ECO-GLOSSARIO
Familiarizziamo con i termini ricorrenti
Il glossario è aperto a nuovi contributi, modifiche e miglioramenti delle voci già presenti che possono essere inoltrati a: redazione@portalasporta.it.
Qualora i contributi proposti non fossero originali va citata la fonte.
Indice alfabetico (cliccare sull’ iniziale della parola da ricercare)
A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V Z
A
ABIOTICO: AMBIENTE A. L'intero complesso delle caratteristiche fisiche e chimiche dell'ambiente inorganico che influenza gli organismi viventi
AEROBICO:organismo che deve vivere in presenza di ossigeno. Si dice anche di processo che necessita di ossigeno, consumandolo (ad esempio il lavoro muscolare o intellettuale).
AEROSOL: Sospensione di goccioline di liquido o particelle solide nell'aria e nei gas in genere.
AMBIENTALE:
COMPETENZA A. Complesso di conoscenze e abilità per prevenire e risolvere i problemi ambientali
CONOSCENZA A. Connessione tra informazioni e concettualizzazioni riguardanti l'ambiente
INDICATORE A. Fattore che, insieme ad altri, determina le condizioni presenti e future dell'ambiente
GESTIONE A. Interventi e controlli, sul piano locale, nazionale, internazionale, orientati alla salvaguardia delle risorse naturali ed umane, rendendone sostenibile l'utilizzazione per ottimizzare le relazioni tra sviluppo delle società e ambiente
MONITORAGGIO A. Periodico e/o continuo procedimento di misurazione e valutazione dei fenomeni dell'ambiente, in modo da prevenire catastrofi ambientali mediante la conoscenza ed il possibile controllo dei fattori che provocano effetti negativi sull'ambiente
PROBLEMA A. Emergenza derivante dall'impatto tra le azioni umane e l'ambiente biofisico
PROTEZIONE A. Misure di controllo orientate a prevenire e correggere i fenomeni di distruzione dell'ambiente, valutando influenze e conseguenze dell'azione umana su di esso
QUALITA' A. Progressiva decrescita degli effetti della distruzione dell'uomo tramite la valutazione dei suoi comportamenti e la loro correzione
AMBIENTE: E' un sistema complesso in cui i rapporti sono concatenati ed intrecciati in modo dinamico. Per comprenderne il funzionamento occorre considerare le connessioni, i rapporti, gli insiemi. Ogni insieme costituisce un sottosistema di un insieme più vasto. L'ambiente non è costituito da fenomeni naturali soltanto fisici o chimici o biologici: quando è implicato l'uomo è necessario analizzare e valutare anche, ad es., gli aspetti psicologici, filosofici e sociali.
AMIANTO: minerale a struttura fibrosa, di elevata resistenza al calore e all’azione di agenti esterni. Per le sue proprietà fonoassorbenti e termoisolanti,
fu largamente usato in passato, specialmente in edilizia come cementoamianto
(eternit). Le fibre e la polvere di amianto rappresentano un alto
rischio per la salute umana: effetti patologici tipici sono l’asbestosi (fibrosi
polmonare) e il mesotelioma pleurico (tumore polmonare).
AMMENDANTE: qualsiasi sostanza naturale o di sintesi capace di aumentare
la fertilità di un suolo modificandone le proprietà. Il compost è un possibile
ammendante.
ANAEROBICO: organismo che deve o può vivere in assenza di ossigeno.
Si dice anche di processo che non necessita di ossigeno.
ANTROPOCENTRISMO: Interpretazione delle relazioni uomo - ambiente esclusivamente in considerazione dei valori, degli interessi, delle esperienze e delle opere della specie umana
ARCHITETTURA ECOLOGICA: Progetta in stretta relazione con l'ambiente ed attenta anche ai rischi interni costituiti dalle varie emissioni inquinanti (sostanza chimiche, radon, onde magnetiche..). Tutto ciò richiede un modo neotecnico di progettare gli edifici anche con l'utilizzo della "domotronica" (applicazione dell'elettronica alla gestione della casa).
AREA: Complesso di luoghi caratterizzati da aspetti particolari in cui le specie sopravvivono
ATMOSFERA: Guscio gassoso che circonda la superficie della Terra e di altri corpi celesti. Si chiama così anche una unità di pressione uguale alla pressione esercitata al livello del mare alla temperatura di 0°C dall'atmosfera terrestre.
AUTOTROFO: Organismo in grado di sintetizzare molecole biologiche ad alta energia a partire da molecole inorganiche a bassa energia. Al contrario ETEROTROFO si definisce l'organismo che per il proprio metabolismo utilizza come fonti di energia molecole organiche complesse già sintetizzate da organismi autotrofi.
B (torna all’indice alfabetico)
BENI DUREVOLI: beni non soggetti a rapido consumo: mobili ed
elettrodomestici, frigoriferi, surgelatori, congelatori, condizionatori, computer,
televisori, lavatrici, lavastoviglie, etc., composti da materiali diversi, tra cui
anche sostanze nocive (ad esempio clorofluorocarburi, responsabili del “buco” dell’ozonosfera).
BILANCIO ECOLOGICO: Calcolo dell'impatto ambientale complessivo di un prodotto o di un processo.
BILANCIO ENERGETICO: Calcolo dell'energia totale impiegata nel funzionamento di un determinato sistema.
BIOCARBURANTE: Un biocarburante è un combustibile, utilizzato in dispositivi opportunamente preparati, che viene prodotto da materiale organico (scarti agricoli, rifiuti o colture appositamente piantate) sottoposto diversi trattamenti: in tal modo non si sfruttano le fonti di combustibile fossile come il petrolio, a tutto vantaggio dell’ambiente. Tra le diverse sostanze annoverate nella comune categoria del biofuel troviamo il bioetanolo, il biodiesel, gli idrocarburi sintetici, il bioidrogeno, gli oli vegetali ed il biogas. Pur nelle profonde differenze nella struttura chimica di questi prodotti, sono tutti uniti dal medesimo principio: ottenere carburante assimilabile a quello fossile da fonti organiche (che possano dirsi rinnovabili in senso stretto è ancora oggetto di discussione). I biocarburanti sono una delle nuove frontiere nella ricerca di energia pulita ottenuta da fonti rinnovabili con un basso impatto ambientale. Si tratta di una tecnologia ancora da migliorare ma che lascia ben sperare per gli sviluppi futuri, benché non manchino aspetti controversi e problematiche tutt’altro che semplici da affrontare. I biocarburanti sono il risultato più immediato dell’impiego di biomasse per la produzione di energia: con biomassa è inteso tutto il materiale organico, eventualmente trattato, che viene utilizzato in luogo di combustibili fossili. I vantaggi per l’ambiente e per la salute pubblica sono innumerevoli, a patto che si superino degli ostacoli legati indissolubilmente allo sfruttamento delle aree agricole e alla conversione delle colture.
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Quelli appena elencati vengono spesso definiti bio-carburanti di prima generazione, perché le tecnologie in materia sembrano poter permettere importanti passi in avanti per ridurre l’impatto ambientale del biofuel e i problemi ad esso collegati di cui parleremo in seguito. Allo stato attuale possono essere utilizzati alla stregua dei carburanti tradizionali anzitutto gli oli vegetali. Olio di semi o di oliva, anche quello destinato al consumo umano, può essere adoperato nei motori delle automobili o in quelli di macchinari più grandi, con rese energetiche del tutto soddisfacenti: chiaramente, anche per il costo ed il significato che l’olio ha in molte culture, non si utilizza quello da tavola ma soltanto gli scarti di quest’ultimo e le partite meno riuscite o con bassi livelli di qualità. Diverse case automobilistiche tedesche hanno messo a punto motori in grado di utilizzare l’olio vegetale al posto del diesel, cosa che non può avvenire immediatamente negli altri casi: perché l’olio raggiunga la viscosità del diesel, infatti, deve essere riscaldato, con un dispendio energetico ed un impatto ambientale da tenere in considerazione.
Il biofuel più comune e diffuso in Europa è il biodiesel, prodotto a partire dagli acidi grassi e dagli oli vegetali pressoché di ogni tipo: ha il vantaggio di essere chimicamente molto simile al diesel di origine fossile ed è dunque più semplice da integrare nei motori già esistenti. Si ottiene attraverso l’unione di acidi grassi (od oli) con idrossido di sodio e metanolo (o etanolo): le reazioni chimiche che si innescano danno 9/10 di biodiesel e 1/10 di glicerina. Il biodiesel allo stato puro (indicato con la sigla B100) è il carburante con il più basso tasso di emissioni nocive che si conosca attualmente.
Alcune case automobilistiche hanno messo a punto motori in grado di utilizzare il biodiesel allo stato puro (B100) ma la maggior parte di esse raccomanda l’utilizzo di una miscela di biocarburante con carburante fossile: la concentrazione di quest’ultimo è comunque al massimo del 15%, benché sia mediamente solo del 5%. La quantità di ossigeno del biodiesel è superiore a quella presente nello stesso carburante di origine fossile, mentre quella di carbonio è minore: ciò si traduce in un vantaggio ambientale immediato perché la combustione è più efficace e le emissioni di particolato e di carbonio incombusto si riducono notevolmente. Un motore che utilizza biodiesel è anche più pulito, data l’ottima proprietà solvente di questa sostanza: tuttavia si ha la necessità di filtri più potenti in quanto vengono disciolti anche i vecchi residui del diesel tradizionale.
Il mercato del biodiesel presenta grandi margini di crescita e ottime prospettive commerciali: tutti i mezzi pesanti circolanti, o comunque la gran parte, utilizza motori diesel. Un’alternativa è rappresentata dai bio-alcoli come il bio-butanolo, bio-propanolo e soprattutto il bio-etanolo. Sono ricavati dalla fermentazione per via enzimatica di zuccheri ed altro materiale organico: si tratta quindi di sostanze ottenute chimicamente e senza alcuna ricaduta ambientale. Il bioetanolo è il biofuel più diffuso nel resto del mondo, specie in Sudamerica e sembra rappresentare una valida alternativa alla benzina, visto che molti motori possono utilizzare indifferentemente entrambi i prodotti. In alcuni casi il bioetanolo viene aggiunto alla benzina come additivo per migliorare le prestazioni del motore e l’efficienza energetica, riducendo sensibilmente le emissioni di gas serra.
Il problema dell’etanolo è il suo altissimo potere infiammabile e la sua corrosività, due caratteristiche che complicano il suo utilizzo su vasta scala: sui velivoli è assolutamente proibito, mentre ci sono forti resistenze nell’utilizzare le condutture di distribuzione usate per il petrolio. Inoltre le parti dei motori alimentati con etanolo vanno incontro ad usura e logorio precoce. Meno infiammabile e meno corrosivo ma quasi altrettanto efficace è il bio-butanolo che, se prodotto in quantitativi sufficienti, potrebbe permettere di sopperire agli inconvenienti del bioetanolo.
Le questioni aperte relative ai biocarburanti sono diverse, ma su tutte vi è la necessità di reperire sufficienti aree da coltivare o da sfruttare. Molte delle materie prime vengono sottratte al consumo alimentare umano in aree già a rischio di carestie ed anche laddove non sussista il problema della fame appare ancora improponibile uno sfruttamento intensivo e continuativo dei terreni per produrre combustibili. Una risposta potrebbe venire dai bio-carburanti di seconda e terza generazione: i primi possono essere ricavati, mediante procedimenti chimici in fase di perfezionamento, dalla cellulosa, mentre i secondi addirittura dalle alghe.
Fonte : enciclopedia www.eco51.it
BI-FUEL: Vedi Veicoli a Gas Naturale VNG
BIOCENOSI: Insieme degli organismi che vivono in un biotopo. Si suddivide in fitocenosi ed in zoocenosi quando ci si riferisce rispettivamente a vegetali o animali che popolano un ambiente.
BIOCENTRISMO: Concezione che rivaluta la centralità del mondo biotico nella valutazione di idee e pratiche umane
BIODEGRADABILE: La biodegradabilità è una proprietà tipica di ogni composto organico e consiste nella sua capacità di essere reimmesso nell’eco-sistema anche al termine del suo ciclo vitale ad opera dei batteri che trasformano la materia scomposta in elementi semplici e riassorbita dal terreno o dai fondali. Si tratta di uno dei presupposti principali di tutte le leggi di natura: ogni organismo nasce, cresce e muore ma in ognuna di queste tre fasi svolge un ruolo fondamentale per il buon funzionamento di tutto il sistema di cui fa parte. In Natura, quindi, il concetto di rifiuto è relativo: tutto viene riciclato grazie a trasformazioni operate da microrganismi che si nutrono proprio di sostanze di scarto per altre forme di vita e in tal modo non soltanto contribuiscono alla «pulizia» dei suoli, dell’aria e delle acque, ma gettano anche le basi per la rinascita e la rigenerazione di altri esseri viventi. La biodegradabilità intesa come requisito per i beni di consumo è un concetto relativo e si valuta in percentuale.
BIODIVERSITA': Varietà della vita in tutte le sue forme e combinazioni, che possiamo schematicamente dividere in varietà dei geni, delle specie e degli ecosistemi. Differenze morfologiche, genetiche, fisiche tra specie viventi di una determinata area geografica o più in generale, tra diverse piante o animali. E' necessario mantenere un certo grado di biodiversità tra le specie, al fine di garantire la continuazione della vita, che altrimenti porterebbe alla sua estinzione per diverse cause. Le differenze tra le specie, vegetali o animali che siano infatti, garantiscono dal punto di vista della ricerca scientifica, un' analisi sotto più aspetti, garantendo così una più efficace e vasta gamma di risposte in caso di necessità. Questo avviene per esempio per l' uomo, dove grazie ad una buona biodiversità tra le diverse etnie, è possibile trovare più facilmente la cura per una malattia, se questa colpisce o risparmia un certo tipo di biodiversità.
BIOENERGIA: energia derivante da processi di trasformazione di prodotti
quali biomassa, deiezioni animali, scarti alimentari, rifiuti urbani cartacei, etc. È un’energia rinnovabile e si utilizza in forma di biofuels, bioelettricità, calore
e biogas.
BIOFILTRO: sistema di filtraggio di liquidi o gas, che sfrutta l’attività di
microrganismi fissati su una struttura di supporto. Il biofiltro per la depurazione
dell’aria esausta può essere costituito da uno strato di compost o di cortecce.
BIOFUEL: combustibile composto o derivato esclusivamente da biomasse.
BIOGAS: gas che si origina dalla fermentazione anaerobica del materiale
organico operata da microrganismi, costituito in prevalenza da metano e
anidride carbonica con tracce di azoto, zolfo e vapore acqueo. La presenza
del metano, idrocarburo ad elevato potere calorifico, consente il recupero
energetico del biogas di una discarica in impianti di cogenerazione per la
produzione di energia elettrica e come fonte di carburante per automezzi.
BIOINDICATORI: Segnali naturali che ci permettono di riconoscere il deteriorarsi degli equilibri naturali. la salute delle acque può essere controllata osservando flora e fauna acquatiche: con la crescita dell'inquinamento diminuisce la varietà delle specie. L'inquinamento atmosferico può essere controllato con l'osservazione dei licheni, che funzionano in modo simile ad una spugna assorbendo sia le sostanze utili che quelle nocive.
BIOINGEGNERIA: Propone interventi di restauro ambientale e di difesa del suolo attraverso tecniche "dolci", secondo un approccio ecologico in alternativa a quello dell'ingegneria tradizionale. La capacità auto depurativa, gli interscambi idrici, l'habitat di animali e piante e gli ecosistemi con le tecnologie "dure" dell'ingegneria tradizionale vengono infatti ridotti ed i paesaggio inaridito. Nel caso di un ripristino fluviale la misura più importante è quella di lasciare lungo il corso un corridoio ripariale di almeno 10 metri.
BIOMA: Complesso delle comunità vegetali ed animali che in una data zona geografica hanno raggiunto una stabilità mantenuta dall'equilibrio delle condizioni ambientali.
BIOMASSA: Con Biomassa si indicano tutte quelle sostanze di origine vegetale o comunque non fossile che possono essere raccolte ed utilizzate per la produzione di energia rinnovabile. Data la loro biodegradabilità, anche le biomasse vanno annoverate tra le fonti ecocompatibili di energia pulita, benché sia doveroso fare alcune precisazioni a tal proposito. Alcune biomasse, come ad esempio il legname, sono già di per sé delle fonti energetiche, diciamo così, pronte all’uso, mentre altre, come gli scarti vegetali della lavorazione dei campi, necessitano di processi di trattamento prima di poterlo effettivamente diventare.
