnato loro dal governo, per fare un esempio ... Gli “inquinatori” non sono inoltre abbastanza controllati,: "Dal 5% al ​​10% delle tonnellate di imballaggi immessi  sul mercato non sono oggetto di alcun eco-contributo" afferma  l'associazione, che ritiene sia necessario demandare ad un unico organo controllo e regolamentazione dell'attività degli eco-organismi.   

Politiche dei rifiuti da riciclare

Inoltre, è chiaro che lo Stato non ha fatto nulla per ridurre al minimo il volume dei rifiuti prodotti prima ancora di parlare di riciclaggio. "Per la prevenzione viene speso a livello pro capite solamente l'1% all'anno ", afferma l'UFC Que Choisir. Non esiste un'incentivazione che porti il mercato a svilupparepoint verte materiali riciclabili e una penalizzazione per quelli che non lo sono (2). Sulle confezioni di imballaggi, piuttosto che un logo chiaro e univoco su tutti i prodotti per indicare ai consumatori se la confezione è riciclabile o meno,  coesistono una miriade di loghi, a volte dal significato oscuro per il consumatore.
"
Come l'indagine di UFC Que Choisir attesta, i consumatori sono piuttosto confusi: il 59% degli intervistati ritiene che il logo dal tondo verde contenente una freccia circolare chiamato il "punto verde "significhi che la confezione sia riciclabile. (Forse perché la freccia richiama il concetto di economia circolare). In realtà il logo significa solamente che è stato pagato per il prodotto un eco-contributo ad un eco-organizzazione ... Per quanto riguarda i "cassonetti gialli" per i rifiuti riciclabili, il 30% non è di colore giallo. Altrettanto importante, i loghi non sono apposti sul 100% degli imballaggi o dei prodotti. Secondo l'indagine condotta in 64 dipartimenti, "solo il 6% dei 80 prodotti analizzati dall'associazione indica quali parti dell'imballaggio siano riciclabili. Questo non aiuta il consumatore a fare una scelta informata al momento dell'acquisto ".  In breve, la conclusione è chiara: è urgente riciclare politica di prevenzione dei rifiuti.

Articolo di Myriam Chauvot dal titolo "Gestion des déchets : une politique inefficace selon l’UFC Que Choisir" apparso su LesEchos.fr il 23 aprile 2015.
NB: non si è fatta attendere la replica di EcoEmballages che si può scaricare qui 

-Un secondo intervento critico sulla gestione degli imballaggi in Francia è arrivata dal documentario « Recyclage, les points noirs du business vert »

Punti oscuri del business verdeIl 28 aprile France 5 ha diffuso un documentaire intitolato « Recyclage, les points noirs du business vert » che ha provocato la replica del direttore di EcoEmballages Éric Brac de La Perrière.

NOTE

(1) La gestione degli imballaggi in Francia è simile alla nostra con l'istituzione di un unico eco-organismo (EcoEmballages) che, come il nostro Consorzio Conai,  incassa un contributo ambientale ( CAC= Contributo Ambientale Conai)  dalle aziende che immettono e utilizzano imballaggi sul mercato. Altri paesi come la Germania hanno più eco-organismi che operano in un regime di concorrenza.
(2) In realtà dal 2012 EcoEmballages, (a differenza del nostro paese dove il contributo si base sulla base del peso del materiale immesso),  ha adottato per la quantificazione del contributo ambientale un sistema di bonus-malus che penalizza e incentiva gli imballaggi a seconda del loro grado di riciclabilità. Il contributo ambientale che viene pagato riflette quindi le caratteristiche qualitative dell'imballaggio. Non è stato possibile rintracciare  studi o relazioni (disponibili sul web) su quali siano stati gli esiti dell'introduzione di questo sistema ad oggi ma, indiscrezioni ricevute riferiscono che l'incisività/potenzialità del sistema sia stata "edulcorata" nell'attuazione della pratica. Attendiamo informazioni e segnalazioni che possano smentire queste "voci di corridoio". 

