ottimizzato per Mozilla Firefox
(clicca sull'icona per il download)
ARTICOLI CORRELATI
INQUINAMENTO CHIMICO
Bisfenolo A, allarme per gli adulti - "Influisce sulla salute degli spermatozoi"(5 agosto '10)
Il Bpa era già stato contestato per la presenza nei biberon di policarbonato. Ora uno studio della Michigan University ipotizza un collegamento tra la sua assunzione e la concentrazione e l'alterazione del Dna del seme maschile. la Repubblica>>
Biberon, è allarme bisfenolo(5 luglio '10)
Nella plastica di molti prodotti c'è una sostanza che potrebbe essere nociva per i neonati. Francia e Danimarca l'hanno vietata, Germania e Usa lo stanno per fare. In Canada è fuori legge. In Italia il ministero, per ora, non si muove.
LO SPECIALE>> - Ne parliamo con Catherine Leclercq, ricercatrice dell'Inran, l'Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione del Ministero della Sanità, e Giulio Signorile, presidente della Fondazione italiana endometriosi. In collegamento Pino Mele, presidente della Federazione italiana pediatri, e Primo Mastrantoni, presidente dell'Aduc, l'associazione degli utenti e dei consumatori. Conduce Giulia Santerini
Si allarga il fronte del no ai biberon «avvelenati»(aprile '10)
Già vietati in Danimarca e presto anche in Francia. Danni allo sviluppo. La cessione di BPA provocherebbe nello sviluppo effetti simili a quelli degli estrogeni.leggi>>
Plastica e cibi un rapporto ad alto rischio (febbraio '10)
II nostro quotidiano è fatto da decine di sigle. Piccoli codici come Pet, Pvc, Pe, simboli fatti di numeri inscritti in un triangolo, che la maggior parte di noi consumatori neppure capisce. Sono ovunque e non lo sappiamo. Sono i simboli delle plastiche. Che regnano in ogni stanza della nostra casa e soprattutto in cucina, a contatto con tutti gli alimenti. Per il nostro uso e consumo non basta un solo tipo di plastica.
Tra quelle più utilizzate ce ne sono almeno 7. Ciascuna ha i suoi pregi, i suoi difetti, qualcuna pone dei dubbi sulla salute. Ecco perché in queste pagine pubblichiamo le schede, prendendo spunto da un ricerca del mensile dei consumatori Choice, in cui si fa una summa dei principali tipi di materiali usati, dove li troviamo, e i possibili "rischi" che il loro uso pone.
segue>>
QUALI AUMENTI Bisfenolo e sistema endocrino
I materiali plastici con cui conviviamo non sono tutti completamente innocui. A preoccupare di più è il policarbonato, usato per biberon per neonati, ma anche per bottiglie riutilizzabili e per rivestire l'interno dei barattoli in latta. Come sanno i lettori del Salvagente, che di questo si è occupato più volte, il policarbonato può rilasciare negli alimenti, anche se a piccole dosi, il bisfenolo A, una sostanza molto tossica per il sistema endocrino. Pur se il materiale è stato bandito in qualche Stato, fino a oggi le autorità sanitaria di mezzo mondo hanno considerato non significativi i livelli di cessione del Bpa. Ma ora, dopo nuovi studi, molti non se la sentono più di sottovalutare i possibili rischi dell'esposizione di grandi e piccini a questa sostanza. Difatti sia l'Fda negli Stati Uniti che l'Afssa francese stanno per emettere una nuova valutazione scientifica sui pericoli legati al bisfenolo A, e anche l'Efsa europea sta ristudiando il precedente parere scientifico. Ftalati e neonati
Non c'è solo il policarbonato nel mirino. Anche il Pvc pone ancora oggi qualche domanda. Oltre a essere presente in tubi e dispositivi medici, il polimero è utilizzato in vaschette trasparenti per alimenti a uso industriale e per il 90% delle pellicole trasparenti. "Il problema di questo materiale", spiega Èva Alessi, responsabile del Wwf per le campagne internazionali e da anni esperta di queste tematiche, "è dato dal rilascio degli ftalati, utilizzati nel Pvc come plastificanti e potentissimi interferenti endocrini. Gli ftalati sono sostanze persistenti nell'ambiente, e gli ultimi studi hanno anche dimostrato che sono in grado di provocare gravi patologie negli organi riproduttivi dei feti maschi". Anni di analisi anche sull'uomo hanno poi dimostrato che queste sostanze si accumulano nel sangue umano, e sono rintracciabili persino nel cordone ombelicale e nel sangue placentare delle donne in gravidanza, esponendo così i feti a un rischio molto alto. Per ragioni come queste in tutta Europa dal 2001 una normativa impone ai produttori di pellicole in Pvc di non utilizzare più del 5% di ftalati. Ma il 5% non equivale a zero, e gli ftalati finiscono comunque a contatto con gli alimenti. "Il problema riguarda Polistirolo discusso soprattutto i cibi grassi", spiega la Alessi, "perché queste sostanze sono liposolubili, e così migrano con molta facilità in cibi come formaggi e carni". Secondo il Wwf, e molti altri, la limitazione del 5%, pur essendo un grande passo avanti, non è sufficiente.
