sacchetti di plastica consumati quest'anno:
 
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RAPPORTI E DOSSIER

INQUINAMENTO DA RIFIUTI PLASTICI

Fermiamo la zuppa di plastica nel Mediterraneo ! (gennaio '11)

frammenti presenti nelle acque del mediterraneoCirca 250 miliardi di frammenti microscopici di plastica galleggiano nel Mediterraneo, creando un danno biologico che si riverbera su tutta a catena alimentare, secondo una ricerca in corso che ha effettuato una prima analisi su campioni di acqua prelevati nel mese dello scorso luglio al largo della Francia, dell'Italia settentrionale e della Spagna ad una profondità di 10-15 cm circa.
La stima è stata effettuata da biologi marini francesi e belgi, che hanno analizzato i campioni prelevati da volontari al servizio del progetto Expedition MED (Mediterraneo in pericolo) a bordo di uno yacht di 17 metri. Il progetto è condotto da un'equipe di ambientalisti e biologi marini dell'Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare (Ifremer) e dell'Università di Liegi (Belgio).
segue >>
"Sulla base dei frammenti di plastica contenuti nel 90% dei campioni dal peso medio di 1,8 milligrammi si può desumere la presenza di almeno 500 tonnellate nell'intero mediterraneo con una media di 115.000 frammenti per km2", ha detto Francois Galgani, dell'Istituto francese Ifremer alla presentazione di questi primi risultati. Preoccupanti gli esiti dei rilevamenti al largo dell'Isola d'Elba, dove la concentrazione di frammenti sarebbe addirittura superiore a quella delle zone già compromesse degli oceani Pacifico ed Atlantico denominate grandi macchie o vortici di spazzatura con una concentrazione di 892.000 frammenti per km2!
Si tratta per ora di una valutazione preliminare poiché lo studio, che durerà tre anni, ha in agenda una serie di rilevamenti di cui uno in programma nei mesi di giugno e luglio di quest'anno nelle acque al largo di Gibilterra, Marocco, Algeria, Tunisa, Sardegna e Italia del Sud.
La missione di Expedition MED consiste nel:
1) rilevare la quantità e le implicazioni nocive della plastica presente sotto forma di microframmenti che si accumulano nel Mediterraneo minacciando l'equilibrio della biodiversità marina
2) aumentare la consapevolezza circa i danni causati dalla plastica in mare, e la necessità di ridurre
i rifiuti a monte
3) utilizzare le spedizioni per raccogliere specifici dati relativi a tutta la biodiversità marina del Mediterraneo (plancton, meduse, alghe ...)
mappa dl mediterraneoExpedition MED 2010 - 2013 è una novità non solamente per la Francia in quanto è il primo programma a livello europeo che si propone di studiare questo fenomeno allarmante di inquinamento da micro-plastica, quasi invisibile ma in grado di entrare nella nostra catena alimentare. I frammenti di plastica dalle dimensioni e colori simili al plancton vengono scambiati per cibo e ingeriti dai piccoli pesci che poi a loro volta vengono mangiati dai predatori più grandi.
La plastica, prima di frantumarsi in micro particelle agisce come un serial killer per centinaia di migliaia di mammiferi marini, tartarughe e uccelli che accumulano nel loro stomaco
grandi quantità di questi rifiuti sino a rimanerne vittime. La plastica dopo la morte dell'animale torna infinite volte libera nell'ambiente uccidendo ancora.
Lo studio si propone di rispondere a molte domande circa la presenza della plastica in mare tra cui:
- Quanti sono i microframmenti che attualmente fluttuano nel Mediterraneo e dove si concentrano maggiormente
- In quale misura la quantità attuale è destinata a crescere nei prossimi decenni: è il Mediterraneo in procinto di divenire una zuppa di plastica di cui si cibano i pesci?
- Quanti frammenti si depositano in fondo al mare e quanti vengono ingeriti
- Quali tipi di plastica li compongono è qual'è la loro origine
- Sono queste particelle in grado di veicolare inquinanti nella catena alimentare
- Quali reali effetti hanno sulla biodiversità marina?
- Quale impatto sociale, economico di salute pubblica possono rappresentare per le popolazioni del Mediterraneo