Olanda: la seconda vita dei mobili da giardino (marzo '15)

imballaggiGrazie ad un accordo tra un rivenditore di arredi da giardino e un importante operatore del settore del riciclo del Benelux, Van Ganzenwinkel, si potrà aiutare l'ambiente e l'economia, non consumando materie vergini e riducendo il consumo di energia complessivo che la produzione di manufatti richiede.
Sono infatti centinaia di migliaia gli arredi come sedie, tavoli e divani che finiscono ogni anno in Olanda ( e non solo) in discariche o inceneritori causando inquinamento e nuove emissioni tossiche.
Da qualche settimana Tuinmeubelen, azienda olandese leader nell'arredamento da giardino con nove showroom nel paese, offre un servizio gratuito di ritiro dei vecchi arredi contestualmente alla consegna di nuovi ordini effettuati online.
Del servizio di consegna e raccolta si occupa Rijbaan Transport– un servizio di trasporto che impiega lavoratori con difficoltà di inserimento nel mercato.
Gli arredi dismessi, una volta ritirati, vengono prima stoccati nel centro di distribuzione che evade gli ordini online, per poi venire successivamente prelevati da Van Ganzenwinkel, partner tecnico del progetto.
Van Ganzenwinkel si occuperà di valorizzare il materiale recuperabile dalle 15.000 tonnellate di mobili che si stima verranno raccolte ogni anno. Le parti in metallo verranno fuse per creare altri oggetti in metallo mentre dalla plastica potranno essere realizzati nuovi manufatti oppure oppure un composto da impiegare per le coperture bituminose o impermeabilizzanti.
Se consideriamo che nel 2020 in Europa il 50% dei rifiuti urbani dovrà essere riciclato, e che anche le aziende devono fare la loro parte, questa è una delle modalità possibili per raggiungere l'obiettivo.

Olanda : la resa della patria del deposito su cauzione agli interessi dell'industria (febbraio '15)

raccolta degli imballaggi a perdere Da qualche anno in Olanda, con la costituzione di un ente “indipendente”, denominato Kennisinstituut Duurzaam Verpakken, che ha il compito di disegnare/proporre politiche e azioni in materia di raccolta degli imballaggi a perdere, è l’industria a determinare le politiche, poiché il governo vi ha rinunciato.
Partiamo con questo primo post per raccontare come è potuto avvenire che in Olanda patria del deposito su cauzione si sia arrivati a "condonare" all'industria del beverage il raggiungimento di tutti gli obiettivi imposti dal governo negli anni. L'industria del settore è arrivata al punto di mettere in discussione il deposito su cauzione vigente per le bottiglie grandi.
I retroscena contenuti in questo post provengono da un articolo pubblicato in Olanda nel 2013.  La ricostruzione ei fatti raccontati dalla giornalista è stata resa possibile dalle rivelazioni in forma anonima di funzionari, ex funzionari, ricercatori ed  esperti del mondo del packaging. 

I PRECEDENTI
Prima che il governo Rutte I nel 2010 ne decimasse lo staff, erano i temuti e solerti funzionari che si occupavano di rifiuti del Ministero alle Infrastrutture e all'Ambiente (VROM) ad esercitare un minuzioso controllo sulle proposte di legge allo studio. Per evitare che eventuali proposte potessero avere delle conseguenze sulle politiche ambientali e gli obiettivi del Ministero il controllo era allargato anche ad altri dipartimenti governativi. Un caso emblematico nella storia degli eventi che  hanno caratterizzato i più recenti anni delle vicende del VROM è quello che ha come protagonista Hester Klein Lankhorst, fino al 2012 direttore del dipartimento Gestione Rifiuti e Produzione Sostenibile del Ministero Ambiente, braccio destro dell’allora Segretario di Stato all’Ambiente Joop Atsma. Al contrario di altri colleghi, dopo essersi occupata della redazione del dossier di regolamentazione del deposito su cauzione per le bottiglie di plastica e della nascita del Kennisinstituut Duurzaam Verpakken, di seguito KIDV (1) finanziato dall'industria, Klein Lankhorst si licenzia volontariamente. 
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Comprensibile sconcerto nell’ambiente e tra i colleghi del Ministero presenti nel marzo del 2012 alla bicchierata di addio nel vicino pub ha suscitato la presenza di un noto personaggio invitato dalla Klein Langhorst. Si trattava infatti niente meno che del direttore alla comunicazione di Coca Cola Benelux Robert Seeger. Nonostante il fatto che la Coca Cola come le altre aziende appartenenti a Nedvang avesse impunemente infranto negli anni ogni tipo di accordo sul riuso delle bottiglie deciso con il governo, Seeger ha potuto tenere un discorso dal titolo "Coca Cola sceglie la cosa giusta."  Ma giusta per chi ? Per la Coca Cola ovviamente ! Un anno dopo, infatti, sarà sempre lei a diventare direttore di questo Istituto che, al posto del Governo, si occuperà da quel momento in poi di determinare le politiche sugli imballaggi. 