"Per i giocattoli per l'infanzia, che finiscono in bocca ai bambini, gli ftalati sono stati banditi completamente. Se esistono le alternative, perché non eliminarli anche da qui?", si chiede la biologa.
L'alternativa difatti c'è, come spiegano da Unionplast, la federazione che rappresenta le aziende produttóri di questi materiali: "Esistono le pellicole in polietilene, ma non solo. Anche nel Pvc sono state trovate soluzioni alternative per sostituire gli ftalati con plastificanti di nuova generazione, come i citrati, che non pongono problemi di questi tipo". II mondo delle plastiche non è finito: altro sorvegliato speciale dei consumatori australiani è il polistirene (o polistirolo), che compone non solo le vaschette, ma anche utensili di plastica e vasetti per gli yogurt.
Secondo le autorità scientifiche il polistirene in sé è un materiale inerte. Le preoccupazioni nascono dallo stirene, che è un monomero del polistirene, ed è classificato dallo lare come "possibile cancerogeno per gli urnani". Ma l'americana Environmental Protection Agency, di solito rigidissima, parla di evidenze "inconclusive". Inoltre, il polistirene può contenere bassissime livelli di residui di stirene che però, ancora secondo l'Fda, non pongono problemi. Anche per questo i consumatori australiani parlano di rischi molto bassi. C'è da stare tranquilli, insomma, anche se il futuro non sarà certo senza plastica, anzi.
L'industria ha già allo studio nuovi materiali e nuove tecnologie. I più all'avanguardia, spiega Angelo Bonsignori, direttore di Unionplast, "stanno lavorando a contenitori 'attivi', in grado di indicare lo stato di conservazione del prodotto o di allungarne la conservazione, rilasciando o trattenendo sostanze. Il nostro obiettivo è studiare nuove applicazioni che riescano a conservare i prodotti al meglio dal punto di vista della sicurezza e di quello delle qualità organolettiche". Polipropilene (PP) Polistirene (PS) Rischi: non conosciuti
Questo simbolo è utilizzato per individuare tutte le altre plastiche, incluso il policarbonato BIBERON, BOTTIGLIE RIUTILIZZABILI PER L'ACQUA USATE DA CICLISTI, RIVESTIMENTI INTERNI DI ALIMENTI IN SCATOLA VASCHETTE PER FORMAGGI FRESCHI E ALIMENTI, CONTENITORI PER CONSERVARE GLI ALIMENTI, ANCHE DA MICROONDE Rischi: i ricercatori hanno individuato possibili rischi per la salute dovuti a tracce di monomeri di stirene. Il rischio sembra però essere basso
POSATE E UTENSILI DI PLASTICA, VASETTI DI YOGURT, TAZZINEDACAFFÈIN PLASTICA, VASCHETTE UTILIZZATE DA SUPERMERCATI PER CONFEZIONARE LA CARNE Rischi: il policarbonato può rilasciare negli alimenti il bisfenolo, specie quando le bottiglie vengono lavate.