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Trattandosi di un sistema finalizzato alla riduzione delle emissioni nocive per la produzione di energia, la raccolta delle biomasse non può prescindere da una massima attenzione alle procedure di lavorazione: i rifiuti urbani ed industriali di carattere organico, ad esempio, devono essere trattati con un dispositivo chiamato di gestore aerobico, all’interno del quale speciali enzimi provvedono alla naturale scomposizione del materiale biologico in componenti più semplici. Proprio come i materiali fossili, anche quelli organici possono essere utilizzati come combustibili: non a caso il carbonio e l’idrogeno abbondano in entrambi. Grazie alla fermentazione di canna da zucchero, mais o barbabietole da zucchero, tutte piante ricchissime di glucosio, si ricava l’etanolo (o, per meglio dire, il bio-etanolo), altro nome dell’alcol etilico, sostanza ad alto potere calorifero ed utilizzabile come combustibile nei motori a scoppio al pari della benzina. Il diesel, invece, può essere sostituito dal liquido ottenuto per spremitura da cereali come la soia o da semi oleosi come quelli di girasole: il bio-diesel può essere ottenuto in vari modi attraverso l’utilizzo di biomasse provenienti scarti vegetali o anche da colture destinate a questo scopo.
Per determinare quanto e se l’utilizzo di biomasse per la produzione energetica sia conveniente viene solitamente tirato in ballo l’indicatore EROEI, vale a dire il rapporto tra l’energia che si ricava da un determinato procedimento e quella necessaria a metterlo in atto: non sempre questo rapporto dà i risultati sperati e in qualche caso la raccolta e la trasformazione di biomasse è addirittura controproducente. A differenza del petrolio, giusto per citare il termine di paragone più facile, le biomasse sono reperibili in “giacimenti” ridotti: se un pozzo di petrolio contiene miliardi di litri del prezioso oro nero, una coltura di medie dimensioni può produrre una biomassa anche inferiore ad una tonnellata.
Uno degli aspetti più critici delle biomasse è infatti la disponibilità: per adoperare al meglio gli scarti della lavorazione agricola è necessario molto spazio per lo stoccaggio ed anche un impegno costante nel raccoglierli quando è più conveniente per le piante. Quest’ultimo aspetto rappresenta un vantaggio, visto che di scarti vegetali ce ne sono per tutto l’anno: tuttavia la soluzione più conveniente e largamente più praticata è quella di raccogliere ed utilizzare le biomasse in inverno, quando il legno, la parte pregiata della biomassa, ha un ridotto quantitativo di umidità. Le variabili in gioco sono tante: diverse colture, diverso periodo di raccolta e quindi diversa resa ed utilizzabilità. Stabilire con precisione il rapporto EROEI sarebbe impossibile. Si possono solo fare delle stime approssimative: l’impianto elettrico di una cittadina di medie dimensioni, è stato calcolato, necessiterebbe dell’intera biomassa prodotta da un campo esteso quanto tutta la Pianura Padana.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
BIONICA: Termine derivante da bio(logia) ed (elettro)nica che definisce la scienza che indaga la struttura e le funzioni degli organismi viventi in funzione di una progettazione più efficiente.
BIOREATTORE: sistema di contenimento nel quale i parametri fisico-chimici
(pH, temperatura, ossigeno, nutrienti e prodotti di reazione) sono
continuamente monitorati al fine di mantenere i batteri in coltura in condizioni
ambientali adatte. Le colture batteriche sono poi impiegate per la
biodegradazione delle sostanze organiche.
BIOSFERA: Indica l'involucro esterno alla superficie terrestre, costituito da aria, acqua, suolo e sottosuolo (per la profondità di poche decine di metri), in cui sussistono le condizioni essenziali alla vita; per estensione definisce l'insieme delle forme viventi.
BIOTECNOLOGIE: Utilizzazione integrata della biochimica, della microbiologia e delle scienze dell'ingegneria genetica per realizzare applicazioni tecnologiche partendo dalle proprietà dei microrganismi, delle colture cellulari o di altri agenti biologici. Si occupa cioè della produzione industriale di sostanze elaborate da organismi viventi batteri, lieviti, cellule vegetali e animali). Principali settori di applicazione delle biotecnologie: sanitario (produzione di proteine umane, di vaccini..); agro-alimentare (utilizzo di enzimi per migliorare la resa e la qualità dei prodotti alimentari, produzione di fertilizzanti, fitofarmaci...); chimico ( chimica fine, processi catalitici, recupero di sottoprodotti della produzione di base...); ambientale (trattamento biologico dei rifiuti, biosensori per rilevare l'inquinamento...); energetico (utilizzo di materiale agricolo di scarto, dell'energia solare..).
BIOTICO: La totalità delle caratteristiche che qualificano l'esistenza degli organismi viventi (struttura, organizzazione ecc...)
BIOTOPO: Luogo che permette lo sviluppo degli organismi viventi ed offre determinate caratteristiche fisico-chimico-climatiche.
BIRDWATCHING: E' un termine inglese usato per l'attività di "osservazione degli uccelli". Si pratica all'aperto in tutte le stagioni: possedendo alcune tecniche per riconoscere gli uccelli dal canto, si può andare "a caccia" in qualunque luogo e momento. AAVV, I canti degli uccelli, (testo con audio-cassette), Ludi Ed.Milano. Per informazioni, rivolgersi alla L.I.P.U, Vicolo San Triburzio, Parma.
BONIFICA: insieme di interventi volti a eliminare le fonti d’inquinamento e
le sostanze inquinanti o ridurne la concentrazione fino al raggiungimento dei
valori limite, conformi all’utilizzo previsto per quell’area. Alla fine delle
operazioni di bonifica l’area non è più inquinata.
BUCO DELL' OZONO: E' l' apertura di uno strato del cielo chiamato ozonosfera. Detta apertura è molto dannosa per tutto il sistema ambientale terrestre, soprattutto perchè non permette ai più alti strati dell'atmosfera, di filtrare i raggi solari, che passano e irradiano con le loro radiazioni la Terra, causando danni soprattutto agli esseri viventi. Le principali cause sono l' uso di prodotti nocivi come i CFC, (ad esempio i famosi gas delle bombolette spray per intenderci ora del tutto banditi), ma anche l'uso di enormi quantità di sostanze derivanti dal petrolio (carburanti per auto o per il trasporto in generale, scarti chimici di lavorazione ecc), ne fanno una delle principali emergenze del nostro secolo, assieme all'effetto serra.
C (torna all’indice alfabetico)
CAMPANA: contenitore colorato (la cui forma ricorda quella di una campana)
usato per la raccolta differenziata dei rifiuti recuperabili come vetro, carta,
plastica e metallo.
CAPACITA' DI CARICO: Capacità di un ecosistema di sopportare gli organismi che lo popolano senza decadere dalle condizioni di equilibrio.
CARTE ECOLOGICHE: Sono dichiarazioni a carattere generale che in passato hanno svolto un ruolo notevole ed ancor oggi costituiscono un punto di riferimento per il dibattito sul rapporto uomo-ambiente e sulla necessità di codificare con leggi e norme il diritto dell'uomo a vivere in un ambiente sano ed in equilibrio ecologico.
CATALOGO EUROPEO DEI RIFIUTI (in sigla CER): elenco dei rifiuti inserito
nella decisione n. 2000/532/CE e successive modifiche: ogni rifiuto è
identificato da un codice a 6 cifre e classificato come pericoloso o non
pericoloso sulla base di determinati criteri. L’inclusione di un materiale
nell’elenco non significa che tale materiale sia un rifiuto in ogni circostanza.
CENTRALE ENERGETICA: Impianto in cui viene prodotta energia elettrica mediante la rotazione di un alternatore. Se la rotazione è causata da un flusso d'acqua la centrale si chiama IDROELETTRICA; se è causata dalla pressione del vapore ottenuto grazie alla combustione di petrolio, carbone o metano si chiama TERMOELETTRICA; se l'energia per la produzione del vapore proviene dal sottosuolo, si chiama GEOTERMICA; se l'energia è fornita dalla fissione nucleare, la centrale si dirà NUCLEARE; se è l'energia solare ad essere sfruttata per la produzione di calore, la centrale si chiamerà SOLARE.
CERNITA: insieme delle operazioni di selezione di materiali qualitativamente
omogenei presenti nel rifiuto indifferenziato, effettuate ai fini del riciclaggio,
riutilizzo o reimpiego degli stessi.
CERTIFICAZIONE DI COMPOSTABILITA': Esistono in Europa due marchi che certificano la compostabilità di un prodotto realizzato a partire da bioplastiche: il marchio OK compost Home della società belga di certificazione Vinçotte può riferirsi a compostabilità in ambito domestico. Per quanto riguarda il compostaggio industriale, il marchio maggiormente diffuso in Europa è quello presente in Germania della DIN Certco.
Dal luglio 2006 anche in Italia il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ha presentato il marchio Compostabile CIC, applicando ai prodotti industriali i criteri di compostabilità previsti dallo standard europeo UNI EN 13432 del 2002. Tale marchio è rilasciato alle aziende dopo aver sottoposto i manufatti ad un esame accurato, che ne accerta anche la disintegrazione su scala reale. Si chiama Ok Compost il marchio che hanno ottenuto le stoviglie monouso Mater-bi. L’ente belga AIB Vincotte ha infatti rilasciato la certificazione che garantisce la capacità del prodotto di trasformarsi in compost nel giro di 90 giorni.
CHILOMETRI ZERO (prodotti): definisce prodotti provenienti da filiera corta che arrivano, ad esempio, quando si tratta di prodotti ortofrutticoli, da campi vicini. Ambientalisti ma anche economisti ritengono che oggi si debba sostenere la produzione vicino ai luoghi di consumo. «Far viaggiare le merci da un continente all’altro è un lusso che non possiamo più permetterci», è quello che ripete anche il premio Nobel Al Gore che nel suo libro Una scomoda verità scrive: “Oggi un pasto medio prima di arrivare sulla nostre tavola percorre più di 1900 chilometri in aereo, nave o camion”. La filiera corta oltre ad essere ecologicamente sostenibile permette soprattutto di risparmiare.
CICLO SOLARE: In generale s'intende con questo il ciclo, della durata di circa 11 anni, nel corso del quale l'intensità dei fenomeni dell'attività solare (macchie, brillamenti, protuberanze che interessano la parte più superficiale del Sole) varia da un massimo, ad un minimo, ad un nuovo massimo. Due cicli solari compongono un CICLO MAGNETICO, caratterizzato da profonde modificazioni periodiche del campo magnetico solare.
CIPPATO: scarti di lavorazione del legno, rami derivanti da operazioni di
potatura o giardinaggio, rifiuti di legno, etc. che vengono sminuzzati in
particelle di piccole dimensioni, denominate chips, attraverso un’azione
meccanica di taglio (cippatura). Il cippato si usa come biocombustibile, nella
produzione di pannelli e di carta.
CLIMA: Insieme delle condizioni atmosferiche ordinarie e singolari, di una determinata zona geografica o in senso globale prendendo in esame caratteristiche fisiche come la temperatura, la pressione atmosferica, la presenza di umidità, di piogge ecc..
COBAT: sigla di Consorzio Obbligatorio delle BATterie al piombo e dei rifiuti
piombosi, assicura la raccolta, il trasporto ed il riciclaggio delle batterie al
piombo esauste in impianti specifici che garantiscono l’inertizzazione dell’acido
solforico e il recupero del piombo metallico.
COLLETTORE SOLARE: Impianto in grado di riscaldare acqua sfruttando l'energia solare. E' costituito da una sottile piastra (in cui scorre l'acqua da riscaldare contenuta in un involucro isolato termicamente e ricoperto da una lastra di vetro. Per effetto serra il calore solare viene intrappolato nell'involucro determinando il riscaldamento dell'acqua.
COLTIVAZIONE (di una discarica): operazione di accumulo e interramento
del rifiuto messe in atto in una discarica. Le aree di discarica da coltivare
vengono distinte in vasche o gradoni a seconda della morfologia del sito.
COMBUSTIBILE DERIVATO DA RIFIUTI (in sigla CDR): in inglese RDF
(Refuse-Derived Fuel), è il combustibile alternativo ottenuto dalla componente
secca (carta, plastica, fibre tessili, etc.) dei rifiuti urbani e assimilati, ricavata
dopo opportuno trattamento di separazione e purificazione dagli altri materiali
(vetro, metalli e inerti).
COMPATTATORE: mezzo meccanico per la compattazione dei rifiuti (in
genere non differenziati).
COMPOST: prodotto ottenuto dal compostaggio dei rifiuti organici
biodegradabili, provenienti dalla raccolta differenziata. Dal latino compositum,
che significa miscelato: la miscelazione di sostanza organica di varia origine è alla base del compostaggio.
COMPOSTABILE: Attualmente i termini biodegradazione, materiali biodegradabili, compostabilità ecc. sono molto comuni ma frequentemente mal utilizzati e sorgente di equivoci. La norma europea EN 13432 :2002 “ Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione - Schema di prova e criteri di valutazione per l'accettazione finale degli imballaggi ”, recentemente adottata anche in Italia con la denominazione EN 13432 : 2002 , risolve questo problema definendo le caratteristiche che un materiale deve possedere per poter essere definito compostabile.
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Questa norma è un punto di riferimento per i produttori di materiali, le autorità pubbliche, i compostatori e i consumatori. Secondo la EN 13432 : 2002, le caratteristiche che un materiale compostabile deve avere sono le seguenti:
1. Biodegradabilità, determinata misurando la effettiva conversione metabolica del materiale compostabile in anidride carbonica. Questa proprietà è valutata quantitativamente con un metodo di prova standard: EN 14046 (anche pubblicato come ISO 14855: biodegradabilità in condizioni di compostaggio controllato). Il livello di accettazione è pari al 90% da raggiungere in meno di 6 mesi.
2. Disintegrabilità , cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva). Misurata con una prova di compostaggio su scala pilota (EN 14045). Il materiale in esame viene biodegradato insieme con rifiuti organici per 3 mesi. Alla fine il compost viene vagliato con un setaccio di 2 mm di luce. I residui del materiale di prova con dimensioni maggiori di 2 mm sono considerati non disintegrati. Questa frazione deve essere inferiore al 10% della massa iniziale.
3. Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio . Requisito verificato con una prova di compostaggio su scala pilota.
4. Bassi livelli di metalli pesanti (al di sotto di valori massimi predefiniti) e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost (esempio: riduzione del valore agronomico e presenza di effetti ecotossicologici sulla crescita delle piante). Una prova di crescita di piante (test OECD 208 modificato) è eseguita su campioni di compost dove è avvenuta la degradazione del materiale di prova. Non si deve evidenziare nessuna differenza con un compost di controllo.
5. Altri parametri chimico-fisici che non devono differire dal compost di controllo dopo la biodegradazione sono: pH; contenuto salino; solidi volatili; N; P; Mg; K. Ciascuno di questi punti è necessario per la definizione della compostabilità ma da solo non è sufficiente. Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D'altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.
La norma UNI EN 13432 : 2002 è una norma armonizzata, ossia è stata riportata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee e pertanto deve esser recepita in Europa a livello nazionale e fornisce presunzione di conformità con la Direttiva Europea 94/62 EC , sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.
Recentemente alla norma EN 13432 è stata aggiunta la norma UNI EN 14995 : 2006 Evaluation of compostability - Test scheme and specification pubblicata in data 13/12/2006 ovvero la norma UNI EN14995 : 2007 Materie plastiche - Valutazione della compostabilità - Schema di prova e specificazioni. Questa norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 14995 (edizione dicembre 2006). La norma specifica i requisiti e le procedure per la determinazione della compostabilità o il trattamento anaerobico dei materiali plastici con riferimento alle seguenti caratteristiche: biodegradabilità, disintegrazione durante il trattamento biologico, effetto sulla qualità del composto risultate. Per gli imballaggi si applica la UNI EN 13432
Certificazione e quadri normativi: Mentre in Giappone vi è stata fin dall'inizio una chiara distinzione tra plastiche biodegradabili e plastiche prodotte da biomasse, e conseguentemente sono state sviluppate le rispettive certificazioni, in Europa ci si è per ora concentrati più sugli aspetti della compostabilità, con l'introduzione del marchio secondo lo standard EN13432 (ASTM D6400) e altri marchi specifici ( OK Compost ) che precisano il grado di compostabilità in sistemi di compostaggio municipali e casalinghi. Al momento non vi sono invece standard per la certificabilità dei prodotti da biomassa, salvo l’esperienza giapponese che prevede la certificazione dei prodotti derivanti almeno per il 25% da biomasse (ASTM D6866-05).
www.european-bioplastics.org
COMPOSTAGGIO: Il compostaggio è il processo di trasformazione di materiale organico (normalmente rifiuti) in una particolare forma di fertilizzante detto appunto compost, composta o terricciato. In realtà non si tratta di una lavorazione di tale materiale quanto piuttosto del riprodurre i presupposti ideali perché avvengano i naturali processi biologici di decomposizione ed umidificazione, accelerando così le trasformazioni che microrganismi, funghi, insetti, lombrichi ed altri agenti inducono al presentarsi di specifiche condizioni di ossigenazione e di equilibrio chimico tra le sostanze coinvolte. Per chi pensa di semplificare le cose interpretando il compost come del semplice letame precisiamo che si tratta di un processo simile e con analoghi benefici per i terreni, ma il compostaggio è un qualcosa di più complesso.