Grazie ai suoi sostenitori e partner, Expedition MED vuole raccogliere tutta l'evidenza scientifica necessaria che confermi l'assoluta necessità di proseguire il programma di ricerca e di prelievi in tutto il Mediterraneo fino al 2013.
In questo modo sarà possibile far conoscere a politici, industriali e associazioni la portata attuale di questo inquinamento da detriti nel Mediterraneo, un mare già indebolito e considerato uno dei più inquinati del mondo, e dei pericoli che questo rappresenta per la vita marina e la salute umana.
Mentre i dati scientifici raccolti dalla spedizione saranno fondamentali per anticipare i rischi reali di inquinamento nei prossimi decenni, essi serviranno a ben poco senza la mobilitazione e la solidarietà di coloro per i quali il mare è una risorsa vitale, un lavoro, un futuro, un hobby capace con l'azione di scongiurare un peggioramento dei livelli di inquinamento del Mar Mediterraneo e nello stesso tempo degli altri mari ed oceani.
Considerando che l'inquinamento è una condizione che tocca tutti e che andrebbe aggredito alla fonte il team di Expedition ME, in collaborazione con un gruppo di associazioni di paesi di tutto Mediterraneo, si appella ai cittadini chiedendo loro di firmare una petizione internazionale che richieda al Parlamento europeo "Un quadro giuridico europeo rafforzato che promuova una progettazione ecocompatibile * dei prodotti di consumo, e una legislazione che combatta l'imballaggio eccessivo e riduca la produzione di articoli usa e getta”.
A fronte della possibilità offerta dall'art. 194 del trattato CE che mette in condizione qualsiasi cittadino di un Stato membro dell'Unione di portare una legge all'esame del Parlamento europeo a fronte della raccolta di almeno un milione di firme da almeno un terzo degli Stati membri è stata lanciata la petizione 1 MILIONE di clic per salvare il Mediterraneo.
E' partita allo scopo una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione che vede impegnate le associazioni ambientaliste partner del progetto in Italia, Marocco, Algeria, Francia, Spagna, Grecia e Turchia ad informare i propri cittadini e turisti su questa forma di inquinamento, le sue implicazioni e ottenere la loro adesione alla petizione.
Expedition MED cerca anche di creare una rete costituita da centri di ricerca, associazioni ambientaliste e centri di ricerca universitari impegnati nella protezione della biodiversità marina e nella lotta contro l'inquinamento da rifiuti. Al momento collaborano con altre ONG attive negli oceani Pacifico e Atlantico condividendo dati, attrezzature ed esperienze.
Seguendo questo link www.expeditionmed.eu è possibile scaricare il rapporto di presentazione del progetto e firmare la petizione.
* La progettazione ecocompatibile o Ecodesign è la progettazione di un oggetto in modo che causi il minor danno possibile all’ambiente durante tutte le fasi del suo ciclo di vita: dalla produzione all’uso ed infine allo smaltimento, secondo il concetto “from cradle to grave”, letteralmente “dalla culla alla tomba”.

Secondo il Direttore dell'UNEP (le Nazioni Unite per l’Ambiente) i sacchetti in plastica andrebbero banditi