PELLICOLE CASALINGHE, MEGLIO QUELLE SENZA FTALATI
Difficile fare a meno della pellicola per alimenti, a casa e ancora di più nei supermercati. Ma della sicurezza di questo materiale si discute da anni. Per via degli ftalati, i plastificanti e ammorbidenti. Le alternative agli ftalati esistono. E la prima si chiama polietilene, materiale simile al Pvc ma considerato "inerte". Per un consumatore è facile riconoscere le pellicole fatte di questo materiale, perché sono quelle sulle cui confezioni compare la scritta "senza Pvc". I film in polietilene occupano circa il 10% del mercato "domestico", ma non è difficile trovarli, visto che catene come Coop o Gs hanno in commercio pellicole a marchio di questo materiale. Ma anche altri leader di mercato hanno preso le loro contromisure. Spiega Pierà Valle, responsabile Marketing dell'azienda Comset, che ha marchi come Frio e produce anche per altri marchi privati della grande distribuzione (tra cui Conad): "La nostra azienda fabbrica pellicole in entrambi i materiali, Pe e Pvc. Per i film in Pvc, ci riforniamo solo da produttori che realizzano pellicole senza ftalati, anche se la legge ne ammette il 5%". Ad assicurare che questo avvenga, spiega la rappresentante, ogni partita di materiale viene sottoposta ad analisi scrupolosissime effettuate da laboratori esterni". La risposta di Comit Cofresco, titolare dei marchi Culti e Domopak, è molto simile: "Le nostre pellicole sono in Pvc. Si tratta di prodotti certificati privi di ftalati che vengono sottoposti periodicamente a rigidi controlli per garantire standard qualitativi conformi alle normative vigenti del settore". Ma se sul mercato domestico orientarsi è più facile, come funziona per il mercato industriale? Che plastica è quella che avvolge le confezioni di cibi freschi dal macellaio o ai supermercato? E soprattutto, esistono limitazioni e particolari restrizioni per le pellicole che devono avvolgere cibi grassi, i più sensibili? Polivinile doride (PVC)Rischi: non conosciuti Polietilene terephtalate (PET) BOTTIGLIE DEL LATTE, BOTTIGLIETTE DI YOGURT LIQUIDO, SACCHETTI PER ALIMENTI Rischi: non conosciuti Polietilene ad alta densità (HDPE) ALCUNE PELLICOLE PER ALIMENTI Rischi: non conosciuti Polietilene a bassa densità (LDPE) BOTTIGLIE PER L'ACQUA MINERALE E SOFT DRINK Rischi: contiene plasticizzanti come DEHA o ftalati che possono migrare negli alimenti CONTENITORI PER CIBI TAKE AWAY, RIVESTIMENTI RESISTENTI ALL'ACQUA, NEI CARTONI DEL LATTE, BUSTINE UTILIZZATE PER IL PANE E PER I CIBI SURGELATI, ALCUNE PELLICOLE PER AUMENTI
L'FSA ignora l'evidenza scientifica sulla pericolosità del Bisfenolo A(dicembre '09)
Parte a dicembre in Inghilterra una campagna promossa da Breast Cancer.
Associazioni attiviste nel campo della salute hanno criticato l'agenzia FSA, Food Standards Agency per aver ignorato studi che provano gli effetti nocivi del Bisfenolo-A (BPA) sulla salute umana con particolare riferimento alla salute infantile e chiedono che la sostanza venga bandita dai biberon e altri contenitori per uso alimentare.
Questa sostanza appartenente alla categoria dei “distruttori o interferenti endocrini” è ritenuta responsabile, insieme ad altri contaminanti del continuo aumento di casi di patologie riproduttive, malattie metaboliche, dell'insorgenza dell'obesità e di alcuni tumori come quelli al seno e alla prostata.
Durante la presentazione dell'ultimo rapporto del giugno scorso anche la Società Americana di Endocrinologia, ha lanciato un preoccupante avvertimento, spiegando che gli interferenti endocrini (ftalati inclusi) costituiscono una "minaccia significativa per la salute pubblica" e ha chiesto immediata collaborazione e coordinamento per arrivare a formulare una politica in materia di gestione di queste sostanze di interferenti endocrini EDC.
continua >>
Il Bisfenolo A (BPA) è una delle sostanze chimiche utilizzate per produrre plastiche e resine e in particolare viene impiegato nella produzione di policarbonato, una plastica utilizzata per biberon, stoviglie, contenitori per alimenti e nella produzione di rivestimenti epossidici per materiali metallici come lattine e contenitori per cibo in scatola o bevande.