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Chi sceglie di fare il compost, o semplicemente di utilizzarlo, è spesso una persona con grande sensibilità verso l’ambiente e non di rado predilige l’agricoltura biologica: il compostaggio può essere anche inteso come una ideale fusione tra i fertilizzanti tradizionali e quelli di ultima generazione che prende dai primi la totale bio-compatibilità e dai secondi l’efficienza nelle rese. Per ottenerlo basta raccogliere e selezionare con un po’ d’attenzione i rifiuti biologici e lasciar fare il resto alla natura, magari dandole qualche aiutino. E’ opportuno avere a disposizione un po’ di terriccio da destinare a questo scopo: un angolo di giardino va più che bene (le dimensioni necessarie variano chiaramente in rapporto alla quantità di fertilizzante che si desidera ottenere).
Ad innescare le reazioni chimiche di decomposizione delle sostanze organiche sono macro e microrganismi che vivono sottoterra, detti saprofiti o più semplicemente decompositori. Per ottenere la composta, quindi, sarà necessario mettere i rifiuti nel terriccio ed aspettare. In realtà, detta così, sembra un po’ troppo facile. In effetti bisogna tenere in considerazione tre fattori importanti per la buona riuscita del compostaggio. Anzitutto l’ossigenazione: molti dei microrganismi e tutti i macrorganismi coinvolti nel processo di decomposizione hanno bisogno di aria ed è dunque importante che il tutto non sia perfettamente compattato ma abbia delle porosità. Anche l’acqua è molto importante, perché garantisce l’umidità necessaria per permettere la proliferazione dei saprofiti.
Il problema dell’umidità nel compost è forse l’aspetto più delicato: troppa acqua può indurre putrefazioni (con tutti i disagi facili da immaginare) che a loro volta scatenano l’attività dei microrganismi anaerobici, responsabili di cattivi odori persistenti. Se invece l’acqua è troppo poca, si ha un rallentamento dell’attività dei decompositori ed una qualità complessiva del compost piuttosto scarsa. I grandi cumuli di composta sono innaffiati più o meno regolarmente dall’acqua piovana oppure manualmente nei periodi più secchi. Il terzo elemento da tenere sempre ben presente è l’equilibrio dei componenti organici del compost, che possiamo distinguere grossolanamente in parte umida e parte secca.
I rifiuti umidi sono quelli in cui sono presenti grandi quantità di azoto, si caratterizzano per la colorazione in massima parte verde e per il fatto di essere piuttosto molli. Quelli secchi, invece, presentano abbondanti concentrazioni di carbonio ed hanno un colore scuro. Tra i rifiuti carboniosi vi sono i rami e le foglie secche, mentre tutte le parti ancora verdi ricadono nella categoria di quelli azotati. Per ottenere un buon compost è necessario che siano presenti entrambi in quantità simile: gli azotati forniscono l’umidità mentre i carboniosi, più secchi, permettono la giusta areazione.
Non solo quelli derivanti da giardinaggio o dall’agricoltura, anche i rifiuti domestici possono essere utili per il compostaggio. In generale possiamo dire che è opportuno evitare o comunque limitare i rifiuti di origine animale (residui di carne ed ossa), ad eccezione dei gusci d’uovo. Sono perfetti i fondi di caffé, i filtri del tè, i rifiuti della pulizia delle stalle (paglia e lettiera di erbivori), la carta (tranne quella delle riviste, perché contiene coloranti chimici; via libera a quella dei quotidiani che non contiene più piombo), il cartone (alcuni animaletti lo utilizzano come tana) e i tessuti di origine biologica (lino, cotone o lana).
Il compostaggio può essere quindi un’eccellente alternativa al bidone dei rifiuti anche per le amministrazioni locali: il processo industriale per ottenere il compost è analogo a quello descritto per il compostaggio domestico, soltanto che prevede una maggiore attenzione alla temperatura e al monitoraggio dei processi chimici per via delle maggiori quantità di materiale organico coinvolte. Per il compostaggio fai-da-te, invece, basta un po’ di terriccio oppure una compostiera, una sorta di vasca da riempire con terra e rifiuti che mantiene stabile la temperatura e favorisce l’ossigenazione: ne troverete tante in commercio ma, visto che si tratta di una scelta biocompatibile, perché non dare fondo alle proprie risorse di inventiva costruendone una con assi di legno?
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
COMPOSTAGGIO DOMESTICO: detto anche autocompostaggio, processo
con il quale viene controllato, accelerato e migliorato, il processo naturale
cui va incontro qualsiasi sostanza organica (scarti vegetali dell’orto, fiori
appassiti, trucioli di legno, fazzoletti e salviette di carta, avanzi di cucina) allo
scopo di ottenere prodotti a base di humus da riutilizzare direttamente nelle
attività domestiche quali orticoltura, floricoltura e giardinaggio hobbistico.
COMPOSTI ORGANICI VOLATILI (VOC): I Composti Organici Volatili, detti altrimenti VOC, vengono rilasciati dalla combustione di carburanti, colle, solventi, vernici, pesticidi, disinfettanti, repellenti ed altri prodotti usati quotidianamente nei luoghi di lavoro o nell’ambiente domestico. Le automobili sono fra le principali fonti di VOC. Tra i VOC troviamo sostanze chimiche quali benzene, toluene, metano, etano ed altre.
I VOC possono provocare fenomeni di irritazione al naso, agli occhi e alla gola, mal di testa, nausea, effetti comportamentali, danni al sistema nervoso centrale e, in casi di esposizione a lungo termine, danni al fegato e ad altri organi del corpo.
COMPOSTIERA: contenitore aerato, studiato per il compostaggio domestico,
non genera cattivi odori e non attira animali indesiderati.
CONAI: Il Consorzio Nazionale Imballaggi è stato costituito per
legge (art. 41.Dlgs 22/97) dalle imprese che producono
o utilizzano imballaggi.
Il Conai è il consorzio che garantisce l’effettivo recupero
e riciclo degli imballi in acciaio, alluminio, carta, legno,
plastica e vetro, attraverso una serie di consorzi di filiera
specializzati sui singoli materiali. A oggi i consorzi di filiera,
con statuto approvato dai Ministeri dell’Ambiente e
dell’Industria sono: CIAL (alluminio), CNA (acciaio),
COMIECO (carta e cartone), COREPLA (plastica), COREVE
(vetro) e RILEGNO (legno). Per maggiori informazioni vedi
sito www.conai.org.
CONFERIMENTO: insieme delle operazioni effettuate dai produttori di rifiuti
al fine di consegnarli ai servizi di raccolta.
CONSERVAZIONE: Il modo di utilizzare le risorse naturali (aria, acqua, suolo, minerali, diverse specie di piante e di animali, i beni materiali e culturali) con lo scopo di raggiungere una qualità di vita sempre migliore per l'umanità
CULTURA: L'intero complesso di conquiste, tecnologie, tradizioni, percezioni, valori, costumi ed altre capacità delle società e dell'individuo che collegano i comportamenti del passato a quelli del presente. La cultura influenza idee e azioni di individui e gruppi e le interazioni tra questi e l'ambiente
C. AMBIENTALE L'intero complesso delle conoscenze (formali e informali) che accrescono la comprensione dei fenomeni ambientali e correggono i comportamenti umani tendenti alla distruzione delle risorse
CURVA DI CRESCITA J (J-SHAPED GROWTH): Viene definita J-Shaped Growth, la curva di crescita esponenziale del numero di individui di una popolazione in funzione del tempo. La misurazione è del tipo logaritmico ed è tipica per le specie selezionate (r) per accrescimento rapido in una determinata nuova area. Un esempio ne è la curva di crescita di determinati batteri in coltura, immersi in una sostanza nutritiva o terreno fertile.
D (torna all’indice alfabetico)
DECOMPOSITORI: microrganismi batterici e fungini che decompongono
le sostanze organiche, contenute nei resti animali e vegetali, in sostanze
inorganiche. Il processo si definisce mineralizzazione.
DEFORESTAZIONE: E' un fenomeno di scomparsa o sottrazione della vita vegetale in un determinato ambiente. La deforestazione è di per se un fenomeno naturale, sempre esistito, ma sempre più spesso è causato da una errata gestione da parte dell'uomo del suo habitat e delle sue abitudini che ne ha aumentato i processi in alcuni casi e addirittura creato la comparsa, in altri.
DEGRADABILE: Che può essere decomposto o subire alterazioni in seguito all'azione di agenti chimici o naturali. Da non confondere con biodegradabile, per fornire un esempio concreto: per rendere un sacchetto di plastica degradabile e accorciarne il tempo di vita a 3-4 anni circa devono essere aggiunti degli additivi. Gli additivi impiegati consistono in metalli come cobalto, rame,zinco, magnesio, ferro che alla fine si disperdono in terreni e acque andando ad aggravare l'impatto ambientale.
DEGRADAZIONE: cambiamento nelle proprietà chimiche o fisiche di un
materiale (o di un componente del materiale) dovuto ad un fattore ambientale
(luce, calore, umidità, vento, condizione chimica o attività biologica).
DENDROCHIRURGIA: Operazione di "chirurgia dell'albero", ossia di cura di una pianta ammalata, che richiede conoscenze teoriche ed abilità pratiche. E' una scienza ancora poco diffusa.
DESERTIFICAZIONE: La desertificazione è un processo naturale o artificiale, quando causata dall'uomo. Il processo naturale è dato dalla mancanza di precipitazioni, da un aumento della temperatura ambientale o da processi chimici del terreno ecc. Al contrario, il processo di desertificazione artificiale è dato più fattori ed è sempre più presente. Uno di questi è il processo industriale, che se accompagnato da un utilizzo di risorse non compatibili con l' ambiente, da una immissione nell'ambiente di sostanze pericolose o dai processi derivanti come l'aumento dell'effetto serra, l'accumulo di CFC (Cloro-fluoro-carburi, i famosi gas serra) che causano il buco dell'ozono, ne aumentato pericolosamente il processo. Attualmente il processo di desertificazione è in forte velocità: molte zone del mondo stanno subendo un mutamento che vedrà presto grandissime porzioni di terra prima rigogliose dal punto di vista vegetale, divenire zone quasi desertiche. In Italia ad esempio diversi studi scientifici hanno dato per scontato che molte zone del sud risentiranno di un forte aumento delle zone desertiche, a discapito della vivibilità, del turismo e dell'economia di quelle regioni.
DESTRUTTURARE: Termine coniato dal filosofo Jaques Derrida per indicare le operazioni di "smontaggio" del mondo così come è concepito dall'uomo, per prepararlo ad un rapporto più equilibrato con le leggi naturali.
DETENTORE: colui che produce rifiuti o la persona fisica o giuridica che li
detiene.
DIAGRAMMA DI WALTER E LIETH: Rappresentazione delle condizioni climatiche meteorologiche ombrotermiche (il rapporto tra la somma delle piogge cadute con temperatura maggiore di 0°C in un determinato numero di mesi e la somma di tali temperature, tra fasi di umido e secco. Tale rappresentazione ha l' utilità di prevenire l' intensità e la durata della stagione fredda e l' eventualità del verificarsi di condizioni di gelo.
DIGESTIONE ANAEROBICA: processo biologico di degradazione della
sostanza organica per mineralizzazione, gassificazione e umificazione,
condotto in assenza di ossigeno.
DIGESTORE: reattore chiuso dove un materiale organico, costituito da rifiuti
solidi o fanghi di depurazione o acque di lavaggio, è sottoposto all’azione
di batteri anaerobici che lo decompongono con formazione di biogas.
DILAVAMENTO: processo con il quale i componenti solubili di qualsiasi
massa di materiali permeabile vengono disciolti o filtrati da un fluido percolante
(ad esempio le precipitazioni meteoriche).
DIOSSINA: composto organico (il nome scientifico completo è
tetraclorodibenzodiossina, in sigla TCDD) che si può formare in condizioni
di imperfetta combustione di sostanze organiche in presenza di cloro, ad
esempio bruciando plastica insieme a resti di cibo (che contengono sale,
cloruro di sodio). La diossina è una sostanza ad altissima tossicità, fortemente
inquinante, cancerogena e mutagena.
DIOSSINE: Le diossine sono composti che si formano in seguito a processi chimici: fenomeni naturali (come eruzioni vulcaniche, incendi boschivi) o di origine umana (fabbricazione di prodotti chimici, pesticidi, acciaio, pitture, emissioni di gas di scarico e inceneritori…). Sono quindi un sottoprodotto indesiderato dell'attività industriale. Le diossine sono composti altamente persistenti nell'ambiente perchè non solubili nell'acqua, ma molto solubili nei grassi. Di conseguenza si legano ai sedimenti e ai materiali organici nell'ambiente e vengono assorbite dai tessuti grassi umani e animali. Non essendo biodegradabili si accumulano nella catena alimentare e pertanto il loro assorbimento principale avviene attraverso alimenti contaminati.
Le diossine hanno una serie di effetti tossici e biochimici; alcune di esse sono incluse tra le sostanze cancerogene per l'uomo. Test su animali da laboratorio hanno mostrato un legame tra l'assorbimento di diossine e disturbi della salute come l'endometriosi (problema a carico dell'utero), problemi dello sviluppo, disturbi neurologici, problemi dell'apparato riproduttivo (calo del numero di spermatozoi, malformazioni), effetti sul sistema immunitario.
Questi effetti possono comparire a livelli di esposizione alla diossina nettamente inferiori a quelli che provocano l'aumento del rischio di tumori.
DISCARICA: area di smaltimento rifiuti adibita a deposito definitivo degli
stessi sulla o nella terra (sottosuolo).
DISSESTI IDROGEOLOGICI: Frane, smottamenti, valanghe, alluvioni, erosioni, abbassamento del suolo sono squilibri dell'ambiente dovuti quasi sempre a due fattori principali: quello geologico predisponente e quello idrico determinante. Si parla di rischio idrogeologico in riferimento ai danni che tali fenomeni possono causare a beni artificiali e naturali. A determinare il rischio idrogeologico concorrono fattori interni endogeni relativi alla geomorfologia del suolo e del sottosuolo e fattori esogeni come il clima, la vegetazione, la fauna e l'uomo.
DISTRUTTORI ENDOCRINI: Appartengono alla categoria dei “distruttori endocrini” (ED) diverse sostanze contaminanti presenti ovunque: diossine, policlorurati , atrazine, ftalati, furani, micotossine , e molti altre. Gli esperti li chiamano "interferenti endocrini" in quanto agiscono sul sistema endocrino "imitando" ´azione degli ormoni prodotti naturalmente dal corpo umano, alterandone l´equilibrio.
La pericolosità di queste sostanze dipende da diversi motivi. Prima di tutto la loro diffusione. Si trovano praticamente ovunque: nell´ambiente, negli oggetti di uso quotidiano e negli alimenti. Presi singolarmente e in modeste concentrazioni non hanno particolari effetti, ma la loro elevata persistenza nell´ambiente e soprattutto la loro tendenza ad accumularsi e legarsi con altre sostanze (effetto sinergico) fanno sì che il loro impatto sulla salute e sull´ambiente sia rilevante. Molte di queste sostanze sono state da tempo vietate, soprattutto in Europa, ma tante altre restano in circolazione.
Un esempio per tutti è una sostanza chiamata "Bisfenolo A" (BPA). Utilizzata nella produzione di policarbonati e di resine epossidiche, è presente nei biberon, nei contenitori di plastica, nel rivestimento interno delle lattine, delle scatolette, dei tappi e dei vasetti di vetro, nelle tubature e nei serbatoi per l´acqua potabile, in quelli per lo stoccaggio del vino e persino in alcuni sigillanti dentali.
Un´altra categoria di queste sostanze molto diffusa è quella dei "Polibromurati difenili" (PBB), utilizzati come ritardanti di fiamma nei tessuti e nelle plastiche. Un numero per tutti: sono presenti nel 75% dei componenti plastici utilizzati per costruire computer e televisori.
La maggior parte dei riscontri negativi l´hanno i fitofarmaci (insetticidi, fungicidi ed erbicidi). Se nel dopoguerra era il DDT ad essere uno dei principali imputati, ora sono le sostanze come le atrazine, il lindano e il carbofurano ad esserlo.
Distruttori endocrini sono presenti anche in alcuni antiossidanti alimentari, nei conservanti dei cosmetici e nei detergenti domestici. Infine, sostanze che possono interferire negativamente col sistema endocrino sono presenti anche in natura: i fitoestrogeni sono ormoni prodotti naturalmente da diverse specie vegetali e le micotossine sono contenute in molti funghi e muffe e potenzialmente presenti in alimenti come cereali, mais e frutta secca.