INDUSTRIA COME SPONSOR
Che ci fossero commistioni in corso tra industria, funzionari pubblici e politica era un fatto noto da anni,  ma che la conoscenza e professionalità che era presente nel settore pubblico venisse azzerata, e che l’industria arrivasse a prendere le decisioni in merito a ricerca e proposte legislative inerenti  agli imballaggi, è un fatto nuovo. Un convegno organizzato dall' Unione Nazionale dei Comuni  VNG (Vereniging van Nederlandse Gemeenten) sulla gestione dei rifiuti urbani (tenutosi nel 2013 ad Amersfoort) dedicato alla formazione di funzionari addetti anche al controllo delle aziende, è stato in gran parte finanziato dallo stesso settore industriale che dovrebbe essere controllato. Anche il programma del convegno è stato determinato dallo sponsor.  

Non molto tempo fa, l'uso di imballaggi, come le bottiglie di plastica e il controllo sul loro riutilizzo, erano due mondi completamente separati. C'era un quadro giuridico che imponeva delle regole per l'industria, e un controllo pubblico che vigilava sul rispetto di tali norme. L'Olanda prima e dopo la seconda guerra mondiale, è stata la patria del deposito su cauzione, alla sua riuscita hanno contribuito aspetti favorevoli come l’alta densità di popolazione combinata con ridotte distanze di trasporto. Produttori e fornitori riuscivano ad ottenere indietro la materia prima riferita a più del 95% degli imballaggi immessi.

GLI ANNI  DAL 1986  AL 2002
I ministri Ed Nijpels (VVD-Liberali, 1986-1989) e Hans Ontani (PvdA-Laburisti 1989-1994) che si succedono alla guida di VROM perseguono entrambi politiche ambientali orientate all'estensione del sistema di deposito su cauzione per gli imballaggi. Ecco che a metà degli anni novanta si presentano le prime difficoltà. I produttori di bevande analcoliche cominciano ad introdurre nel mercato le prime bottiglie di plastica da mezzo litro non cauzionate con l'accordo che il formato coprirà solamente il 2% del mercato totale. In realtà già nel 2013 questo formato è il più venduto in Olanda rispetto alle bottiglie grandi.

Le conseguenze si fanno presto sentire sotto forma di migliaia di bottigliette e lattine abbandonate nell'ambiente e nei corsi d'acqua. La patata bollente  se la ritrova il Ministro all'Ambiente Jan Pronk (PvdA, 1998-2002) che minaccia l'industria con l'applicazione di un cauzionamento qualora non in grado di recuperare e riutilizzare l'80% di tali contenitori.

SE GLI OBIETTIVI NON SI RAGGIUNGONO SI CAMBIANO 
Dal 2002 la questione subisce un evidente declassamento poiché da quel momento non sarà più un ministro ad occuparsene, ma un segretario di Stato. Si tratta del democristiano Pieter van Geel (CDA, 2002-2007) alla guida di un dipartimento che conta sempre meno funzionari. La  controparte industriale invece si rafforza e le trattative con un corpo di funzionari piuttosto indebolito, vengono portate avanti da un fronte sempre più agguerrito di specialisti del marketing.  Viene infine raggiunto un accordo, denominato Verpakkingsbesluit, che ha valore di legge e che impone di raccogliere il 95% delle bottiglie grandi e il 55% delle piccole. Obiettivi che l’industria non riesce però a rispettare.