La sua sicurezza è stata nuovamente messa in discussione da un recente rapporto pubblicato sulla rivista dell'associazione americana dei consumatori Consumer Reports, che ha trovato la sostanza chimica in una vasta gamma di alimenti in scatola negli Stati Uniti. (vedi )
Il rapporto ha evidenziato che le attuali linee guida di riferimento negli Stati Uniti sono ormai superate e non riflettono gli studi più recenti sui rischi sanitari causati dall'assunzione della sostanza anche a bassi dosaggi.
Ma la FSA nega che le stesse preoccupazioni siano giustificate in Europa e nel Regno Unito in quanto un loro studio, effettuato nel 2007 su un campione di persone, evidenzierebbe che la quantità assunta giornalmente attraverso gli alimenti si attesterebbe 'ben al di sotto dei livelli tollerati'.
Tuttavia la EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, sotto la pressione esercitata da due stati membri europei, Danimarca e Belgio dovrà riesaminare presto la questione.
Secondo Chiara Dimmer presidente della fondazione di ricerca sul tumore alla mammella Breast Cancer UK ha dichiarato che lo studio dell' EFSA non ha tenuto conto di un decennio di studi scientifici che fanno riferimento a potenziali effetti nocivi sulla salute del BPA e che dal 2007 altri studi significativi sono stati prodotti.
Pertanto Breast Cancer UK, ritenendo che l'evidenza scientifica debba spingere all'azione lancerà una campagna nazionale nel mese di dicembre per chiedere al governo di vietare la presenza di BPA nei biberon e prodotti per neonati e a richiedere ai produttori una chiara etichettatura che evidenzi qualora la sostanza sia presente o meno nei prodotti.
" E' significativo che solamente il mese scorso,Lisa Jackson direttore dell'EPA, Environmental Protection Agency annunciando la necessità di adeguare l'attuale regolamentazione all'uso delle sostanza tossiche del 1976 -Toxic Substances Control Act- abbia dichiarato che sempre più spesso vengono segnalati i diversi rischi per la salute causati da sostanze chimiche come, tra le altre, il Bisfenolo A che si trova nei biberon e che può influenzare lo sviluppo del cervello ed è collegato all'insorgenza di casi di obesità e cancro" ha affermato Chiara Dimmer.
CHICAGO – 13 maggio 2009. Il Consiglio della città di Chicago ha emesso un provvedimento che vieta la vendita di biberon, tazze e bicchieri destinati a bambini sotto i tre anni contenenti bisfenolo-A (BPA). Questo a seguito di studi che ne evidenzierebbero la nocività. segue>>
MATERIALI BIODEGRADABILI ALTERNATIVI ALLA PLASTICA
Valutazione d'impatto ambientale: BORSA riutilizzabile versus SACCHETTO monouso (maggio '10)
Di qualsiasi materiale sia fatto il sacchetto monouso esce sconfitto quando studi di valutazione di impatto ambientale lo raffrontano con la borsa riutilizzabile.leggi>>
Biodegradabile cosa??(marzo '10)
...ho esaminato l’uso dei sacchetti di plastica biodegradabili per i supermercati. La questione si è rivelata piuttosto complessa e piena di trabocchetti (*) Uno dei problemi, forse il principale, è che la gente non ha informazione – nè chiara nè sufficiente – riguardo a quello che si intende esattamente per “biodegradabile” e “compostabile.” leggi>>
IBM progetta la plastica "verde" e biocompatibile(marzo '10)
Nuove scoperte potrebbero condurre allo sviluppo di nuovi tipi di plastica biodegradabile e biocompatibile, e a un nuovo processo di riciclaggio, in grado di incrementare significativamente il riutilizzo del comune PET e, in futuro, della bioplastica.
leggi>>
Sacchetti “ecologici”: considerazioni sulla sostenibilità
Non basta che l’imballaggio scompaia dalla vista dopo l’uso. Bisogna che sia compatibile con un uso corretto delle risorse.leggi>>
Ma i sacchetti ecologici, lo sono?
Scrivere sui sacchetti “biodegradabile al 100%” se non del tutto scorretto, è quantomeno fuorviante. segue>>
Posizione del WWF sulle bioplastiche
Buste di plastica o da materie prime vegetali? Un quesito mal posto
21/1/2008 - Cresce il dibattito sulla possibilità di sostituire le buste di plastica con quelle prodotte a partire da materie prime vegetali ("bioplastiche"). Questa posizione del WWF in materia di bioplastiche è una puntualizzazione rispetto a quanto apparso su Corriere della Sera (a pagina 10 in data 2 dicembre 2007). Il WWF ritiene non sia possibile pensare di sostituire tutti i polimeri sintetici derivanti dal petrolio con quelli provenienti da materie prime vegetali.