Gli effetti tossici maggiormente riscontrati sono: disfunzioni sessuali e riproduttive, l'insorgenza di tumori. Per il loro carattere lipofilo, sono estremamente persistenti e in grado di attraversare le membrane cellulari e di legarsi ai recettori per gli ormoni steroidei e di accumularsi a livello del tessuto adiposo. I livelli di bioaccumulo di questi inquinanti chimici sono in rapido incremento in tutti gli organismi viventi, uomo compreso. Negli animali Il problema dell´interferenza endocrina è presente con gravi ripercussioni sugli ecosistemi. In alcuni uccelli si è notato ad esempio un assottigliamento dello spessore del guscio delle uova. Particolarmente esposti sembrano essere gli animali che vivono in ambiente acquatico, come pesci e anfibi. Studi effettuati in natura e in laboratorio hanno evidenziato fenomeni di "inversione sessuale", cioè dello sviluppo di caratteristiche maschili nelle femmine e viceversa. Tale inversione nel pesce spada è stata stimata intorno al 14%.
Studi eseguiti anche su alcuni pesci - che poi entrano nella catena alimentare - hanno evidenziato elevate concentrazioni di diossine e PCB (Policlorurati bifenili). I pesci nei quali sono state riscontrate le concentrazioni più elevate sono state le aringhe.
DUAL-FUEL: Motore endotermico in grado funzionare sia con i combustibili tipici dei motori a ciclo Otto che con i combustibili dei motori a ciclo Diesel. Vedi anche Veicoli a Gas Naturale VNG
E (torna all’indice alfabetico)
ECO-PRODOTTO: prodotto (o servizio) a basso impatto ambientale, il cui
ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento, è caratterizzato dal rispetto
per le risorse umane ed ambientali, realizzato quindi con risparmio energetico,
mediante recupero o riciclaggio, senza produzione di emissioni di sostanze
pericolose; può essere segnato dal marchio Ecolabel.
ECOLABEL: marchio europeo di qualità ecologica (margherita europea), strumento della Comunità Europea nell’ambito delle attività del Quinto Programma d’Azione, concernente il sistema comunitario di assegnazione di un marchio di qualità ecologica ai prodotti industriali (ed anche servizi) di largo consumo. Lo scopo di Ecolabel è promuovere l’ideazione, la produzione, la commercializzazione e l’uso di prodotti con minor impatto ambientale e fornire ai consumatori una migliore informazione sull’impatto ambientale dei prodotti. ( http://www.eco-label.com/italian/ )
ECOLOGIA: Termine coniato nel 1866 da Ernst Haeckel, la cui definizione era: "totalità delle scienze delle relazioni dell'organismo con l'ambiente, comprese tutte le condizioni dell'esistenza nella loro accezione più ampia". Nell'accezione contemporanea indica lo studio interdisciplinare delle problematiche ambientali e la ricerca delle possibili modalità di recupero degli squilibri. Ecologia non è quindi solo protezione della natura o studio dell'inquinamento! Si occupa fondamentalmente dei rapporti che legano gli esseri viventi, uomo compreso, all'ambiente che li circonda e richiede il contributo di molte scienze (geografia, botanica, zoologia, biologia, biochimica, medicina, antropologia, etc.). L'ecologia generale si occupa principalmente di due settori: biosfera ed ecosistemi.
ECOLOGIA DOMESTICA: Si interessa degli equilibri ecologici e dei rapporti tra casa ed abitanti, delle possibili fonti di inquinamento interne e degli influssi che i comportamenti domestici determinano sull'ambiente esterno. La casa è un ecosistema artificiale di piccole dimensioni, per le cui analisi è possibile utilizzare i principi riferibili ad un ecosistema naturale.
ECOLOGIA PROFONDA: Definizione coniata da Arnae Ness nel 1973 per indicare la corrente degli ecologisti più radicali, che ritengono necessario destrutturare la tecnosfera e regredire tecnologicamente per sopravvivere.
ECOSFERA: Insieme globale di tutti gli ecosistemi
ECOSISTEMA: Concetto elaborato nel 1935 da A.G. Tansley per definire l'insieme degli elementi viventi e non viventi che in uno stesso ambiente sono legati e tenuti in equilibrio da una serie di complesse relazioni di interdipendenza.
E. NATURALE dove la presenza umana non predomina rispetto a quella delle altre specie e non ha causato mutamenti
E. MODIFICATO in cui si rileva la presenza di interventi umani che non ne hanno stravolto l'equilibrio
E. COLTIVATO ed E. COSTRUITO fortemente caratterizzati dalla presenza umana
E. DEGRADATO sistema decaduto dalla condizione di equilibrio ecologico
ECOSPAZIO: E' la zona in cui un organismo trova le condizioni necessarie alla sua sopravvivenza. Quasi ovunque tale spazio Š stato profondamente modificato dall'uomo nel corso della sua storia.
ECOTECNOLOGIE: Nuove frontiere della scienza e della tecnica che puntano verso uno sviluppo ed una crescita economica mondiale basata su di una utilizzazione di materie prime, di risorse, di energia in quantità minori rispetto al presente. Sono tecnologie avanzate che tendono ad avere un impatto ambientale sempre minore, secondo il principio che Š opportuno prevenire piuttosto che curare il degrado ambientale.
EDUCAZIONE: L'insieme dei processi e degli effetti della formazione umana, consistente nel proporre e nell'apprendere complessi di conoscenze, attitudini, comportamenti e pratiche
E. AMBIENTALE Processo educativo orientato ad approfondire la conoscenza delle interazioni uomo-ambiente utilizzando una prospettiva interdisciplinare e un approccio di problematizzazione e ricerca di soluzione degli aspetti rilevanti e critici che derivano da tali interazioni. Concerne il progresso delle conoscenze e delle azioni miranti ad una integrazione sempre più adeguata dei soggetti e dei gruppi sociali al contesto ambientale, preoccupandosi della salvaguardia e dell'uso sempre più corretto delle risorse
EFFETTO SERRA: Aumento della temperatura dovuto al fatto che i raggi del sole vengono maggiormente riflessi sulla Terra in conseguenza dell'aumento progressivo della presenza di anidride carbonica nell'atmosfera.
ENDEMISMI: Specie che, risultando assenti in altre zone, costituiscono l'elemento più caratteristico ed esclusivo della flora di un certo ambiente.
ENERGIA: Capacità di un corpo di compiere un lavoro, posseduta in virtù del suo stato chimico o fisico. Tipologia: chimica; cinetica; elettrica; elettromagnetica; luminosa; meccanica; muscolare; solare; termica; termica radiante.
ENERGIE RINNOVABILI: Dal 1970 in avanti, quando si parlava di energie alternative, si pensava ad energie alternative al petrolio; ora una definizione più vicina alle mutate esigenze socio-ambientali fa restringere il campo alle sole fonti rinnovabili: il sole, il vento, l'energia idraulica, la geotermia, il moto ondoso, le maree, le biomasse (trasformazione dei rifiuti organici ed inorganici) [con esclusione, cioè del nucleare].
ENERGIA EOLICA: E' probabilmente la prima forma di energia rinnovabile utilizzata dall’uomo e rappresenta attualmente una delle più interessanti prospettive per lo sviluppo sostenibile in campo energetico. In termini tecnici utilizzare l’energia eolica significa trasformare l’energia cinetica del vento in qualcos’altro, al giorno d’oggi soprattutto elettricità.
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Nel corso della storia, però, l’uomo comprese ben presto come il vento potesse diventare con i giusti accorgimenti una straordinaria fonte di energia a costo zero: le antiche civiltà (oltre 5 millenni fa) costruirono le prime barche a vela, dispositivi funzionanti con il medesimo principio tecnologico di quelle attuali, che trasformavano l’energia del vento in forza motrice. Attualmente ci sono altri sistemi efficienti per l’irrigazione e per la produzione di farine di cereali, ma non si può dire lo stesso per la trasformazione di energia: le turbine eoliche, messe a punto negli Anni Ottanta, lasciano però ben sperare per un futuro energetico libero dalla schiavitù del petrolio e dalla cappa di Co2 ed altri inquinanti che questo comporta.
Per sfruttare la forza del vento la tecnologia mette a disposizione due tipi di macchine, le turbine ad asse verticale e quelle ad asse orizzontale (evoluzione moderna dei mulini a vento).
I generatori eolici ad asse orizzontale sono i più diffusi al mondo e comportano una torre di sostengo di altezza variabile con un rotore verticale con le pale sensibilmente più corte dell’altezza complessiva della torre (almeno di un 40% per ovvie ragioni di sicurezza e praticità). Mediante un effetto analogo a quello della dinamo si genera così energia elettrica che viene convogliata in una rete di distribuzione. Una parte di questa è però assorbita dal rotore stesso per evitare che le variazioni nella velocità del vento possano riflettersi sulla frequenza della corrente elettrica: al rotore vengono infatti collegati degli inverter che mantengono la frequenza costante a 50 herz.
I generatori eolici ad asse verticale sono meno diffusi e sono composti dalle stesse parti di quelli ad asse orizzontale, ma presentano alcuni vantaggi, come la possibilità di sfruttare meglio la forza del vento con pale molto estese e di non doversi continuamente orientare: in tal modo hanno una stabilità migliore ed una più efficace resistenza alle forti raffiche a cui sono esposte. Più elevata è l’altitudine, infatti, più intensa è la velocità del vento: è questa la ragione per cui per l’istallazione di parchi eolici si scelgono luoghi in alta montagna. Tuttavia i generatori ad asse verticale hanno un’efficienza minore del 30% rispetto a quelli ad asse orizzontale ed il loro impiego è riservato ai siti off-shore, vale a dire in mare aperto.
In futuro ci saranno probabilmente sempre più installazioni di questo tipo in mare così da neutralizzare le problematiche relative all’impatto paesaggistico e alla sicurezza dei grandi generatori eolici. Se quelli ad asse orizzontale sono più efficienti, infatti, gli altri dimostrano una capacità operativa migliore e possono funzionare in condizioni meteorologiche per i primi non favorevoli.
Perché un impianto eolico funzioni a dovere sono necessarie alcune condizioni: il vento deve avere una velocità minima di 3 metri al secondo, ma per avere energia in maniera soddisfacente c’è bisogno di una velocità di almeno 12 m/s; se il vento soffia a più di 25 m/s, invece, si innescano dei meccanismi di bloccaggio o di scomparsa delle pale per ragioni di sicurezza. A pieno regime un generatore eolico può produrre una quantità di energia elettrica molto variabile ma che, con un impiego su larga scala, può dare un eccellente contributo per l’approvvigionamento energetico di un paese. In Danimarca, ad esempio, le turbine eoliche coprono il 23% del fabbisogno nazionale.
Per quanto concerne l’efficienza e i costi dell’energia da fonte eolica si possono fare solo dei paragoni orientativi: come l’energia solare, la fonte non è sempre disponibile allo stesso modo e si deve quindi considerare l’impianto eolico come parte di un sistema più complesso di produzione energetica. Un buon impianto eolico ha un’efficienza energetica del 40-50% e produce elettricità per 1,5 € a Watt (quella ottenuta da un impianto fotovoltaico costa 4 volte di più). Una soluzione molto interessante potrebbe venire dal mini-eolico, piccole centrali domestiche in grado di soddisfare le necessità di una famiglia o di un palazzo con la possibilità di vendere il surplus alla società di gestione dell’energia: purtroppo un simile sistema, incentivato per il fotovoltaico, non sembra riscuotere lo stesso successo nei piani governativi.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
ENERGIA GEOTERMICA: L’energia geotermica, come dice l’etimologia della parola stessa, derivante dal greco, è connessa con “Geo”, la Terra e “Thermos”, ossia calore, ed è quindi nello specifico quella fonte energetica ricavata dallo sfruttamento del calore emesso dalla terra stessa. Questo calore è in generale prodotto da fenomeni di reazioni nucleari negli strati interni del nucleo terrestre e trasuda fino alla superficie attraverso i vapori convettivi generati da acque calde, geyser o pozzi di magma superficiali. È lo stesso principio che sta alla base del riscaldamento delle acque delle sorgenti termali. Il calore è in generale una forma di energia, che opportunamente trasmessa e convertita (di questo si occupano le centrali geotermiche), può essere utilizzata per ogni sorta di necessità.
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Il principio alla base del funzionamento di una centrale geotermica è proprio lo sfruttamento del calore direttamente prodotto dalla Terra, che opportunamente incanalato mette in moto una turbina collegata ad un alternatore. Tramite questo principio viene prodotta energia elettrica.
L’Italia è stata una delle prime nazioni a utilizzare questo tipo di energia mettendo in funzione nell’anno 1913 a Larderello, in Toscana, il primo generatore alimentato geotermicamente. Il suo sviluppo è comunque limitato, infatti ad oggi l’energia prodotta da queste centrali non supera l’1,5% del fabbisogno energetico totale nazionale, e addirittura non copre l’1% su scala mondiale. Altri paesi, come l’Islanda, riescono a sfruttare maggiormente questa risorsa grazie alla elevata differenza di temperatura tra le acque sotterranee e l’atmosfera esterna tipicamente polare. Un altro esempio è la California che grazie a numerosi Geyser riesce per esempio a sostentare l’energia elettrica dell’area metropolitana di una grande città come San Francisco.
Uno dei vantaggi derivati dall’utilizzo di questa fonte energetica è l’aspetto ecologico: l’energia geotermica è gratuita e di per sè non dannosa all’ambiente, quindi pulita.
Sussiste invece il pericolo di fuoriuscite di vapore mischiato ad altre sostanze tossiche utilizzate in una centrale, per esempio nelle torri di refrigerazione per raffreddare il vapore e reiniettare il suo condensato nella terra stessa. Il vapore in sé inoltre presenta un odore sgradevole, tipico delle uova marce, per cui queste strutture devono sorgere lontane da centri abitati. Date le dimensioni ragguardevoli, gli impianti di estrazione geotermica costituiscono inoltre un elemento di forte impatto visivo. Risulta quindi difficile inserirli in modo armonico in un contesto paesaggistico naturale.
Sono inoltre ancora in fase di studio le possibili conseguenze dell’estrazione del vapore caldo dalla Terra, calore che comunque la Terra riceverebbe quotidianamente dal sole.
Ad ogni modo i benefici che questa energia porta con sè superano ampiamente i piccoli svantaggi sopra descritti, soprattutto se si paragonano a quelli delle altre fonti non rinnovabili. Per questo l’Unione Europea ha messo a punto un piano per aumentare lo sfruttamento geotermico entro il 2010.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
ENERGIA SOLARE: Il Sole, come è noto, è la più grande fonte di energia di cui si disponga: è un’energia pulita, ecologica e assolutamente a costo zero. L’energia solare, quindi, dovrebbe rappresentare la principale risorsa energetica della Terra ma purtroppo non è così.
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Non si può negare che vi siano degli interessi molto forti e resistenze tutt’altro che arrendevoli a riguardo: le grandi lobby dei produttori di energia, a cominciare dai petrolieri. Tuttavia le cose non sono così semplici: quand’anche si vincessero queste resistenze di tipo commerciale, bisognerebbe risolvere una serie di questioni legate alla capacità di accumulazione dell’energia e la sua effettiva utilizzabilità mediante le tecniche attuali.
Nel campo dell’energia solare la tecnologia assume un ruolo predominante e quella di poter finalmente utilizzare il sole come nostra unica risorsa sarà la sfida degli scienziati dei prossimi anni. Nonostante le buone intenzioni, però, sembra che l’energia solare non rappresenterà nel breve periodo una fonte energetica tale da soddisfare il fabbisogno mondiale: la progressiva crescita di quest’ultimo, inoltre, renderà la cosa ancor più complessa. Ciò nonostante, considerando i margini di crescita della tecnologia, è lecito quantomeno sperare in un futuro più eco-compatibile dal punto di vista energetico.
La quantità di energia che il Sole manda sulla Terra è strabiliante: in media 1.367 W per metro quadrato che, facendo gli opportuni calcoli, diventano oltre 50 milioni di Gigawatt, vale a dire 10.000 volte di più del fabbisogno attuale. In linea teorica basterebbe “rubare” al sole 1 Watt ogni 10.000 per non dover più ricorrere al petrolio, al carbone e alle centrali idroelettriche. Per il momento, però, non siamo in grado di farlo. Sono essenzialmente tre le tecnologie che permettono una accumulazione e (eventuale) trasformazione dell’energia solare: i pannelli solari termici, i pannelli solari a concentrazione e i pannelli foto-voltaici.
Il pannello solare termico, detto anche collettore termico, è il dispositivo più semplice per utilizzare la luce del sole a scopi energetici sfruttandone il calore. In pratica si utilizzano dei pannelli, vetrati o no, che catturano i raggi solari e riscaldano un fluido dalla elevata conducibilità di calore, il glicole propilenico atossico, lo stesso prodotto usato nelle auto come antigelo. Questo, muovendosi in un circuito, trasferisce il calore all’acqua che, riscaldandosi, sale per convezione in un serbatoio da cui potrà essere prelevata per gli usi domestici. Si tratta di un sistema decisamente economico che non prevede consumi elettrici per la distribuzione dell’acqua. Più costoso è invece il sistema detto a circolazione forzata in cui l’acqua calda è distribuita mediante pompe: questo tipo di dispositivo ha però il vantaggio di poter collocare il serbatoio dove lo si ritiene più consono e non per forza sul tetto della casa con tutti i disagi in fase di installazione e le sollecitazioni strutturali che ciò comporta.