Questa situazione viene riconosciuta da Van Geel in una sua nota interna del 29 agosto 2006 senza che venga presa alcuna contromisura. A differenza del Ministro Pronk che lo ha preceduto, Van Geel non prova minimamente a “minacciare” le aziende con l'applicazione di un cauzionamento per le bottiglie piccole. Anno dopo anno le ispezioni governative certificano il mancato raggiungimento degli obiettivi sino a che  il Ministro all'Ambiente Jacqueline Cramer (PvdA 2007-2010), getta la spugna. Invece di intervenire presso le aziende per il rispetto delle norme, si adegua a negoziarne di nuove. Una modalità che risulterebbe davvero molto gradita a tutti coloro che infrangono le regole, in materia stradale, fiscale, ecc. In questo scenario dove la guida politica è ormai assente  il ristretto gruppo rimasto di funzionari pubblici non riesce più a farsi rispettare e con il veloce cambio delle figure politiche si arriva a perdere la memoria storica dei fatti. Continuano a sbrigare il proprio lavoro, negli anni, cullandosi nella speranza che le cose migliorino l'anno dopo. 

Nel 2011 il  VNG, l'unione dei comuni olandesi che sono al 94% favorevoli ad un'estensione del deposito su cauzione per bottigliette e lattine si attivano in tal senso coinvolgendo la politica. Nonostante il fatto che la proposta avesse acquisito il sostegno da parte dei gruppi parlamentari di quattro partiti (minori), il tentativo fallisce. 

GLI ANNI PIU' RECENTI 2012-2013
Nel 2012 il segretario di stato Atsma in totale mancanza di dati affidabili che dimostrino miglioramenti nella performance dell’industria dell’imballaggio, dichiara in parlamento di nutrire speranze sull’operato delle aziende. Sulla base di uno studio sulle percentuali di riutilizzo e sui costi del sistema di cauzionamento,  pagato dalla stessa industria, decide definitivamente di bloccare l'introduzione di un deposito su cauzione per le bottiglie piccole, e di rendere volontario, dal 2015, il deposito su quelle grandi. In altre parole, è il settore che determina se applicarsi il deposito su cauzione o meno. 

L'autore dello studio che dovrebbe fare luce sui costi del sistema è il dr. Ulphard Thoden van Velzen di  TI Food and Nutrition (dipartimento dell'Università di Wagening finanziato dal settore del packaging) incaricato dall'Istituto appena insediato. Lo studio è stato contestato anche dagli esperti del settore per il metodo e per i risultati al punto da apparire pilotato dall'industria. Nello studio venivano comparati due scenari di cui uno reale e l'altro ipotetico/futuribile: quello riferito al sistema attuale dove le bottiglie vengono raccolte degli esercizi commerciali con costi misurabili e  lo scenario (potenziale) di una raccolta effettuabile con gli altri flussi di plastica che avviene a livello residenziale con i contenitori arancioni (con costi difficilmente stimabili). In seguito alle obiezioni ricevute van Velzen ha dovuto modificare ben 12 voci di costo su 16, ma questo non è stato sufficiente a distogliere Atsma dal suo proposito di abolire il deposito su cauzione. 

CHI PAGA DECIDE (proverbio olandese)
Mentre in Germania è in funzione  un sistema completo di deposito su cauzione per bottiglie grandi e piccole e per lattine, il governo olandese scarica sui comuni grande parte delle problematiche derivate dalla questione. Assurdo pensare che  gli assessori di comuni  come  Zoetermeer o Purmerend debbano negoziare con l'industria del packaging. In teoria i comuni dovrebbero essere supportati dalle competenze tecniche dell'”indipendente” KIDV diretto da Lankhorst. Di fatto sono diversi i soggetti che nutrono perplessità sul fatto che l'ente, finanziato dall'industria con due milioni di euro all'anno, sia in condizione di fornire consulenza e supporto indipendente. Oltre ai membri operativi l'Istituto ha un consiglio direttivo formato da rappresentanti dei comuni, del governo e dell'industria presieduto da Hans van der Vlist, l'ex segretario generale del Ministero VROM autore dell'attuale legislazione sul packaging. Una delle prime questioni di cui KIDV si è voluto occuparsi è stata la raccolta dei cartoni per latte e bevande con la partenza di un progetto pilota al quale partecipano 40 comuni. La ricerca che accompagna il progetto viene commissionata al dr. Ulphard Thoden van Velzen autore dello studio prima citato.  