Per leggere l'articolo e/o scaricare il *.pdf cliccare qui
INQUINAMENTO DA RIFIUTI
Alle Hawaii il via al primo piano nazionale di contrasto ai detriti marini(gennaio '10)
L'agenzia nazionale americana NOAA (National Oceanic and Athmospheric Administration) ha annunciato la partenza di un piano nazionale a lungo termine per la rimozione dei rifiuti dalle acque costiere e barriere coralline dell'arcipelago delle isole Hawaii.
Il piano, il primo del suo genere negli Stati Uniti, sarà determinante per proteggere le comunità costiere delle Hawaii e la vita marina minacciate dalle migliaia di tonnellate di detriti marini che inondano le isole ogni anno e che sono composti da plastica di varia natura, reti da pesca dismesse e altre tipologie di rifiuti.
"Per troppo tempo i detriti marini hanno offuscato la naturale bellezza del nostro mare e minacciato il nostro ecosistema marino", dichiara il senatore Daniel K. Inouye. " Mi sono sempre battuto per sollecitare un intervento coordinato di rimozione delle troppe tonnellate di detriti che ricoprono le nostre coste, soffocano i nostri coralli, uccidono i nostri pesci e i nostri mammiferi marini. Si tratta di un grave problema per tutta l'America e sono orgoglioso che lo stato delle Hawaii sia in prima linea nella ricerca di una soluzione a questo problema globale ".
continua >>
Negli ultimi due anni hanno collaborato con il programma del NOAA, Marine Debris che affronta questa problematica, numerose agenzie governative, e non, appartenenti al mondo accademico insieme ad aziende e gruppi privati di tutto lo stato. Questo lavoro congiunto ha portato allo sviluppo di un programma di azione specifico per le Hawaii (Hawaii Marine Debris Action Plan).
Basandosi su esperienze significative che hanno avuto luogo in passato a livello locale il piano delinea e coordina a livello statale tutti i progetti e le attività che si intraprenderanno per ridurre:
- l'accumulo attuale dei detriti marini, non contrastato negli anni;
- la quantità di navi e pescherecci abbandonati o in stato di degrado;
- la presenza di detriti nei corsi d'acqua;
- lo smaltimento degli attrezzi da pesca e di altri rifiuti solidi in mare.
Numerose strategie e attività che si focalizzano sui campi di intervento appena citati sono già in corso, come, ad esempio, gli interventi di rimozione dei detriti, sia di routine sia di emergenza, le campagne di prevenzione e di sensibilizzazione della popolazione, nonché il rafforzamento della ricerca e dello sviluppo tecnologico necessari in questo ambito. I progressi verranno monitorati e misurati nel tempo per ciascuno di questi settori di intervento.
"Durante questi anni abbiamo lavorato in tanti per affrontare questa problematica alle Hawaii seguendo ognuno un proprio metodo. E' positivo poter avere ora un piano a cui fare riferimento e a cui poter contribuire", ha dichiarato Marvin Heskett, membro della sezione locale di Surfrider, Oahu Chapter.
Il piano che è sostenuto e coordinato dal NOAA con l'assistenza della US Environmental Protection Agency, è consultabile online.
L'agenzia NOAA studia e prevede i cambiamenti nell'ambiente terrestre, dalle profondità degli oceani alla superficie del sole, e si occupa della conservazione delle risorse costiere e marine.
Le cicche di sigaretta? Inquinano come i rifiuti industriali
Gli esperti dell'Enea propongono di dare inizio a una raccolta differenziata.Corriere della Sera>>
Ormoni nell'acqua minerale in bottiglia
26/03/2009 - Un team di tossicologi tedeschi, su incarico del Ministero dell'Ambiente, ha dimostrato la presenza di contaminazioni ormonali nelle bibite in bottiglia. In particolare nelle acque minerali nelle comode bottiglie in pet. Estrogeni in concentrazioni simili a quelle delle acque di scarico! http://www.aamterranuova.it/article3248.htm