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RAPPORTI E DOSSIER
ELETTRONICA VERDE
ECO-GUIDA ai prodotti elettronici verdi di GREENPEACE – 15ma EDIZIONE
Ci sono diverse novità nella quindicesima edizione dell’ Ecoguida ai prodotti elettronici verdi pubblicata da Greenpeace. Dell, Samsung e Toshiba perdono posizioni perché non mantengono la promessa di ripulire la loro catena produttiva dal Pvc e dai ritardanti di fiamma a base di bromo. Queste sostanze contaminano l’ambiente e l’uomo durante tutto il ciclo di vita: dalla produzione all’impiego, fino al loro smaltimento finale. Dal momento che esistono alternative più sicure è possibile fin da subito sostituire questi composti pericolosi, spiega l’associazione ambientalista.
“Non possiamo tollerare che queste aziende facciano passi indietro dopo essersi impegnate a produrre articoli privi di sostanze tossiche - spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace. - Società come Apple, Hp e due brand indiani, Hcl e Wipro, stanno già eliminando le sostanze più pericolose: togliere i veleni dall’high-tech è una pratica possibile e a costi competitivi”. Sony Ericsson, Hp e Acer hanno compiuto ulteriori passi avanti e hanno fatto sentire il proprio peso per influenzare il processo di revisione della direttiva Rohs (Restriction of hazardous substances in electronics). Queste aziende chiedono che la direttiva proibisca l’uso del Pvc e di tutti i ritardanti di fiamma bromurati nei prodotti tecnologici. “È incoraggiante vedere come diverse aziende importanti sostengano, in linea con le richieste di Greenpeace, l’urgente bisogno di una legislazione in grado di rimuovere completamente queste sostanze pericolose”, conclude Polidori. (Tratto da E-gazette 31-5-2010)
Per maggiori dettagli leggi la sintesi>>
INQUINAMENTO CHIMICO
Rapporto CHEM Trust - Sarà un mondo di femmine?
- 7 dicembre 2008.Effetti degli Inquinanti sulla Capacità Riproduttiva dei Vertebrati di Sesso Maschile - Uomini in pericolo. Diffusa femminilizzazione della fauna maschile solleva l'allarme. (*.pdf in inglese)
Secondo il Direttore dell'UNEP (le Nazioni Unite per l’Ambiente) i sacchetti in plastica andrebbero banditi
Washington DC, 8 giugno 2009 – reti da pesche dismesse, sacchetti di plastica, mozziconi di sigarette, una marea crescente di rifiuti marini danneggia e inquina oceani e spiagge in tutto il mondo, lo afferma l'ultimo rapporto dell’Unep (le Nazioni Unite per l’Ambiente) e della società Ocean Conservancy presentato in occasione della giornata mondiale degli oceani.
Lo studio “Rifiuti marini: una sfida globale” per la prima volta ha interessato i mari di 12 regioni del globo: il mar Baltico, mar Nero, mar Caspio, mari del sud est asiatico, mare dell'africa orientale, Mediterraneo, Atlantico Nord-est, Pacifico del nord ovest, Mar Rosso e Golfo di Aden, Mari del Sud asiatico, Sud Pacifico, mare dei Caraibi.
Achim Steiner, Direttore esecutivo dell'UNEP , ha dichiarato:
"I rifiuti marini sono il sintomo di un malessere più ampio: dello spreco derivante da una pessima gestione delle risorse naturali. I sacchetti di plastica, le bottiglie e altri rifiuti che si accumulano nei mari e negli oceani potrebbero essere drasticamente ridotti mediante azioni di prevenzione, riduzione e gestione dei rifiuti e implementando le iniziative di riciclaggio".
continua>>
"Alcuni dei rifiuti, come i sacchetti in plastica sottile che soffocano e minano la vita dei mari, dovrebbero essere progressivamente eliminati in tutto il mondo, non esistono giustificazioni per la loro produzione. Altri rifiuti come imballaggi, bottiglie, articoli monouso come stoviglie in plastica, cotton fioc possono essere drasticamente ridotti con azioni di sensibilizzazione delle persone e attivando incentivi economici che vadano a premiare scelte di acquisto a favore della riduzione, riutilizzo e riciclaggio e che disincentivino le soluzioni usa e getta “.
I risultati della relazione indicano che, nonostante gli sforzi fatti dalle numerose organizzazioni nazionali e internazionali, per contrastare l'inquinamento marino, la quantità di rifiuti gettati in mare è allarmante. I rifiuti stanno mettendo a repentaglio la sicurezza e la salute dell'uomo e causando la morte di numerose specie marine per ingestione, soffocamento, o a causa di ferite e fame quando rimangono intrappolate. Senza considerare i danni arrecati alle attrezzature nautiche e lo sfregio arrecato alle zone costiere con i conseguenti danni economici.