Washington DC, 8 giugno 2009 – reti da pesche dismesse, sacchetti di plastica, mozziconi di sigarette, una marea crescente di rifiuti marini danneggia e inquina oceani e spiagge in tutto il mondo, lo afferma l'ultimo rapporto dell’Unep (le Nazioni Unite per l’Ambiente) e della società Ocean Conservancy presentato in occasione della giornata mondiale degli oceani.
Lo studio “Rifiuti marini: una sfida globale” per la prima volta ha interessato i mari di 12 regioni del globo: il mar Baltico, mar Nero, mar Caspio, mari del sud est asiatico, mare dell'africa orientale, Mediterraneo, Atlantico Nord-est, Pacifico del nord ovest, Mar Rosso e Golfo di Aden, Mari del Sud asiatico, Sud Pacifico, mare dei Caraibi.
Achim Steiner, Direttore esecutivo dell'UNEP , ha dichiarato:
"I rifiuti marini sono il sintomo di un malessere più ampio: dello spreco derivante da una pessima gestione delle risorse naturali. I sacchetti di plastica, le bottiglie e altri rifiuti che si accumulano nei mari e negli oceani potrebbero essere drasticamente ridotti mediante azioni di prevenzione, riduzione e gestione dei rifiuti e implementando le iniziative di riciclaggio".
continua>>
"Alcuni dei rifiuti, come i sacchetti in plastica sottile che soffocano e minano la vita dei mari, dovrebbero essere progressivamente eliminati in tutto il mondo, non esistono giustificazioni per la loro produzione. Altri rifiuti come imballaggi, bottiglie, articoli monouso come stoviglie in plastica, cotton fioc possono essere drasticamente ridotti con azioni di sensibilizzazione delle persone e attivando incentivi economici che vadano a premiare scelte di acquisto a favore della riduzione, riutilizzo e riciclaggio e che disincentivino le soluzioni usa e getta “.
I risultati della relazione indicano che, nonostante gli sforzi fatti dalle numerose organizzazioni nazionali e internazionali, per contrastare l'inquinamento marino, la quantità di rifiuti gettati in mare è allarmante. I rifiuti stanno mettendo a repentaglio la sicurezza e la salute dell'uomo e causando la morte di numerose specie marine per ingestione, soffocamento, o a causa di ferite e fame quando rimangono intrappolate. Senza considerare i danni arrecati alle attrezzature nautiche e lo sfregio arrecato alle zone costiere con i conseguenti danni economici.
Philippe Cousteau, CEO di Earth Echo internazionale e membro del consiglio di amministrazione di Ocean Conservancy aggiunge:
"Questo rapporto è molto di più che una serie di dati e di cifre, dimostrando che l'incuria e l'indifferenza si sta rivelando letale per i nostri oceani e per i suoi abitanti, ci dice che è arrivato il momento di prendere posizioni coraggiose e audaci. Si tratta di adottare precauzioni e soluzioni attuabili da tutte le nazioni e che possono fare la differenza per l'intero pianeta".

Nel Mediterraneo, il 52% della top 12 dei rifiuti, che include plastica, alluminio e vetro, arriva da attività costiere e ricreative. Gli avanzi dei fumatori invece, da soli arrivano al 40% dell’immondizia recuperata, mentre le attività marine generano il 5% della spazzatura marina. Tra i maggiori agenti inquinanti, quindi, ci sono mozziconi di sigaretta e pacchetti. I rifiuti dei tabagisti ammontano al 37% dell’immondizia raccolta, che supera il 40% se si conta anche il 3,8% delle confezioni di tabacco.
Seguono, immancabili: bottiglie di plastica (9,8%), buste di plastica (8,5%), lattine di alluminio (7,6%), coperchi (7,3%), bottiglie di vetro (5,8%), il set completo del picnic usa e getta (bicchieri, piatti e posate) con il 3,8%, imballaggi e contenitori di cibo (2,5%), cannucce (2,1%) e linguette di apertura di lattine o altro (1,9%).
La maggior parte dei rifiuti vengono prodotti d’estate. La gestione dei rifiuti nei paesi del Mediterraneo è ancora scarsa e legata al forte impatto del turismo. Il Mediterraneo, infatti, rappresenta una delle destinazioni turistiche più gettonate al mondo, in particolare le zone costiere, che durante la stagione estiva raddoppiano la popolazione. In alcune mete, secondo l’Unep, oltre il 75% dei rifiuti vengono prodotti durante l’estate.