Il pannello a concentrazione sfrutta un principio molto simile a quello dei pannelli termici, con una struttura tubolare centrale a cui tali pannelli foto-assorbenti sono collegati: gli impianti più avanzati hanno una tecnologia che permette l’automatizzazione dell’orientamento della struttura per meglio sfruttare l’angolo di incidenza della luce solare nelle varie ore del giorno (un po’ come fanno i girasoli). In ogni caso questo tipo di impianti ad energia solare prevede l’utilizzo di una miscela di sali al posto degli oli: una miscela di nitrato di sodio al 60% e di nitrato di potassio al 40% raggiunge facilmente temperature di 550°C , vale a dire le stesse temperature medie di esercizio di una centrale idroelettrica con turbina a vapore. Anche in questo caso, quindi, il calore accumulato dall’energia solare viene trasferito mediante una serpentina tubolare ad un serbatoio di acqua per sfruttare la forza del vapore. I sali, una volta raggiunta una temperatura più bassa, vengono trasferiti in un apposito serbatoio termico per utilizzare il calore restante nelle ore di buio.
La forma di utilizzo più importante dell’energia solare, dalla quale ci si aspettano molti miglioramenti nei prossimi anni, è quella degli impianti foto-voltaici. Si tratta di pannelli di materiale semiconduttore, soprattutto silicio, che sfruttano l’effetto fotovoltaico, cioè la capacità di “generare” elettricità che tali materiali hanno quando sono esposti a radiazioni come quelle dei raggi solari. Ne esistono di vari tipi e con differenti capacità di assorbimento della luce del sole: i pannelli fotovoltaici utilizzati nelle applicazioni aero-spaziali hanno le rese energetiche più alte e riescono a catturare circa il 40% della luce solare a cui vengono esposti. Sono però costruiti con materiali altamente tossici ed altrettanto costosi e questa tecnologia rimarrà presumibilmente confinata a questo tipo di finalità.
Diverso il discorso relativo ai moduli fotovoltaici domestici: il loro costo è molto inferiore (e probabilmente scenderà ancora) così come le rese energetiche, che vanno dal 6% al 15%.
Ciò significa che sono necessarie ampie superfici per poter generare una quantità di energia elettrica sufficiente a soddisfare il fabbisogno del Pianeta. Nel futuro si utilizzeranno le ampie aree desertiche, molto irraggiate dal Sole e pressoché disabitate: bisognerà però risolvere il problema del trasporto dell’energia da queste grandi distese di pannelli foto-voltaici ai centri urbani. Un’altra soluzione, ancora più affascinante, è quella che prevede la creazione di pannelli solari satellitari (quindi ad ingombro nullo) che trasmetterebbero tramite microonde l’energia accumulata.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
ENTROPIA: Da en (dentro) e tropé (rivolgimento) : grandezza fisica che misura il grado di disordine di una struttura organizzata. tendenza alla disgregazione e al caos definita dalle leggi della termodinamica.
EROSIONE: E' il fenomeno naturale di alterazione della crosta terrestre causato dagli agenti esogeni come il vento, le precipitazioni (soprattutto piogge acide) ecc che nel tempo ne delineano o modellano le superfici.
ESTINZIONE: E' il fenomeno che causa la scomparsa di una forma di vita, sia in generale che in determinate specie viventi.
ETICHETTATURA: sistema per l’identificazione di una sostanza o preparato
pericolosi, che consiste nell’apposizione di una dicitura leggibile e indelebile
sull’imballaggio che li contiene, recante le indicazioni principali sulla sostanza
e sui pericoli connessi al suo uso.
ETOLOGIA: Studio del comportamento animale. L'anno di nascita di questa scienza è considerato il 1935, quando uscì il saggio di Konrad Lorenz che esponeva i suoi studi sull'apprendimento precoce degli animali (imprinting).
EUTROFIZZAZIONE: Sviluppo non controllato di piante acquatiche che incrementano la biomassa vegetale, dovuto ad una sorta di "concimazione" delle acque. Ciò in conseguenza dell'immissione, nei laghi o nei mari poco profondi o con scarso ricambio idrico, di ingenti quantità di sostanze minerali, provenienti dall'agricoltura e dagli scarichi fognari non depurati, ricche di sostanza organiche in sospensione. Il degrado della biomassa produce sostanze tossiche che riducono l'ossigeno presente nell'acqua, fino all'anossia (mancanza di ossigeno)che provoca la morte degli animali acquatici.
F (torna all’indice alfabetico)
FAIRTRADE: Fairtrade è il marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia. Fairtrade Italia è un consorzio senza scopo di lucro costituito da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà e nel commercio equo e solidale, nato nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo. Fairtrade Italia fa parte di FLO (Fair Trade Labelling Organisations), il coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, insieme ad altri 20 marchi che operano in Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone. In pratica, il marchio Fairtrade garantisce che i prodotti con il suo simbolo, che trovi nel tuo supermercato o in alcune Botteghe del Mondo, siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel Sud del mondo e siano stati acquistati secondo i criteri del Commercio Equo e Solidale. Così il cioccolato, il cacao, il tè, il caffè, le banane, il succo d'arancia, il miele ma anche i palloni da calcio, il cotone, le rose e tanti altri nuovi prodotti, saranno più buoni sia per i consumatori che per i produttori. (Fonte: Fairtrade Italia)
FANGHI DI DEPURAZIONE (acque di depurazione): residui semiliquidi
del processo di depurazione delle acque reflue, ossia da trattamenti di tipo
fisico, chimico-fisico o biologico. Contengono le sostanze organiche, i colloidi,
i sali, etc. presenti nell’acqua, nonché i reattivi e gli ausiliari della flocculazione
aggiunti all’acqua per il processo depurativo.
FERMENTAZIONE: processo chimico attuato dai microrganismi in ambiente
anaerobico, mediante il quale si ha la parziale demolizione di molecole
organiche complesse in sostanze più semplici.
FISSIONE NUCLEARE: Rottura di un nucleo atomico causata dall'assorbimento di un NEUTRONE (particella elementare senza carica elettrica, che insieme al protone forma il nucleo atomico). Tale reazione avviene di fatto solo in alcuni nuclei atomici di massa elevata come l'uranio, il torio (e altri elementi radioattivi naturali) oppure il plutonio (o altri elementi radioattivi artificiali). Il nucleo si spezza in frammenti più piccoli in un processo che può diventare una reazione a catena. I frammenti costituiscono nuclei di elementi con massa notevolmente inferiore a quella del nucleo originario e sono radioattivi, cioè possono decadere emettendo raggi alfa, beta o gamma. Questo processo, a parità di massa coinvolta, sviluppa un'energia termica milioni di volte maggiore rispetto a quella prodotta da qualunque reazione chimica. Nelle centrali nucleari viene "frenata" permettendone la trasformazione in elettricità.
FITOECOLOGIA: Si occupa dello studio dei rapporti tra le piante ed il loro ambiente. Lo studio dei rapporti tra animali ed ambiente si denomina invece zooecologia.
FITOSOCIOLOGIA: Nell'ambiente le piante tendono a riunirsi in gruppi: se predominano gli alberi si hanno boschi o foreste, se prevalgono le piante erbacee si formano praterie.
Lo studio di questi raggruppamenti si definisce fitosociologia, termine coniato nel 1986 da Krylow e Paczoski.
FLUSSO ENERGETICO: Quantità di energia che attraversa, nell'unità di tempo, una superficie unitaria (per es. 1 mq) perpendicolare alla sua direzione di propagazione.
FORESTA PLUVIALE: Tipo di foresta equatoriale (Amazzonia, Congo, Indonesia, Antille, Bengala ecc..) , con un buon tasso di umidità e dalla presenza di vita vegetale rigogliosa e sempreverde.
FORESTA VERGINE: Tipo di foresta quasi sempre delle zone tropicali, caratterizzata da un fitto sottobosco e la cui folta vegetazione, la rende difficilmente penetrabile. Scarsa presenza dell'uomo.
FORMULARIO DI IDENTIFICAZIONE RIFIUTI (in sigla F.I.R.): documento
che deve accompagnare i rifiuti durante il trasporto effettuato da enti o
imprese. Il formulario deve essere emesso dal produttore, dal detentore
del rifiuto o dal soggetto che effettua il trasporto e sostituisce gli altri
documenti di accompagnamento dei rifiuti trasportati.
FORSU: sigla di Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani, costituita
principalmente dai rifiuti putrescibili ad alto tenore di umidità (scarti della
cucina, rifiuti vegetali, etc.) separata per essere avviata alla produzione del
compost.
FOS: sigla di Frazione Organica Stabilizzata, comprende i rifiuti ricchi di
sostanza organica derivanti dalla selezione effettuata sul rifiuto indifferenziato;
dopo un processo di biostabilizzazione, i rifiuti possono essere usati per la
copertura finale di discariche o per usi simili come i recuperi ambientali.
FOTOSFERA: Superficie visibile del Sole, da cui proviene la luce che vediamo. Corrisponde ad una zona di circa 300 Km di spessore ed è sede di alcune manifestazioni più evidenti dell'attività solare.
FOTOSINTESI: Processo biochimico che utilizza la luce solare come fonte di energia per sintetizzare sostanze organiche molto energetiche da sostanze inorganiche. Le piante superiori sintetizzano gli zuccheri a partire da anidride carbonica e acqua. L'energia accumulata durante la fotosintesi sostiene tutta la catena alimentare e può liberarsi nuovamente sotto forma di calore anche attraverso la combustione del legno o dei combustibili fossili.
FOTOVOLTAICO IMPIANTO: Gli impianti fotovoltaici rappresentano una delle più interessanti frontiere dell’energia pulita che, si spera, potranno soddisfare nei prossimi decenni la domanda globale di energia in costante crescita. Le energie rinnovabili al momento non coprono una fetta maggioritaria del fabbisogno di energia del Pianeta ma si tratta di tecnologie ancora in fase di sviluppo e quindi potenzialmente in grado di migliorare enormemente le proprie rese.
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Un impianto ad energia solare sfrutta la luce del sole per accumulare energia grazie all’effetto fotovoltaico: per la fisica, tale effetto si ha nel momento in cui un elettrone passa dalla banda di valenza a quella di conduzione di un materiale semiconduttore. Tali materiali , una volta investiti da un fascio di luce, hanno dimostrato di avere la proprietà di far perdere a quest’ultimo alcuni elettroni che, grazie al “drogaggio” del semiconduttore, possono essere catturati ed utilizzati per produrre corrente. Il tutto con il non trascurabile vantaggio di disporre di una fonte di energia che, seppur destinata ad esaurirsi, garantisce un’emissione di luce costante almeno per i prossimi 5 miliardi di anni: il petrolio si esaurirà molto prima!
La parte visibile di un impianto fotovoltaico è costituita dai moduli, del tutto analoghi esteriormente ai classici pannelli ma con una tecnologia molto più avanzata che permette ormai di catturare e conservare agevolmente l’energia solare cui sono costantemente esposti. Oltre ai moduli, che occupano la gran parte dello spazio, vi è il regolatore di carica, che ha il compito di stabilizzare ed ottimizzare l’energia accumulata: il problema principale dei vecchi pannelli era infatti la mancanza di efficienza operativa quando il sole non irradiava luce a sufficienza. Il regolatore dispone lo stacco del campo fotovoltaico (l’insieme dei moduli) al tramonto o quando l’accumulatore è completamente carico o ha esaurito il suo ciclo vitale.
L’accumulatore di un impianto ad energia solare è l’elemento più importante per quanto concerne l’utilizzo dell’energia stessa: poterla conservare dopo averla catturata a costo zero è e sarà sempre di più in futuro la principale esigenza di questo tipo di dispositivi. Dopo averla conservata, però, bisognerà adoperarla. Ecco il perché dell’installazione di un inverter, un dispositivo che permette di convertire la corrente continua a 12 o 24 volt dei moduli in corrente alternata a 220 o 110 volt per l’uso domestico od industriale. Quello sinora descritto è un impianto fotovoltaico “stand-alone” o “ad isola”, pensato cioè per soddisfare un fabbisogno energetico limitato ad un’abitazione, un’industria o anche un veicolo: in quest’ultimo caso spesso gli accumulatori subiscono grandi sollecitazioni ed hanno una durata piuttosto breve.
Esistono però anche impianti fotovoltaici connessi in rete detti “grid-connected” e che sembrano essere un’interessantissima alternativa alle grandi centrali elettriche. Grazie ai collegamenti con la rete nazionale, infatti, si può avere una piccola centrale elettrica in casa con cui, invece che prelevarla, si immette energia nella rete e la società di gestione la acquista ad un prezzo concordato. In un simile sistema il ruolo dell’inverter è ancora più delicato, in quanto determina la qualità della corrente non soltanto dei dispositivi di un solo utente ma di tutta la rete. Questi impianti sono incentivati dal Protocollo di Kyoto a cui anche l’Italia ha aderito e hanno permesso una serie di agevolazioni per l’installazione e la gestione di tali piccole centrali, che non a caso vanno diffondendosi in maniera decisa.
Gli impianti ad energia solare sono classificati in base alla potenza nominale complessiva di tutti i suoi moduli espressa in kWp (chilowatt picco). Grosso modo un pannello di 8 metri quadri produce un kWp. In base a questi dati si stabilisce l’appartenenza del pannello ad una delle tre macrocategorie in cui vengono normalmente suddivisi: piccoli (fino a 20 kWp), medi (da 20 a 50 kWp) e grandi (oltre 50 kWp), ognuna con crescenti incentivi sia in fase di istallazione dell’impianto che in quella di vendita dell’energia alla rete di distribuzione.
Un buon suggerimento per installare presso la propria industria o a casa un impianto fotovoltaico può essere quello di integrarne i moduli nella struttura architettonica stessa in fase di costruzione: solitamente si usa la sigla BIPV (sistemi fotovoltaici architettonicamente integrati) e si tratta della soluzione più gradevole dal punto di vista estetico. Ciò comporta de costi superiori ma anche gli incentivi non sono da meno.
Il sistema di impianti ad energia solare sembra potersi diffondere moltissimo nei prossimi anni ma una domanda, probabilmente, ancora non ha trovato risposta: è possibile utilizzare questa tecnica su larga scala così da sostituire le fonti di energia tradizionali? Nessuno conosce il futuro ma i presupposti sono buoni. In Italia, per fare un esempio a noi vicino, si dovrebbero coprire con moduli fotovoltaici 1.861 kmq della superficie nazionale: è tanto, ma non supera lo 0,6% di quella complessiva e l’1,4% di quella destinata all’agricoltura. Più realisticamente, se si riuscisse ad integrare l’energia ottenuta in questo modo con quella ottenuta da altre fonti rinnovabili, verrebbe meno non solo la dipendenza dal petrolio ma anche l’esigenza di utilizzare le altre fonti energetiche derivanti da combustibili fossili.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
FRAZIONE MERCEOLOGICA: frazioni di cui si compongono i rifiuti urbani:
vetro, plastica, materiali cartacei, metalli, scarti tessili, frazione organica,
pietre e ceramiche, sovvallo, legno.
FRAZIONE SECCA: frazione di rifiuti a basso o nullo contenuto di umidità
che residua dalla raccolta differenziata, e che ha subito una ulteriore
separazione della frazione umida e costituita, ad esempio, dai seguenti rifiuti:
lamette usa e getta, carta oleata, pellicole plastiche, pannolini, tubetti di
dentifricio, guarnizioni, musicassette e videocassette, pellicole fotografiche,
oggetti di pelle e semipelle, polistirolo, giocattoli, cenere, lettiere di cani e
gatti, etc.
FRAZIONE UMIDA: frazione dei rifiuti ad alto contenuto di umidità costituita
principalmente da rifiuti organici (residui alimentari, tovaglioli, fazzoletti, fiori,
etc.
FUSIONE NUCLEARE: Contrariamente al processo di FISSIONE, nella fusione nucleare si ha la produzione di un nucleo atomico di massa più elevata dall'unione di due nuclei di massa inferiore. I nuclei originari per potersi unire superando le forze repulsive dovute alla loro identica carica elettrica, devono scontrarsi ad altissima velocità: questo avviene solamente in condizioni di temperatura molto elevata, come nel cuore del Sole. Si ha in questo caso la continua formazione di nuclei di elio, dalla fusione di nuclei di idrogeno, deuterio e trizio. poichè‚ il nucleo di elio è tenuto insieme da una energia complessivamente inferiore rispetto a quella che era necessaria a tenere insieme i componenti dei nuclei originari, durante questo processo l'energia in eccesso viene liberata e si trasforma in calore. La fusione potrebbe costituire un metodo pulito per ottenere energia ( i suoi prodotti non sono radioattivi e una volta innescata non ha bisogno di un continuo apporto di materiali costosi), ma non è ancora realizzabile in impianti funzionali a causa delle altissime temperature di cui necessita.
FUSTAIA: Tipo di trattamento boschivo caratterizzato prevalentemente da alberi di alto fusto, alla cui maturità avviene la sostituzione con altri esemplari per disseminazione naturale o artificiale da parte dell' uomo.