NB: Dopo l'abolizione del deposito avvenuta nel 2012 attraverso la cancellazione di alcuni articoli “dormienti” all'interno della legislazione ambientale di riferimento in Olanda (Wet milieubeheer), c'è stata una mozione da parte del partito D66 nell'estate del 2014 che ha riportato in vita gli articoli. L'attuale segretario di stato all'Ambiente  Mansveld non ha (ancora) abolito il deposito perché non sono stati raggiunti dalle aziende gli obiettivi di raccolta e riciclo che erano state definiti condizione preliminare. Nell'anno in corso si faranno nuove valutazioni. 

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(1) Il produttore di compattatori automatici Tomra ha incaricato CE Delft ente di consulenza olandese di verificare i dati contenuti nel rapporto WUR di van Velzen. CE Delft ha rilevato che i costi imputati al sistema di cauzionamento dal rapporto Wur sono il doppio di quanto è risultato dalle loro analisi.   

A Parigi scocca l'ora dell'Economia Circolare (febbraio '15)

economia circolareIl sindaco di Parigi, Anne Hidalgo ha confermato durante la riunione del Consiglio che si è tenuto il 9 febbraio la sua intenzione (annunciata qualche giorno prima) di trasformare la capitale francese in un cantiere di azioni e progetti all'insegna dell'economia circolare. Il primo appuntamento per definire i contorni del piano di azione per il 2016 è previsto per il prossimo 11 marzo nel contesto degli Stati Generali dell'Economia Circolare ovvero: "Etats généraux de l'économie circulaire du Grand Paris".
Gli stati generali daranno il via ad un processo partecipativo che vedrà dal prossimo aprile a luglio, soggetti economici, istituzionali, governativi, rappresentanti del mondo accademico, sindacale e dell'associazionismo confrontarsi sulle soluzioni e nuove prospettive per la città che possono scaturire dall'applicazione di modelli di economia circolare. Dieci gruppi tematici di lavoro svilupperanno nei prossimi mesi delle proposte di azioni concrete e di modifica del quadro legislativo che verranno raccolte in un libro bianco che verrà presentato nel mese di settembre. Tra le tematiche che saranno oggetto di dibattito: spreco alimentare, gestione e raccolta dei rifiuti organici, promozione della filiera corta e della mobilità sostenibile, incentivazione fiscale per comportamenti e sistemi di consumo a basso impatto, ecc.
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Tra le azioni da implementare come offerta e estendere sul territorio ci sono servizi già in essere come Autolib (1) o Vélib. Tra le altre azioni da intraprendere rese note da Antoinette Guhl, assistente del Sindaco con delega alla “ Economia Sociale e Solidale- Economia Circolare e Innovazione Sociale” figurano: il riutilizzo dei materiali edili come le pavimentazioni stradali, la collocazione di contenitori per i rifiuti tessili, la raccolta e distribuzione dell'invenduto alimentare dei mercati rionali, la creazione di una rete di centri di riparazione (per allungare la durata della vita dei beni di consumo) e l'istituzione di un comitato per accompagnare l'attuazione del programma. Senza attendere gli Stati Generali verrà predisposta per il 2016 la raccolta differenziata dei rifiuti organici in 150 siti comunali (mense, mercati), mentre in alcuni edifici e strutture pubbliche verrà reso possibile praticare il compostaggio collettivo dei rifiuti organici al ritmo di 100 nuovi siti ogni anno. A fine 2014 se ne contavano 250 già operativi.
"La collaborazione dei parigini è indispensabile, così come è necessaria l'azione delle aziende per creare nuove filiere. Non esiste, ad esempio, un'organizzazione che gestisca e valorizzi indumenti e altro tessile che, raccolti in città, finiscono di fatto per lo più in Asia ", afferma Antoinette Guhl in una recente intervista. Se tutti i soggetti faranno la loro parte la Guhl promette che "l'economia circolare creerà a Parigi 50.000 posti di lavoro locali e non delocalizzabili”.
Ma siccome l'economia circolare non significa solamente recupero e riciclo di beni e materiali a fine vita, il progetto allo studio per Parigi si propone di trovare soluzioni locali per favorire la progettazione industriale orientata all'ecodesign, la simbiosi industriale e modelli economici basati sui servizi che i beni possono offrire alla collettività senza diventare propietà di chi usufruisce dei servizi.