Philippe Cousteau, CEO di Earth Echo internazionale e membro del consiglio di amministrazione di Ocean Conservancy aggiunge:
"Questo rapporto è molto di più che una serie di dati e di cifre, dimostrando che l'incuria e l'indifferenza si sta rivelando letale per i nostri oceani e per i suoi abitanti, ci dice che è arrivato il momento di prendere posizioni coraggiose e audaci. Si tratta di adottare precauzioni e soluzioni attuabili da tutte le nazioni e che possono fare la differenza per l'intero pianeta".
Nel Mediterraneo, il 52% della top 12 dei rifiuti, che include plastica, alluminio e vetro, arriva da attività costiere e ricreative. Gli avanzi dei fumatori invece, da soli arrivano al 40% dell’immondizia recuperata, mentre le attività marine generano il 5% della spazzatura marina. Tra i maggiori agenti inquinanti, quindi, ci sono mozziconi di sigaretta e pacchetti. I rifiuti dei tabagisti ammontano al 37% dell’immondizia raccolta, che supera il 40% se si conta anche il 3,8% delle confezioni di tabacco.
Seguono, immancabili: bottiglie di plastica (9,8%), buste di plastica (8,5%), lattine di alluminio (7,6%), coperchi (7,3%), bottiglie di vetro (5,8%), il set completo del picnic usa e getta (bicchieri, piatti e posate) con il 3,8%, imballaggi e contenitori di cibo (2,5%), cannucce (2,1%) e linguette di apertura di lattine o altro (1,9%).
La maggior parte dei rifiuti vengono prodotti d’estate. La gestione dei rifiuti nei paesi del Mediterraneo è ancora scarsa e legata al forte impatto del turismo. Il Mediterraneo, infatti, rappresenta una delle destinazioni turistiche più gettonate al mondo, in particolare le zone costiere, che durante la stagione estiva raddoppiano la popolazione. In alcune mete, secondo l’Unep, oltre il 75% dei rifiuti vengono prodotti durante l’estate.
Dal documento emerge che, nonostante gli sforzi internazionali, nazionali e regionali per fermare l’inquinamento del mare, un’allarmante quantità di spazzatura gettata in acqua continua a minacciare la sicurezza e la salute sia per la popolazione che per gli animali. In alcune zone del Mare del Nord, dice il rapporto, il 95% degli uccelli marini ha ingerito plastica. Secondo il rapporto Unep, esistono regole sui rifiuti nei vari paesi ma rimangono problemi legati al funzionamento e utilizzo degli impianti portuali di raccolta, specie nei piccoli porti di pesca e nelle marine. L’immondizia ritrovata in acqua deriva in gran parte dalle attività costiere. Fonte: Unep/ Il Messaggero Per leggere il rapporto *.pdf in inglese cliccare qui
National Marine Debris Monitoring Program
Uno studio unico nel suo genere per valutare l'impatto dei detriti marini sulle zone costiere è stato effettuato in America dalla società The Ocean Conservancy per una durata di cinque anni (2001-2006). Lo studio National Marine Debris Monitoring Program ha censito tipi di detriti e loro provenienza sotto la guida di un esperto del settore Seba Sheayly per fotografare l'entità del problema . I risultati sulla tipologia e percentuali di quanto raccolto sulle spiagge e coste americane rispecchiano quelli di analoghe ricerche e raccolte effettuate in mari europei.
Seguono le quantità riscontrate in percentuale dei rifiuti in plastica più ricorrenti
Cannucce plastica 27.5%
Bottiglie 21%
Sacchetti plastica più del 10% http://www.oceanconservancy.org/
La società Ocean Conservancy
Ocean Conservancy opera negli Stati Uniti a difesa della salute dell'oceano e dei suoi ecosistemi contrastando attività e azioni che minacciano la vita degli oceani e la salute umana. Attraverso attività di ricerca, informazione scientifica e educazione ambientale mette in grado le persone di agire nel loro quotidiano a difesa e in nome della conservazione degli oceani.
The Ocean Conservancy lancia ogni anno il terzo sabato di settembre la campagna internazionale di pulizia costiera ICC International Coastal Cleanup, una giornata di pulizia spiagge e coste che si realizza in migliaia di aree del mondo a opera di volontari. Sulla base dei rifiuti raccolti complessivamente e della situazione generale riscontrata durante le operazioni di pulizia viene redatto un rapporto annuale. Rapporto 2009 : A Rising Tide of Ocean Debris and What We Can Do About It >> Rapporto 2010: Trash Travels: From Our Hands to the Sea, Around the Globe, and Through Time >>
Secondo L'UNEP il programma di protezione ambientale delle Nazioni Unite il fenomeno dell'inquinamento da rifiuto che
affligge mari e corsi d'acqua è il più pervasivo ma al tempo stesso di possibile soluzione leggi come