G (torna all’indice alfabetico)
GAS SERRA: Sono i componenti gassosi naturali o prodotti dall'azione delle attività dell' uomo, che caratterizzano l' effetto serra. Un aumento di questi tipi di sostanze è la causa principale del surriscaldamento di un pianeta.
GASSIFICATORI: I gassificatori sono degli impianti che, in linea generale, trasformano materiali solidi o liquidi in combustibili gassosi e vengono indicati dagli scienziati come una possibile via alternativa ai termovalorizzatori nello smaltimento dei rifiuti.
La differenza con i ri-gassificatori è fondamentale: questi sono utilizzati per portare un gas allo stato liquido, al fine di permetterne un più agevole trasporto (a temperature più basse) per poi essere riportato allo stato gassoso una volta raggiunta la destinazione. Se un rigassificatore è, in sostanza, un’alternativa ad una conduttura il gassificatore è un impianto più complesso che ottiene del gas da altri materiali.
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Il principio che sta alla base di tali impianti è il fenomeno chimico detto pirolisi (espressione greca traducibile con «scissione mediante il fuoco»), che consiste nell’esporre del materiale allo stato solido ad un forte calore ma in assenza di comburente (e cioè l’ossigeno): se in presenza di ossigeno l’esposizione al calore genera la combustione, in assenza di questo si ottiene una scissione dei legami chimici e si innesca una reazione a catena che porta dapprima alla scissione omolitica (cioè in componenti più semplici di uguale tipologia), quindi alla propagazione (si formano dei nuovi radicali) e alla terminazione (i radicali reagiscono tra loro).
Lavorando a temperature tra i 400 e gli 800 °C i prodotti della pirolisi sono spesso gassosi come il syngas (in questo caso si ha la pirolisi veloce) ma si possono avere anche prodotti liquidi come l’olio di pirolisi o tar (pirolisi lenta) oppure anche solidi (pirolisi convenzionale). In realtà, però, il gassificatore utilizza soltanto la pirolisi veloce ed il gas di sintesi (o syngas) che se ne ricava è leggermente diverso da quello di un impianto pirolizzatore. Se quest’ultimo opera in totale assenza di ossigeno il gassificatore prevede la presenza seppur minima del comburente così da avere una ossidazione parziale. Per questo motivo lo si ritiene una tecnologia di tipo intermedio tra quella dell’inceneritore (termovalorizzatore) e l’impianto di pirolisi.
I vantaggi di un impianto di gassificazione sono molteplici. Si tratta anzitutto di una tecnologia moderna dalla grande versatilità: a differenza degli inceneritori, infatti, non è necessario avere delle strutture molto grandi e ciò si traduce immediatamente in un consistente abbattimento dei costi. Inoltre è possibile settare ogni singolo impianto per una tipologia specifica di rifiuto da smaltire così da utilizzare un calore sufficiente ad innescare le reazioni pirolitiche e non sprecarne altro. I più moderni prototipi sembrano offrire poi una serie di vantaggi ulteriori, primo fra tutti il trattamento di rifiuti solidi urbani senza che siano pretrattati o selezionati.
Ad ogni modo i gassificatori si rivelano eccellenti valorizzatori dell’energia delle biomasse che, come è noto, posseggono grandi quantità di energia ottenuta attraverso la fotosintesi clorofilliana. Con il syngas ottenuto dalla gassificazione di materiale vegetale si riesce a convertirne in calore una gran parte e i dispositivi sempre più efficienti lasciano ben sperare su un ulteriore miglioramento in tal senso in un prossimo futuro. Oltre che bruciare con alte rese nelle caldaie, il gas di sintesi da biomasse è un valido propellente per le turbine, anche quelle da alimentare a vapore per le centrali elettriche. Diversi sono poi i prototipi in cui il syngas (formato essenzialmente da monossido di carbonio, idrogeno e metano) è utilizzato come combustibile per i motori a scoppio mentre semplici processi chimici possono intervenire per separare il carbonio dall’idrogeno e stoccare quest’ultimo in pile a combustibile finalizzate alla produzione di elettricità. Anche il carbonio così ottenuto potrebbe trovare diversi utilizzi nell’industria chimica in modo da ridurre ulteriormente i costi.
Una prospettiva interessante è rappresentata dalle coltivazioni di biomasse: le erbacce, infatti, da sempre il terrore di ogni contadino, potrebbero invece rappresentare un ricco materiale rinnovabile da gassificare per la produzione di energia pulita e a costi contenuti. Un fattore importante, questo, che permette di aprire con investimenti relativamente bassi più impianti in varie zone così da limitare i costi, anche ambientali, legati al trasporto dell’energia. L’impatto economico renderebbe interessanti anche terreni non più in grado di produrre colture pregiate, mentre il ridotto impatto ambientale risolverebbe le usuali e per molti versi giustificate riserve degli abitanti delle aree in cui si progettano impianti inceneritori.
A quest’ultimo proposito vale la pena spendere qualche parola in più. Non si tratta, è opportuno precisarlo, di dispositivi a impatto ambientale zero; tuttavia presentano diversi vantaggi rispetto agli inceneritori. Uno dei fattori più interessanti in tal senso sono le basse temperature di esercizio che permettono una riduzione di circa cento volte delle emissioni di polveri sottili e nanopolveri, così come è contrastata la formazione di furani, diossine (se ne riscontrano livelli inferiori a quelli misurabili) e di altri composti nocivi come l’ossido di azoto (in questo caso è l’idrogeno a fare da «blocco» a tale processo).
Ci sono ancora alcune cose da migliorare: a seconda del rifiuto gassificato si possono avere emissioni di varia natura e in alcuni casi (rari, per la verità) si sono presentati degli svantaggi ambientali rispetto ai comuni inceneritori. Ad ogni modo si tratta di una tecnologia decisamente più pulita di molte altre e che ha dalla sua il vantaggio di poter sviluppare dispositivi sempre più in linea con le esigenze dell’ambiente, valorizzando diversi prodotti di rifiuto trasformandoli in energia.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
GASSIFICAZIONE :trattamento termico per la produzione di gas combustibile
dai rifiuti mediante decomposizione termica delle sostanze organiche presenti.
GESTIONE DEI RIFIUTI: sistema con il quale si comprendono le operazioni
principali di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti, inclusi il
controllo di tutte le operazioni, nonché il controllo delle discariche e degli
impianti di smaltimento dopo la chiusura.
GRUPPI ECOLOGICI: Gruppi costituiti da piante affini dal punto di vista ecologico, cioè da organismi che di fronte al persistere o al variare di alcuni fattori ambientali si comportano e reagiscono in modo analogo.
H (torna all’indice alfabetico)
HABITAT: In biologia è l'insieme delle condizioni ambientali proprio di una specie; in ecologia definisce il complesso delle condizioni ambientali e artificiali caratterizzanti un territorio antropizzato. In generale il termine si riferisce alla possibilità di vita e non all'estensione territoriale perciò è vasto se le condizioni di vita che offre sono adatte a specie diversificate per abitudini e necessità; limitato se adatto alla vita di alcune specie soltanto.
HUMUS: Strato del terreno particolarmente ricco di sostanze organiche allo stato colloidale, derivate dalla decomposizione di resti vegetali ed animali operata da organismi degradatori.
I (torna all’indice alfabetico)
IBRIDO/IBRIDA: Il veicoli ibridi-elettrici sono veicoli che integrano un motore a combustione interna (alimentato a benzina, gasolio o etanolo) con un motore elettrico. A differenza di quanto si possa pensare, le batteria che alimentano il motore elettrico non devono essere ricaricate collegando l'auto a una presa di corrente: questa possibilità è anzi inesistente nella stragrande maggioranza degli ibridi, che per dare energia alla componente elettrica sfruttano invece l'energia cinetica dell'auto, recuperandola in fase di frenata: presto arriveranno però anche le auto (ibride e non) da "attaccare" alla presa. Alcuni modelli sfruttano anche il motore a combustione interna per alimentare un generatore (in pratica un secondo motore elettrico) che alimenta il motore elettrico principale o ricarica le batterie.
Negli ibridi-elettrici entrambi i motori contribuiscono alla trazione; generalmente è il motore elettrico a spingere l'auto quando la velocità si mantiene bassa, e il motore a benzina rimane spento durante le soste ai semafori. Quando serve più potenza o quando l'autonomia del motore elettrico si esaurisce, interviene quello a benzina. In questo modo le auto ibride elettriche possono offrire un'autonomia impossibile per i modelli alimentati esclusivamente a batterie e ottengono percorrenze eccellenti in relazione al carburante consumato.
IMBALAGGIO: contenitore usato per vendere, proteggere e maneggiare
un prodotto. Si distingue in: primario (imballaggio a contatto con la merce
che costituisce l’unità di vendita), secondario (imballaggio necessario a
contenere più unità di vendita), terziario (imballaggio necessario a trasportare
l’insieme di più unità di vendita). I materiali impiegati negli imballaggi sono
materiali plastici, carta e cartone, vetro, alluminio, etc.
IMPATTO AMBIENTALE: Scontro con l'ambiente. Nel caso di una attività o di presenza umana in una data zona, ci si riferisce all'effetto inquinante che ne può derivare. Studiare l'impatto ambientale di una data attività umana significa valutarne tutte le possibili e più varie conseguenze a livello ambientale.
IMPRONTA ECOLOGICA: E' l' impronta o il peso ecologico che si imprime sulla biosfera con l' utilizzo di acqua, terra e territorio che è necessario per un determinato carico umano.
INFORMAZIONE: Contenuto di un messaggio. Con tale significato il termine viene utilizzato nella scienza che studia i canali di trasmissione dei messaggi. Su questo concetto si è rapidamente sviluppata la teoria dell'informazione, secondo la quale il concetto viene esteso anche al contenuto culturale, tecnico, energetico, progettuale, di un dato oggetto sia esso un manufatto, un combustibile o prodotto dell'intelletto umano. I concetti di ENTROPIA e di informazione vengono così messi in relazione in base alla loro analogia: come un messaggio degradato ha un minore contenuto informativo, così un'energia degradata ha una minore capacità di trasformarsi in lavoro utile. Elevata entropia vuol dire poca informazione e viceversa.
INCENERITORE o TERMOVALORIZZATORE: L’inceneritore è un impianto di combustione volto ad incenerire i rifiuti opportunamente trattati e scartati. Lavorando ad elevate temperature in questi impianti si produce molto calore che può venir convogliato in condutture di riscaldamento (in questi casi si parla di impianti di teleriscaldamento) oppure in centrali di vapore o per produrre energia elettrica: se un inceneritore è dotato di questi dispositivi per l’utilizzo del calore è detto termovalorizzatore (o inceneritore a recupero energetico).
Possiamo immaginare questi impianti come un enorme caminetto che riduce in cenere quel che vi si mette a bruciare: ma con la stessa attenzione con cui scegliamo la legna da ardere per scaldarci nelle fredde serate invernali, anzi con molta più attenzione, devono essere scelti i rifiuti da incenerire. Non c’è bisogno di rammentare la Legge di Lavoisier per sapere che in natura nulla si distrugge e che i rifiuti, anche quando bruciati, non scompaiono nel nulla ma diventano qualcos’altro.
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Per questa ragione non tutti i rifiuti possono essere inceneriti direttamente ma devono essere opportunamente trattati per ridurre o eliminare le componenti chimiche che, bruciando, libererebbero veleni come le diossine. Alcune tipologie di rifiuti non vengono sottoposte ad incenerimento per ragioni di opportunità: gli inerti da costruzione, il vetro e i metalli sono materiali difficilmente (o per niente) combustibili mentre quelli organici (più comunemente definiti «umido») sono più utili nella formazione di compost e concimi naturali. I rifiuti solidi urbani (RSU) privati degli inerti, delle sostanze tossiche e dell’umido sono detti CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) o più semplicemente eco-balle.
Le ecoballe così ottenute vengono immesse nella catena di incenerimento. Esistono impianti di diverso tipo che utilizzano differenti tecnologie: la più diffusa è la cosiddetta “griglia”, capace di sopportare un potere calorifico tra i 9mila e i 13mila MJ/t. Le altissime temperature che si raggiungono sono dovute in gran parte alla preselezione operata nella fase di composizione dell’ecoballa, così da non avere rallentamenti per via di materiali biologici ricchi di acqua o di materiali inerti non combustibili.
La combustione avviene su delle griglie mobili che permettono, grazie ad una abbondante corrente d’aria convogliata nell’impianto, di bruciare in maniera ottimale i rifiuti a temperature che superano i 1000°C: normalmente il processo avviene in due camere di combustione per ridurre la presenza dei fumi. Questo calore induce il passaggio dell’acqua dallo stato solido a quello gassoso dando vita a grandi quantità di vapore che, per sua natura, sale ed è convogliato in una turbina per la produzione di corrente alternata. Dopo di ciò si estraggono le ceneri e si trattano i fumi facendoli passare in un sistema di filtraggio a più step: questi ultimi saranno liberati nell’atmosfera ad una temperatura di circa 140-150 °C.
Per ridurre la presenza di agenti inquinanti si è elaborata un’altra tecnologia di combustione negli inceneritori detta “a letto fluido”. La combustione avviene non più su una griglia ma su un letto di sabbia esposto ad un forte getto d’aria che lo mescola ai rifiuti in un processo detto di fluidizzazione: recenti studi sembrano confermare la bontà di questa tecnica rispetto alla più diffusa griglia.
Altre tecnologie prevedono l’utilizzo di un forno rotativo di forma cilindrica per la combustione: il vantaggio è quello che il movimento circolare del forno induce le ceneri a depositarsi alle estremità del cilindro rendendone più agevole l’estrazione così da trattare più efficacemente i gas prima della immissione nell’atmosfera.
In questa nostra descrizione si è utilizzato pressoché esclusivamente il termine inceneritore anche in presenza di impianti di utilizzo dell’energia liberata dalla combustione dei rifiuti: questo perché nella normativa italiana vigente – così come in quella europea – il termine «termovalorizzatore» non compare mai. Da più parti, infatti, si sono sollevate critiche a questa espressione che sarebbe fuorviante: la valorizzazione termica dei rifiuti potrebbe far pensare ad un’operazione non inquinante volta all’eliminazione delle discariche, e cioè dell’alternativa inquinante per il loro smaltimento.
In realtà non è così. Le ceneri prodotte dalla combustione, circa il 10% del volume e il 15% del peso del prodotto non combusto, devono essere smaltite in apposite discariche e il vantaggio di avere una forte riduzione dei volumi da smaltire è parzialmente attenuato dall’elevata tossicità di tali scorie.
Inoltre i fumi e le polveri sono difficilmente purificabili al 100%. Se il Pm10 è trattenuto con percentuali elevatissime (oltre il 99%) lo stesso non può dirsi per il PM2 e le cosiddette nano-polveri: si è pensato di utilizzare del carbone, dalle spiccate capacità assorbenti, ma un filtro di carbone impregnato di polveri tossiche diverrebbe a sua volta un rifiuto speciale da smaltire con estrema cautela.
Per il momento non esiste un inceneritore ad impatto ambientale zero ed è su questa base che si fondano le critiche verso questa tecnologia. Recenti studi hanno dimostrato la forte relazione tra la presenza di polveri derivanti da inceneritori o industrie e l’insorgenza di sarcomi e patologie tumorali analoghe nella popolazione.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
INQUINAMENTO: Presenza di materia o di energia la cui natura, collocazione, quantità, produce effetti indesiderabili sull'ambiente. La contaminazione o l'alterazione di porzioni o aspetti dell'ambiente sempre più numerosi provoca l'accumulo di impurità e minaccia la vita degli organismi viventi. Esistono varie forme di inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo, acustico, biologico, radioattivo, termico, ecc... I sistemi di controllo consistono nelle misurazioni quantitative e qualitative delle cause e degli effetti dell'inquinamento, in modo da programmare ed attuare interventi preventivi e correttivi.
INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI: Gli inquinanti organici persistenti, o POP (acronimo di Persistent Organic Pollutants) sono sostanze chimiche molto resistenti alla decomposizione (alcune rimangono presenti nel terreno fino a vent'anni prima di dimezzarsi) e che possiedono alcune proprietà tossiche.
Per le loro caratteristiche di persistenza e tossicità sono particolarmente nocive per la salute umana (si configurano alcuni come veleni, altri come agenti cancerogeni) e per l'ambiente (anche mortali per la fauna). Si è riscontrato il loro accumulo negli organismi viventi; sono presenti nell'atmosfera, nell’aria e nell'acqua e la loro propagazione è dovuta anche alle specie migratrici. Il pericolo consiste nella crescente concentrazione negli ecosistemi terrestri e acquatici. I dodici Pop prioritari sono:
Aldrin, Clordano, Diclorodifeniltricloroetano (DDT), Dieldrin, Endrin, Eptacloro, Lindano, Mirex, Toxafene, Policlorobifenili (PCB), Esaclorobenzene, Diossine, Furano.