Sicuramente il sindaco di Parigi ha ben chiaro che per le città l'avere un buon piano di gestione dei rifiuti e di raccolta differenziata non è sufficiente per affrontare le grandi sfide ambientali ed economiche in essere, come traspare da un suo recente intervento. «Noi vogliamo mettere a sistema questo approccio e farne una linea politica. L'idea di base è quella che le città devono cessare di rappresentare un problema ma divenire anche i luoghi dove si trovano le soluzioni. Questo approccio è una novità in Francia e a livello internazionale. Ci sono infatti città come San Francisco o Milano che, pur essendo avanti in termini di riduzione dei rifiuti, non hanno ancora messo in campo una programmazione politica più ampia fondata sull'economia circolare.».
Anche se il sindaco con "riduzione dei rifiuti" intende probabilmente l'aver conseguito buone percentuali di raccolta differenziata, una parte dei milanesi, che si è già espressa a favore di una città a misura d'uomo più verde e sostenibile, vedrebbe con entusiasmo un piano cittadino sul modello parigino. Sono i cittadini che hanno votato a favore della realizzazione di alcuni progetti ambientali oggetto di un referendum nel 2011 molto partecipato. Lo stato di attuazione delle cinque proposte da parte dell'Amministrazione Comunale (mobilità sostenibile, risparmio energetico,riduzione delle emissioni di gas serra e del consumo di suolo, raddoppio del verde urbano e destinazione dell'area Expo a parco agro-alimentare) è ferma ad una media del 30%. Lo ha denunciato recentemenente la Consulta Cittadina per l'attuazione dei cinque referendum consultivi. Secondo la Consulta il ritardo è dovuto all’assenza di un processo di pianificazione integrata da parte della giunta che abbracci le tematiche oggetto delle proposte, e di gravi lacune a livello di informazione e partecipazione dei cittadini.
Il progetto verrà presentato dalla Hidalgo nel corso di una riunione dei sindaci delle città europee, che si terrà a Parigi il 26 Marzo 2015, nella speranza di riuscire a convincerli ad impegnarsi nella stessa direzione. Auguriamoci che i sindaci italiani presenti a Parigi vengano contagiati dalla sua determinazione. La Hidalgo ha sicuramente il merito di aver accettato sul piano locale la sfida che il Governo si è posta oltre un anno fa inserendo l'Economia Circolare come primo dei cinque nuovi progetti tematici, cardine della seconda conferenza ambientale organizzata il 20 e 21 settembre 2013 dal Ministero dell'Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile ed Energia francese.

(1) Il car sharing elettrico di Velib non sembra aver raggiunto gli obiettivi di sostenibilità economica e ambientale attesi come è risultato da uno studio del 2014.

Ridurre i rifiuti e lo sfruttamento di risorse con l’economia circolare (febbraio '15)