Dal documento emerge che, nonostante gli sforzi internazionali, nazionali e regionali per fermare l’inquinamento del mare, un’allarmante quantità di spazzatura gettata in acqua continua a minacciare la sicurezza e la salute sia per la popolazione che per gli animali. In alcune zone del Mare del Nord, dice il rapporto, il 95% degli uccelli marini ha ingerito plastica. Secondo il rapporto Unep, esistono regole sui rifiuti nei vari paesi ma rimangono problemi legati al funzionamento e utilizzo degli impianti portuali di raccolta, specie nei piccoli porti di pesca e nelle marine. L’immondizia ritrovata in acqua deriva in gran parte dalle attività costiere.
Fonte: Unep/ Il Messaggero
Per leggere il rapporto *.pdf in inglese cliccare qui

National Marine Debris Monitoring Program

Uno studio unico nel suo genere per valutare l'impatto dei detriti marini sulle zone costiere è stato effettuato in America dalla società The Ocean Conservancy per una durata di cinque anni (2001-2006). Lo studio National Marine Debris Monitoring Program ha censito tipi di detriti e loro provenienza sotto la guida di un esperto del settore Seba Sheayly per fotografare l'entità del problema . I risultati sulla tipologia e percentuali di quanto raccolto sulle spiagge e coste americane rispecchiano quelli di analoghe ricerche e raccolte effettuate in mari europei.
Lo studio ha riscontrato che tra i rifiuti di plastica maggiormente rappresentati figuravano le cannucce di plastica, pari al 27.5% del totale raccolto, mentre bottiglie e sacchetti di plastica ne rappresentavano , rispettivamente, il 21% e oltre il 10%.
Leggi l'aggiornamento 2010 "Lessons Learned">>

La societÓ Ocean Conservancy

Ocean Conservancy opera negli Stati Uniti a difesa della salute dell'oceano e dei suoi ecosistemi contrastando attività e azioni che minacciano la vita degli oceani e la salute umana. Attraverso attività di ricerca, informazione scientifica e educazione ambientale mette in grado le persone di agire nel loro quotidiano a difesa e in nome della conservazione degli oceani.
The Ocean Conservancy lancia ogni anno il terzo sabato di settembre la campagna internazionale di pulizia costiera ICC International Coastal Cleanup, una giornata di pulizia spiagge e coste che si realizza in migliaia di aree del mondo a opera di volontari. Sulla base dei rifiuti raccolti complessivamente e della situazione generale riscontrata durante le operazioni di pulizia viene redatto un rapporto annuale.
Rapporto 2010:
Trash Travels: From Our Hands to the Sea, Around the Globe, and Through Time >>

Secondo L'UNEP il programma di protezione ambientale delle Nazioni Unite il fenomeno dell'inquinamento da rifiuto che
affligge mari e corsi d'acqua è il più pervasivo ma al tempo stesso di possibile soluzione leggi come

Siti utili per approfondire l'argomento dell'inquinamento da plastica dei mari:

INQUINAMENTO CHIMICO

Rapporto CHEM Trust - SarÓ un mondo di femmine?

- 7 dicembre 2008.Effetti degli Inquinanti sulla CapacitÓ Riproduttiva dei Vertebrati di Sesso Maschile - Uomini in pericolo.
Diffusa femminilizzazione della fauna maschile solleva l'allarme. (*.pdf in inglese)

Scarica la sintesi
Scarica il testo integrale della relazione

- LA STAMPA 08 Dicembre 2008
UN MONDO SENZA MASCHI “SARÀ UN MONDO DI FEMMINE” LA CHIMICA CANCELLA I MASCHI di Vittorio Sabadin

Per leggere l'articolo cliccare qui

Dossier del WWF

ELETTRONICA VERDE

ECO-GUIDA ai prodotti elettronici verdi di GREENPEACE – 18ma EDIZIONE

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by avanguardia virtuosa - 2009