(Fonte : Wikipedia)
IPCC: I MODELLI CLIMATICI DELL'IPCC: Sono 130 i Paesi che fanno parte dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC, (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici) l'istituzione delle Nazioni Unite incaricata di monitorare i cambiamenti climatici. Si tratta di un comitato formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (WMO) e l'United Nations Environment Programme (UNEP) che, per studiare il riscaldamento globale, ha elaborato modelli che sono alla base di accordi mondiali, primo tra tutti il Protocollo di Kyoto. L’unico italiano che ha contribuito direttamente alla compilazione del rapporto del WGI (Gruppo di lavoro 1 sul sistema clima e sui cambiamenti climatici ) dell’AR4 (Quarto rapporto di valutazione) dell’IPCC è il climatologo dell’ENEA, Vincenzo Artale. Secondo i modelli climatici elaborati dall’IPCC, la temperatura aumenterà tra 1,4 °C e 5,8 °C nel periodo tra il 1990 e il 2100, provocando vistosi mutamenti climatici, tra cui un aumento del livello del mare dovuto all'espansione termica e allo scioglimento dei ghiacci continentali e montani. Dal 1970 ad oggi il numero e l'intensità dei cicloni tropicali, infatti, è aumentata considerevolmente. In Antartide si sta osservando un aumento della temperatura in Penisola Antartica (fino a 2,5 °C in 50 anni) e un aumento della temperatura e un aumento della velocità dei ghiacciai che ha portato ad un bilancio negativo della calotta occidentale antartica. Contemporaneamente si sta assistendo allo scioglimento del ghiaccio marino in Artico con una riduzione fino al 10% per decade e dei ghiacciai continentali della Groenlandia e dell’Alaska. Si è calcolato che la quantità di ghiaccio che defluisce verso la costa è passata in Groenlandia da 90 km3 l'anno nel 1996 a 220 km3 l'anno nel 2005. Altri cambiamenti climatici quali alluvioni, siccità, onde di calore, possono ridurre i rendimenti agricoli o causare estinzioni di specie biologiche; inoltre le maggiori temperature hanno poi contribuito alla comparsa di alcune specie, come la zanzara tigre o numerosi pesci e malattie tropicali nel Mediterraneo.Tuttavia è difficile prevedere con certezza cosa accadrà in futuro, anche perché i processi climatici non seguono percorsi lineari e gli scenari dei cambiamenti climatici futuri, potrebbero portare ad esempio ad una forte variazione della circolazione meridionale (Sud-Nord) ed una relativa riduzione del ramo più a Nord della corrente del Golfo ed una forte ricircolazione nella zona subtropicale, favorita dalla diminuzione della salinità nelle acque atlantiche dovute allo scioglimento dei ghiacci artici della Groenlandia, e questo complessivamente potrebbe innescare addirittura un raffreddamento di parte del continente occidentale europeo. (Fonte ENEA)
IPOTESI "GAIA": Secondo questa ipotesi la Terra è un "essere vivente" e come tutti gli esseri viventi è fornita di complessi ed in parte sconosciuti meccanismi che controllano e regolano l'ambiente in modo tale da mantenere le condizioni ideali di vita: composizione dell'atmosfera, salinità dei mari, temperatura e condizioni climatiche sono controllate attivamente da appositi sistemi interni. Questa regolazione automatica è definita "omeostasi". L'ipotesi formulata nel 1969 a Princeton non è stata smentita dalla scienza ufficiale ma non è stata dimostrata completamente dai sostenitori.
IRREVERSIBILE: Si dice di ogni processo o reazione che abbia una sola direzione di svolgimento e per cui non si possano ottenere nuovamente le esatte condizioni essenziali. Tutti i processi biologici reali sono processi irreversibili anche se teoricamente le reazioni che li compongono potrebbero esserlo.
ISOLA ECOLOGICA : area accessibile al pubblico, attrezzata e distribuita sul
territorio comunale, destinata alla raccolta differenziata di alcune tipologie
di rifiuti, quali elettrodomestici, rifiuti ingombranti, rifiuti pericolosi, ecc.
K (torna all’indice alfabetico)
K (SELEZIONE): In ecologia per selezione K si intende quella particolare strategia riproduttiva della selezione dei tratti genetici caratteriali che ne promuove il successo in determinati ambienti e caratterizzati da una componente di buona competitività per il mantenimento della specie. Alcune di queste caratteristiche sono le grandi dimensioni corporee, la longevità e il minor numero di figli che richiedono una maggiore spesa di risorse.
KYOTO: Il Protocollo di Kyoto, dal nome della città giapponese dove venne firmato in data 11 dicembre 1997, è uno dei documenti più importanti nell’ambito della politica ambientale del Pianeta. Con la ratifica del Protocollo, infatti, non soltanto si prendeva coscienza del problema dell’inquinamento e delle emissioni di gas serra, ma venivano anche presi dei precisi impegni da parte degli stati firmatari al fine di ridurre l’impatto ambientale dovuto alla gestione della propria vita economica e produttiva. Nel dicembre 1997, tuttavia, il trattato era poco più che un accordo verbale, uno dei tanti argomenti di discussione nell’ambito della Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Kyoto in quell’anno. Il passo in avanti era comunque notevole: 160 paesi parlavano dei cambiamenti climatici, prendevano atto delle responsabilità dell’uomo e si ripromettevano di invertire la rotta.
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Perché il Protocollo di Kyoto entrasse in vigore c’era però bisogno di un qualcosa in più che una semplice comunione di intenti. Si decise pertanto di porre una soglia di adesioni formali prima che avesse valore legale e si dispose che sarebbe entrato in vigore quando almeno 55 paesi, responsabili complessivamente di almeno il 55% delle emissioni nocive, avrebbero aderito ufficialmente all’iniziativa: nonostante i buoni propositi e la grande partecipazione manifestata nel corso della conferenza del 1997 questa soglia è stata raggiunta soltanto nel novembre del 2004, allorché la Russia, a cui si deve circa il 17,5% dei gas serra dell’atmosfera, ufficializzò la ratifica del Protocollo.
L’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, prevista entro 90 giorni dalla Conferenza COP3 delle Nazioni Unite, è invece avvenuta solo dopo 7 anni: l’ambiente, purtroppo, non obbedisce ai lenti ritmi della politica e della diplomazia internazionale e questo fortissimo ritardo fa ritenere a molti esperti che gli Accordi di Kyoto non siano più sufficienti ad arginare il fenomeno del global warming e di tutti i problemi legati al surriscaldamento del Pianeta. Ciò nonostante alcuni paesi hanno mostrato diverse riserve nei confronti del Trattato ed hanno preferito non ratificarlo se non dopo aver ottenuto importanti garanzie: è il caso dell’Australia, ad esempio, ma anche di Cina ed India. L’Australia è tra i paesi più industrializzati, ma ha una densità di popolazione piuttosto bassa e quindi anche un’incidenza relativamente ridotta sul computo totale di gas serra emessi. Cina ed India sono invece ritenute, in prospettiva, le nazioni che più di tutte inquineranno la Terra: i dati relativi ai tassi di crescita e di industrializzazione (in gran parte assolutamente sregolata) di queste grandi nazioni lasciano prevedere scenari ambientali apocalittici.
Ciò nonostante Cina ed India, che pure hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, non sono tenute per il momento a rispettare i tetti di emissioni nocive posti agli altri stati: in parte perché non si vuole fermare la loro economia ed il legittimo diritto di avere un tenore di vita migliore, ed in parte perché i cambiamenti climatici tuttora in atto non sono ascrivibili all’odierna crescita industriale di questi paesi.
I maggiori responsabili dell’inquinamento dell’atmosfera e dell’emissione di gas serra sono gli Stati Uniti d’America, unica tra le grandi nazioni industrializzate a non aver firmato il Trattato di Kyoto: a suo tempo fece molto discutere il ripensamento in merito del Governo di Washington, che dapprima aveva annunciato la sua disponibilità per poi tornare sui propri passi. Gli USA emettono da soli circa il 36% della quota mondiale di CO2 ed altri gas serra e sono in molti gli analisti internazionali che ritengono come causa principale del rifiuto americano quello di dover rallentare le produzioni industriali e l’uso delle automobili.
La mancata ratifica del Trattato di Kyoto da parte degli Stati Uniti è quindi una sconfitta per i promotori del Protocollo. Alcune grandi città come Chicago e Los Angeles hanno cercato di individuare le possibilità legislative per far sì che l’amministrazione di un’area possa sottoscrivere il Protocollo indipendentemente dal resto dello stato: un’iniziativa lodevole che però potrebbe portare a poco in termini di risparmio di gas serra nell’aria. Uno stato USA dal livello di industrializzazione medio come il New England, per citare un esempio molto utilizzato, produce da solo tanta CO2 quanto tutta la Germania.
Ma cosa prevede, in sintesi, il Protocollo di Kyoto? Solitamente si definisce utilizzando lo schema 20-20-20, cioè: entro il 2020 ci si impegna a ridurre del 20% le emissioni nocive imputabili al proprio stato (e quindi, in linea teorica, di ridurre di un quinto i gas serra presenti nel atmosfera) rispetto ai dati del 1990 (20,85 miliardi di tonnellate di CO2) incrementando il ricorso a fonti di energia rinnovabili per coprire almeno il 20% del fabbisogno nazionale. Ottimi presupposti ancora tutti da raggiungere ma che non basteranno: rispetto a circa 20 anni fa la quota di CO2 è aumentata di ben 7 miliardi di tonnellate.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
L (torna all’indice alfabetico)
LITOSFERA: Crosta terrestre.
M (torna all’indice alfabetico)
MASSA: Quantità di materia che costituisce un oggetto; misura anche la sua inerzia al moto, ovvero l'opposizione dell'oggetto a cambiare velocità. Secondo la relazione di Einstein (E=mc/2), la massa equivale ad energia; quando scompare massa si crea energia e viceversa.
MATERIA: Sostanza di cui sono fatti gli oggetti sensibili, dotata di consistenza, peso ed inerzia, estesa nello spazio, può assumere una forma. E' costituita da atomi e molecole di elementi o di composti.
METABOLISMO: Complesso di trasformazioni chimiche e fenomeni energetici concomitanti che avvengono in un ORGANISMO o in una cellula in modo da assicurare la conservazione e il rinnovamento della MATERIA vivente che li costituisce.
METALLI PESANTI: elementi come cromo, manganese, rame, nichel,
piombo, cadmio, zinco, mercurio e stagno provenienti da attività naturali ma
soprattutto industriali caratterizzati, in genere, da elevata tossicità e fenomeni
di bioaccumulo.
METHANE: Methane is the second most important gas contributing to the human-made greenhouse effect after carbon dioxide. Around 40% of methane in the UK comes from landfill sites according to Defra, and around 37% from agriculture, including livestock.
MONITORAGGIO: controlli periodici o continui per determinare il livello di
conformità con i requisiti prescritti dalla legge e/o con i livelli di inquinanti
in differenti comparti: aria, acque, suolo.
MONOCOLTURA: Tipo di coltura concentrata nella coltivazione di una sola specie o varietà di piante o organismi viventi.
MUTAZIONE: In campo genetico è la modifica delle sequenza delle basi azotate che sono alla base della codifica dei geni. La mutazione permette la trasmissione di nuovi caratteri ereditari da un organismo ad un altro o può avvenire all' interno dello stesso organismo. E' usato in campo scientifico sperimentale, ma anche come causa accidentale per l' utilizzo di sostanze chimiche dannose o irradiazioni nocive da parte di elementi o armi radiattive (vedi disastro della centrale atomica di Chernobyl, bomba a neutroni o utilizzo di armi a derivazione radioattiva nei campi di guerra.) Tali utilizzi causano la mutazione genetica dei soggetti viventi e la trasmissione di questi caratteri ereditari alle generazioni future.
N (torna all’indice alfabetico)
N.I.M.B.Y.: sigla dall’inglese Not In My Back Yard (= non nel mio cortile),modo di agire e di pensare per cui, pur ritenendo necessaria la realizzazione di un determinato impianto (discarica, inceneritore o altro) si è tuttavia incapaci ad agire perché il suddetto impianto lo si vorrebbe collocare sempre
altrove, non vicino alla propria abitazione.
NICCHIA ECOLOGICA: Indica sia lo spazio fisico che l'habitat, il quale comprende tutti i caratteri ed i fattori dell'ambiente, nonchè‚ le attività biologiche degli organismi che in esso vivono. Pur rappresentando uno dei concetti fondamentali dell'ecologia, la sua definizione presenta ancora oggi alcune incertezze.
O (torna all’indice alfabetico)
OLIO ESAUSTO: ciò che residua dall’impiego di olio lubrificante. Se eliminato
in modo scorretto o impiegato in modo improprio, l’olio esausto può trasformarsi in un potente agente di inquinamento. La rigenerazione degli
oli esausti produce basi lubrificanti che possono essere reimpiegate per fabbricare nuovi oli lubrificanti.
ORGANISMI TRANSGENICI OGM: Sono organismi viventi nel cui corredo genetico (DNA) è presente quello di uno o più altri corredi di altre specie. Quando è artificiale e ad opera dell' uomo si chiamano Organismi geneticamente modificati (OGM). A tutt' oggi non si hanno garanzie scientifiche della loro non pericolosità e vengono perciò evitate contaminazioni nelle coltivazioni agricole per prodotti alimentari e vietati nella maggior parte dei Paesi. Pare che al contrario vi siano aumenti di alcuni tipi di allergie ed altre complicanze nella salute dell' uomo. Vige pertanto la giusta regola che in mancanza di garanzie sicure, un prodotto non può essere commercializzato o utilizzato per scopi alimentari, medici ecc.
OSSERVATORIO NAZIONALE RIFIUTI : in sigla ONR, organo pubblico
presso il Ministero dell’ambiente con sede in Roma, attivo in campi come
prevenzione della produzione dei rifiuti in termini di quantità e pericolosità
efficacia, efficienza ed economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi
e dei rifiuti di imballaggio, nonché tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
L’ONR redige, inoltre, rapporti periodici e indagini sui rifiuti.
OZONO (FASCIA DI) o OZONOSFERA: Sottile strato di ozono situato nella stratosfera tra i 15 ed i 60 km di quota, prodotto dall'azione delle radiazioni solari sulle molecole di ossigeno. Ha funzioni protettive indispensabili alla vita grazie alla sua capacità di assorbire i raggi ultravioletti nocivi; Può essere gravemente danneggiata dal FREON (nome commerciale di un gruppo di idrocarburi utilizzati come agenti refrigeranti o propellenti per la produzione di aerosol). L'OZONO è una molecola composta da 3 atomi di ossigeno, altamente instabile, che si forma spontaneamente nell'atmosfera grazie all'apporto di energia (raggi solari ultravioletti, fulmini...).
P (torna all’indice alfabetico)
P.I.M.B.Y.: Associazione nata con lo scopo di promuovere il dialogo tra le
amministrazioni pubbliche e la cittadinanza, con l’obiettivo di contribuire al
superamento della sindrome Nimby (vedi voce glossario). La sigla significa
Please In My Back Yard e per saperne di piu visita il sito www.pimby.it
PANNELLI SOLARI: Pannelli di materiale speciale, costruiti per raccogliere l'energia luminosa solare e trasformarla in energia termica o elettrica, vedi fotovoltaico.
PARTICOLATO: «Particolato» deriva chiaramente da «particella» ed infatti è così che vengono definite tutte quelle particelle di varia origine e composizione che caratterizzano, in concentrazioni via via differenti, l’aria che respiriamo. Si tratta insomma di un nome collettivo che va assumendo, in una società sempre più attenta e non meno preoccupata dell’inquinamento, un valore ogni giorno più importante: il particolato non soltanto è la causa del blocco del traffico, l’incubo di ogni automobilista, ma è anche la causa di diverse patologie in continuo aumento nelle nuove generazioni.
Il nome più diffuso del particolato è polveri sottili oppure PTS (polveri totali sospese) e ciò chiarisce bene la pericolosità di tali elementi che, rimanendo sospesi nell’aria e non depositandosi al suolo come accade per i metalli pesanti (come il piombo), sono inevitabilmente respirati dalla popolazione. Ma cosa c’è nell’aria? Può esserci davvero qualsiasi cosa: ossigeno, carbonio ed altri elementi chimici benefici o innocui, ma anche silice, metalli, fibre di varia natura e particelle tossiche sia allo stato solido che liquido.
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Sono queste ultime a rappresentare il principale rischio per la salute e per l’ambiente. A questo proposito è giusto ricordare che il particolato non ha unicamente un’origine antropica: eruzioni vulcaniche, l’erosione delle rocce, gli incendi, i venti, i microrganismi volatili sono solo alcune della cause naturali di presenza di particelle estranee, per così dire, all’atmosfera. Tra l’altro, pensando all’azione di trasporto delle correnti d’aria, è proprio grazie ad esse che è possibile una parte importane dell’impollinazione e dunque non si può parlare di inquinamento.