imballaggiI rifiuti possono essere evitati con una gestione sostenibile e circolare delle risorse, dice l’Associazione Comuni Virtuosi (ACV). Che mira a ridurre la produzione di rifiuti partendo da dove tutto ha inizio
Quando si parla di iniziative virtuose in tema di gestione dei rifiuti vengono spesso richiamate, anche sui media televisivi, le esperienze di comuni aderenti all’Associazione Comuni Virtuosi. Iniziative che, di fatti, raccontano come sia possibile ridurre la produzione di rifiuti attraverso buone pratiche ambientali e raggiungere percentuali di raccolta differenziata che vanno ben oltre al 70%. Come? Attraverso l’applicazione della tariffazione puntuale e il coinvolgimento dei cittadini.
Succede anche a Parma, il comune più grande fra quelli associati. Eppure l’associazione propone dal 2012 “Meno rifiuti più benessere in 10 mosse”, una campagna che vuole cambiare la percezione diffusa tra l’opinione pubblica che i rifiuti siano una conseguenza ineluttabile del benessere a cui rassegnarsi e con cui convivere. Soprattutto se si ha la fortuna di averli “lontano dagli occhi e dal cuore”.
Ne parliamo con Silvia Ricci, responsabile campagne dell’ACV.
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In cosa si differenzia la vostra iniziativa da altre, e perché?
Innanzitutto si tratta dell’unica iniziativa che si rivolge direttamente al mondo aziendale con una serie di richieste improntate all’uso sostenibile delle risorse. Tema di assoluta attualità, vista la pesante crisi ambientale ed economica che stiamo vivendo e l’emergenza del riscaldamento climatico che si è palesata come la sfida prioritaria da affrontare. Per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra in un pianeta che ospiterà e dovrà sfamare 9 miliardi di persone entro questo secolo, è necessario intervenire sull’attuale modello economico lineare, che ha già mostrato tutti i suoi limiti.
La prima mossa chiede alla aziende produttrici di ridisegnare prodotti e cicli produttivi in un’ottica di economia circolare capace di minimizzare gli effetti collaterali dei processi produttivi come uso intensivo delle risorse naturali, rifiuti e inquinamento. Le mosse seguenti, sulla base di esempi concreti, chiedono di evitare l’attuale spreco di materia lungo tutta la filiera del consumo tra imballaggi e prodotti usa e getta. Attraverso l’innovazione e l’eco-design è possibile sia sostituire la maggior parte delle opzioni usa e getta, che dare vita a prodotti progettati per il riuso e il riciclo efficiente, e per fornire materia prima seconda da utilizzare al posto di materia vergine. Occuparsi del rifiuto quando ormai è prodotto significa sprecare risorse rilevanti in interventi palliativi che non affrontano la radice del problema.

La 10 mosse si rivolgono direttamente al mondo produttivo. Perché i comuni e i cittadini virtuosi hanno bisogno della “collaborAZIONE” delle aziende?
Perché non si può fare prevenzione con interventi disarticolati e “una tantum” che non abbraccino tutta la catena del consumo. I materiali che vengono separati dai cittadini con una raccolta differenziata spinta al 90% e di ottima qualità possono essere metabolizzati e valorizzati con il riuso e il riciclo (di materia) solamente se c’è un sistema strutturato in grado di accoglierli. Lo stesso ragionamento vale per i beni e materiali che si raccolgono negli ecocentri o a domicilio. Questo sistema si può solamente cambiare (mettendo in pratica il principio della responsabilità estesa del produttore) se gli attori della filiera produttiva dialogano/collaborano, sin dalla fase progettuale, con chi si occupa di gestire i loro prodotti a fine vita. Attualmente l’unico modo possibile di gestire questi rifiuti è quello “end pipe”, che cerca di limitare il danno gestendo al meglio i contenuti dei cassonetti con pochissime risorse e in costante diminuzione. Non per difendere le amministrazioni locali che lavorano male, ma non è più ammissibile che a pagare per i costi generati da questo modello produttivo, tra rifiuti e inquinamento, debbano essere sempre gli ultimi anelli della catena, gli enti locali e i cittadini.
Se governi e aziende lavorassero insieme per rendere possibili modelli di economia circolare non staremmo qui a parlare di come meglio gestire o prevenire la produzione di 134,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, 29,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e di 11,5 milioni di tonnellate di imballaggi. Essenzialmente per due ragioni: la prima perché gran parte della produzione di questi scarti verrebbe già prevenuta o minimizzata nella fase di progettazione dei beni, oppure metabolizzata in nuovi cicli produttivi; la seconda perché questo modello economico rivoluziona completamente l’attuale sistema produttivo che, oltre a riempire le discariche, ha riempito le nostre case di oggetti inutili o sottoutilizzati. Se guardiamo a un prodotto pensando ai servizi che può fornirci senza entrare in nostro possesso, si apre un mondo di opportunità economiche ad alta intensità lavorativa.

Parlando di imballaggi, Conai ha annunciato che nel 2013 tre imballaggi su quattro sono stati recuperati. Quali sono le vostre proposte come associazione di enti locali?
Innanzitutto varrebbe la pena spiegare come si arriva al dato del recupero del 77,5% (3 imballaggi su 4). Si tratta della media delle percentuali di riciclo di sei materiali diversi (acciaio, alluminio, plastica, vetro e legno) che variano dal 39% della plastica all’86% della carta, alla quale viene aggiunta la percentuale delle quantità (perlopiù carta e plastica) che sono state “termo valorizzate”. Se il destinatario di questi dati è il cittadino medio, sarebbe più utile fornire dati un po’ più significativi e distinti per categoria di imballaggi, in modo da informarlo dove occorre impegnarsi di più. Per raggiungere l’obiettivo europeo di riciclo del 50% al 2020, il materiale sul quale c’è maggiormente da lavorare è la plastica. Dei due milioni di tonnellate di imballaggi di plastica immessi al consumo, nel 2013 il consorzio per la plastica Corepla ne ha avviato a riciclo 413.640 tonnellate (20,2% dell’immesso) e incenerito con recupero energetico 752.554 tonnellate (36,8% dell’immesso). Detto questo, le 10 mosse sono state ispirate dagli esiti di indagini merceologiche effettuate sul rifiuto indifferenziato e da visite effettuate presso gli impianti di selezione e riciclo, dove si è potuta verificare l’immissione al commercio (in quote sempre maggiori) di alcune tipologie di imballaggi, presentate come il massimo della sostenibilità che poi, nel fine vita, si rivelano riciclabili soltanto in teoria. Pur essendo conteggiati tra gli imballaggi differenziati, questi finiscono di fatto in discarica o negli inceneritori per i motivi che spieghiamo alla pagina dell’iniziativa e in una apposita presentazione.
Oltre che appellarci alle aziende, abbiamo fatto pubblicamente alcune proposte in occasione della firma dell’accordo quadro Anci Conai che regola la raccolta differenziata nei comuni e ne cito due. Come ACV riteniamo che i soldi spesi da Corepla per termovalorizzare la plastica andrebbero invece utilizzati per supportare il riciclo delle plastiche miste, creando così quel potenziale occupazionale nell’indotto del riciclo citato nei diversi rapporti annuali commissionati dal Conai. Riteniamo inoltre che il contributo ambientale (CAC), calcolato sul peso, che viene pagato dagli utilizzatori di imballaggi allo scopo di finanziare la loro raccolta differenziata nei comuni, come avviene in altri Paesi europei debba essere utilizzato come uno strumento di prevenzione, e cioè commisurato alla riciclabilità dell’imballaggio. Più basso se facilmente riciclabile con la tecnologia esistente nel Paese, altissimo se non ci sono queste condizioni e viene raccolto per essere buttato con dispendio di soldi pubblici. I consorzi del Conai, per i diversi materiali (carta, vetro, plastica ecc.), sono beneficiari di un CAC. I comuni ricevono un corrispettivo economico per gli imballaggi raccolti che vengono poi conferiti alle piattaforme Conai a seconda dei materiali. Siccome l’entità dei corrispettivi erogati arriva a coprire meno della metà di quanto serva realmente per raccoglierli, i comuni devono coprire la parte mancante rivalendosi sulle bollette dei cittadini.
Tornando al contributo ambientale pagato al Conai, quello che avviene è che prima diventa parte del prezzo dell’imballaggio e poi viene trasferito nel prezzo finale del bene acquistato imballato. Come ribadito in una recente sentenza del Tar, l’attività dei Consorzi Conai assume tratti similari a quelli propri dell’erogazione di un servizio pubblico, perché i mezzi finanziari per il loro funzionamento provengono in larga parte da risorse degli utenti/operatori/consumatori, mediante l’applicazione del contributo ambientale Conai.

Tratto da La Stampa Tuttogreen - Andrea Bertaglio

 

Prince Ea: "Dear Future Generations: Sorry"

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     (dal 01/01/14 - in litri al secondo)

Al primo posto in Europa per consumo annuo procapite:
193 litri circa

bottiglie di plastica utilizzate in un anno: 9 miliardi
di cui riciclate: il 30% circa**


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*sacchetti di plastica consumati quest'anno nel mondo

** Il consumo procapite di acqua in bottiglia varia a seconda degli studi, fra cui: Un paese in bottiglia di Legambiente e The global Bottled Water Market della Beverage Marketing Corporation.

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