L’uomo però contribuisce a rendere la concentrazione di polveri sottili nell’aria molto maggiore, specie relativamente alle sostanze inquinanti. Gli esempi sono molteplici: i motori dei veicoli, le forme di riscaldamento, le macchine agricole ed edili, l’erosione dell’asfalto, l’anidride solforosa derivante dall’attrito degli pneumatici, gli inceneritori, il fumo e le centrali di energia a combustione di idrocarburi fossili. La lista degli esempi potrebbe essere lunghissima ma se pensate che l’uomo sia il principale responsabile del particolato, vi state sbagliando: ben oltre il 90% delle polveri proviene da fonti naturali mentre l’uomo è il responsabile di meno della decima parte di esse.
Quel che preoccupa gli osservatori dell’ambiente, è ovvio, non è tanto la presenza di polline o sabbia nell’aria, quanto piuttosto la presenza di microparticelle derivanti da combustioni. Anche in questo caso è giusto operare una divisione di massima tra la semplice combustione di legna e quella, ad esempio, di materiali plastici: se la prima comporta emissioni tossiche ridottissime la seconda immette nell’atmosfera sostanze altamente nocive come le diossine. La predominanza di composti del carbonio (monossido e biossido di carbonio, quest’ultimo meglio noto come CO2) fa sì che si parli di particolato carbonioso anche se non è questo l’unico a dare problemi: la presenza di pollini, con il diffondersi delle allergie, è causa di numerosi disturbi a molte persone così come anche la salsedine delle zone di mare provoca non pochi danni alle strutture dei fabbricati.
Le PTS vengono classificate in base alla dimensione massima del diametro, misurato in micron, milionesimi di metro. Esistono quindi 6 classi di particolato: Aerosol (particelle liquide sospese di diametro inferiore a 1 micron), Esalazioni (particelle solide di diametro inferiore a 1 micron), Foschie (particelle liquide di diametro inferiore ai 2 micron), Fumi (particelle solide con diametro inferiore a 2 micron), Polveri (particelle solide con diametro tra lo 0,25 e i 500 micron) e Sabbie (maggiori di 500 micron di diametro).
Per tenere sotto controllo gli agenti inquinanti, però, tale classificazione risulta poco efficace: la sostanze che compongono il particolato sono di densità e forma differente e per questo si utilizza la nozione di diametro aerodinamico equivalente che permette di calcolare le concentrazioni delle polveri sottili per cm cubo di aria. E’ in base a questa classificazione che nasce la famosa indicazione PM (massa di particolato, in inglese) seguita dal diametro aerodinamico equivalente massimo espresso in micron.
Quando sentiamo PM10, ad esempio, significa che ci si riferisce a particelle che hanno al massimo 10 milionesimi di metro di diametro. Questo tipo di polveri è detto particolato inalabile in quanto le sue particelle si depositano negli organi respiratori come naso e laringe. E’ a tale tipo di PTS che fanno riferimento le legislazioni e i famosi filtri anti-particolato.
Purtroppo il PM10, seppur nocivo, non è il solo a rappresentare rischi per la salute. Pare infatti che il PM2,5 e le nanopolveri (PM0,001) abbiano una pericolosità molto maggiore, riuscendo a penetrare nei bronchi e nei polmoni. Non è ancora chiaro il meccanismo di intossicazione dell’organismo ma sono diversi gli studi che mettono in relazione il particolato ultrafine con patologie anche gravi: bronchite, asma, carcinoma polmonare, allergie respiratorie e sensibile peggioramento dei fattori di rischio per le malattie cardio-vascolari.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
PERCOLATO: liquame altamente inquinante prodotto nella trasformazione
anaerobica della sostanza organica presente nei rifiuti di una discarica.
Generalmente ha un elevato contenuto in metalli pesanti e sostanze organiche
inquinanti e valori di pH attorno a 6.
PESTICIDI: Con il termine pesticida si indica una sostanza, spesso di origine chimica, che permette di contrastare lo sviluppo o la sopravvivenza di organismi viventi di tipo animale o vegetale ritenuti nocivi per la vita delle piante. In alcune definizioni il termine indica anche i prodotti antiparassitari utilizzati per la cura degli animali domestici, benché questa estensione di significato non sia condivisa da tutti. In ogni caso occorre precisare come l’espressione pesticida – chiaro adattamento dall’inglese «pesticide» – non sia contemplata dalla legislazione vigente nella Comunità Europea che gli preferisce espressioni più precise come “fitofarmaco”, “antiparassitario”, “biocida”, “diserbante”, “insetticida” o “medicamento fitosanitario”. La ragione è semplice: oltre ad una chiara esigenza di specificità una normativa non può utilizzare termini che contengano in sé già un giudizio.
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Quando si parla di pesticidi, infatti, lo si fa con una accezione negativa, spesso in relazione ai danni ambientali e sanitari che tali sostanze producono. Inoltre, quando si fa riferimento a questa categoria così generica, si sottintende la presenza di prodotti di sintesi di laboratorio, cosa che suscita l’interesse e le preoccupazioni di molti. In realtà l’uomo ha utilizzato sin dal 2500 a.C. sostanze che si rivelavano efficaci per combattere la “peste delle colture”, quale che ne fosse l’origine: gli storici concordano nell’indicare le sostanze sulfuree come i primi pesticidi utilizzati, grazie all’intuizione dei contadini sumeri. Nei secoli più recenti, a partire dall’Età Moderna, si iniziarono a trattare le colture con i metalli pesanti (piombo) o veleni chimici come il mercurio e l’arsenico, per poi passare al solfato di nicotina estratto dal tabacco sin dal Seicento.
Le sostanze utilizzate oggi sono molteplici, in gran parte a base di zolfo, cloro e idrocarburi: nel passato l’industria chimica ha prodotto composti come il famoso DDT o il PCB, che si sono dimostrati efficaci ma anche estremamente tossici. E’ infatti quest’ultimo aspetto ad essere al centro delle preoccupazioni degli ambientalisti ed anche delle autorità sanitarie nazionali. La regolamentazione italiana ed europea – del tutto simili per le linee generali, con l’aggiunta di norme specifiche area per area – fa riferimento al problema della tossicità delle sostanze utilizzate nei processi di lavorazione dei terreni in relazione alla cosiddetta DL (o LD, secondo la sigla internazionale), la “dose letale”. In pratica si somministra una sostanza a piccoli animali da laboratorio e si prende nota di quanti esemplari muoiano: se muoiono la metà delle cavie (o degli animali di riferimento) si avrà una DL50, dove il numero indica la percentuale di decessi causati dall’assunzione di una determinata quantità di sostanza.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
PIATTAFORMA ECOLOGICA: area attrezzata per l’ammasso e la selezione
dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata; da tale area i materiali
escono per essere avviati alle operazioni di riciclaggio, recupero o smaltimento.
PICCO DEL PETROLIO (OIL PEAK) o TEORIA DI HUBBERT: La Teoria del Picco è stata elaborata dal geofisico statunitense M. K. Hubbert nel 1956 ed ha subito diversi aggiustamenti nel corso del tempo ed è spesso associata al petrolio e alla sua disponibilità futura. Si tratta tuttavia di un modello matematico, espresso con un grafico avente sulla ascissa i valori quantitativi di un bene e sulla ordinata i riferimenti cronologici, ancora oggi utilizzato per via della semplicità di rappresentazione e per i successi conseguiti già in passato. In altre parole la Teoria di Hubbert rappresenta con una curva l’andamento delle produzioni di un bene esauribile partendo dalla supposta data di inizio del suo impiego sino all’ipotizzato esaurimento del bene in questione in futuro.
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La Teoria del Picco parte dall’assunto che un bene non sia sempre prodotto (od estratto) nelle medesime quantità ma che al contrario sia prodotto in maniera crescente sino a raggiungere un quantitativo massimale, il Picco, dopo il quale la sua disponibilità sul mercato è destinata a calare sino a terminare completamente. Sembra un ragionamento molto rudimentale ed empirico ma Hubbert, che pure partì da un’osservazione abbastanza ovvia (ma tutte le grandi scoperte appaiono semplici e banali, dopo che qualcuno le ha fatte!), elaborò un modello matematico piuttosto preciso che dimostrò di potersi applicare a vari tipi di beni. Non solo un sistema di predizione, dunque, ma anche uno studio macroeconomico modellabile a seconda delle esigenze specifiche: l’utilizzo del grafico di Hubbert per la rappresentazione delle produzioni di olio di balena negli Stati Uniti nell’Ottocento fu il primo grande successo di questa teoria, a cui avrebbe fatto seguito un analogo studio sul carbone.
Rappresentando l’andamento delle produzioni di una risorsa esauribile su un grafico si ottiene, secondo questa teoria, una curva a campana, detta appunto curva di Hubbert: pur essendo svariati i fattori che influenzano i mercati e la distribuzione, il consumo di un bene non rinnovabile appare sempre caratterizzato dalle medesime modalità. Possiamo suddividere in 4 fasi l’evoluzione presentata dalla teoria del picco. La prima è detta di espansione rapida, in quanto la risorsa è appena stata individuata e se ne dispone in grande abbondanza: privilegiando le aree di estrazione più agevoli si ottengono grandi produzioni con investimenti minimi. La seconda fase è quella contrassegnata dall’inizio dell’esaurimento: terminate le aree estrattive più agevoli si passa a prendere in considerazione quelle più complesse con investimenti più ingenti, con un rallentamento della crescita.
La terza fase è quella in cui si raggiunge il picco ed inizia il declino: a questo punto anche le fonti meno agevoli vanno esaurendosi e si richiedono investimenti sempre più onerosi per mantenere alte le produzioni e sostenere l’elevata domanda. L’estrazione raggiunge il picco e inizia a calare: è questo l’aspetto più noto della teoria del Picco di Hubbert. L’ultimo stage è quello del declino finale, momento in cui gli investimenti non sono più convenienti e si dirottano i fondi altrove, abbandonando le possibili risorse residue. Volendo paragonare la teoria al percorso di un veicolo possiamo dire che, invece di percorrere una distanza tot ad una velocità costante, le estrazioni di beni esauribili preferiscono optare per una forte accelerazione sino al massimo consentito dal motore per poi decelerare tanto più intensamente quanto meno carburante è rimasto nel serbatoio.
In questa seconda similitudine si ha certamente un vantaggio di tempo: si estrae un maggiore quantitativo di materie prime, ma si va incontro ad un più rapido esaurimento. Volendo individuare il Picco del Petrolio sono in molti, tra cui Colin Campbell, fondatore della ASPO, a sostenere la validità delle teorie di Hubbert. Anzitutto bisogna tenere presente cosa si intenda per petrolio: esiste il petrolio convenzionale e quello non convenzionale, detto così per via del fatto che si ottengono combustibili assimilabili a quelli petroliferi mediante trattamenti chimici.
Il Picco del Petrolio convenzionale, in base ai dati di cui disponiamo, è avvenuto nel 2005: saremmo insomma nella prima fase di declino. Tuttavia, se si sommano le risorse di gas naturale, di carbone, dei bacini presenti nelle acque profonde e nelle sabbie bituminose (il cosiddetto olio pesante) lo scenario è più variabile: secondo alcuni il picco arriverà nel 2070, secondo altri nel 2030 mentre altri ancora lo attendono per il 2010.
Non sappiamo chi abbia ragione, ma cosa accadrà quando questo temuto “oil peak” sarà superato? Gli scenari ipotizzabili sono anche qui diversi e vanno a coinvolgere aspetti geopolitici ed economici molto importanti. Poiché dipendiamo dal petrolio, è probabile che nascano nuovi conflitti – oltre a quelli già in atto – per l’accaparramento di questo bene sempre più raro e prezioso. Inoltre, tutti gli studiosi concordano nel fatto che il Picco del Petrolio non sarà uguale per tutti ma coinvolgerà in momenti differenti le diverse aree del Pianeta. Gli ultimi ad essere colpiti saranno gli stati del Medioriente che, verosimilmente, deterranno un potere enorme sullo scacchiere politico internazionale: se a ciò aggiungiamo l’instabilità di questa area, possiamo capire ancora meglio quanto sia importante il lavoro di ricerca di associazioni come la ASPO, che puntano a favorire lo sviluppo di energie rinnovabili alternative al petrolio.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
PILE: oggetti che a fine uso diventano rifiuti pericolosi. Le pile contengono
acidi e metalli pesanti (piombo, mercurio, manganese, litio, cadmio) inquinanti
per l’ambiente.
PIOGGE ACIDE: Quando alcune sostanze (es: ossidi di azoto e di zolfo), espulse dalle ciminiere e dalle automobili, si mescolano nell'atmosfera con il vapore acqueo, si generano degli acidi (in maggioranza acido nitrico e solforico), i quali, cadendo con l'acqua piovana, la neve, la nebbia e la rugiada, provocano gravi danni alla flora, al terreno, alle acque soprattutto lacustri ed alle opere d'arte, che si sgretolano. E' la caratteristica pioggia di tipo corrosivo e acido, con un' alta presenza di elementi fortemente inquinanti, accumulati durante il viaggio che essa compie nell'atmosfera prima di posarsi a terra. La pioggia acida è tipica delle città metropolitane ad alto inquinamento e basso tenore ecologico o delle zone con presenza di impianti industriali non a norma o inceneritori (quindi classificatori, termovalorizzatori ecc.)
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Negli Anni Ottanta e Novanta le Piogge Acide erano il simbolo dell’inquinamento ed erano spesso citate nei dibattiti e nelle campagne di sensibilizzazione ambientale che in quel periodo andavano diffondendosi. Da alcuni anni, però, altri problemi, come le emissioni di CO2 e i livelli di polveri sottili e nanopolveri, sembrano averle scalzate completamente dall’agenda dei governi e dagli approfondimenti. Questo perché le piogge acide rappresentano una fase, quella terminale, di un processo di inquinamento ben più complesso che la coscienza ecologica contemporanea preferisce analizzare in maniera più dettagliata.
In sintesi le piogge acide sono causate dall’inquinamento atmosferico di origine antropica: tutte le particelle volatili leggere che rimangono sospese nell’aria ad altezze variabili – l’anidride carbonica (CO2), quella solforosa e l’ossido di azoto, per citarne solo tre – vengono assorbite dalle gocce di pioggia con cui si combinano e reagiscono chimicamente prima di giungere al suolo. In realtà la casistica presenta numerose combinazioni: il termine pioggia acida non deve indurre a pensare che si tratti di un fenomeno circoscritto alle sole precipitazioni temporalesche né che i suoi effetti siano limitati unicamente ai terreni. Tutte le forme di precipitazione (pioggia, grandine, neve) e di fenomeni atmosferici assimilabili come la nebbia, hanno chimicamente lo stesso significato: l’acqua si combina con sostanze nocive e, nel migliore dei casi, si pone come mezzo trasportatore di tali veleni in altri ambienti. A tal proposito non bisogna dimenticare che la maggior parte della superficie terrestre è composta da acqua ed è quindi nei bacini idrici che le piogge acide generano i problemi più seri.
Un acido, secondo la più semplice e comune definizione chimica, è quella sostanza che dissociandosi in acqua genera ioni H+ e presenta un pH inferiore a 7: come ci suggerisce anche l’uso quotidiano, queste sostanze hanno tra le tante proprietà quella di aggredire chimicamente ciò con cui entrano a contatto. Pur essendo una definizione un po’ schematica e semplificata, rende ben l’idea dell’azione di tali sostanze quando si depositano al suolo o in acqua.
L’effetto delle piogge acide sui terreni è, a lungo andare, estremamente dannoso. Penetrando nel suolo l’acqua mista ad acidi, tutto l’ecosistema attua delle procedure di difesa innescando una serie di cambiamenti anche di larga portata. Il più semplice di questi è l’inacidimento del terreno e l’abbassamento del suo pH. In tal modo le radici degli alberi vengono attaccate dalle sostanze piovute nel suolo e sul medio e lungo periodo finiscono col vedere compromessa la propria sopravvivenza. Una volta caduti gli alberi più rigogliosi ed alti saranno il sottobosco e tutte le piante intermedie a farne le spese: non solo per l’ambiente inospitale dal punto di vista chimico ma anche per la perdita di una difesa dalla luce diretta del sole: un eccessivo riscaldamento del terreno porta con sé inevitabilmente un suo inaridimento. La reazione a catena è completata dalle ricadute sulle specie animali che sulle piante vivono o se ne nutrono. Anch’essi avranno difficoltà a sopravvivere ma, a differenza delle piante, potranno cambiare il territorio in cui vivono cercandone uno più ospitale: tale soluzione non è per nulla semplice e scatena lotte tra gruppi che hanno come effetto immediato quello di ridurre la popolazione di una specie in una determinata area.
Ancora più devastanti sono gli effetti sui bacini idrici. Cadendo in acqua, la pioggia acida scatena una ampia serie di reazioni chimiche che coinvolgono tutte le specie viventi allo stesso modo. Pesci, molluschi e piante acquatiche non hanno spesso il tempo di trovare un posto migliore e finiscono con l’essere vittime dei mutamenti innescati dall’inacidimento del bacino. Le specie più deboli, come i molluschi, sono quelle che soccombono per prime ma sono seguite a ruota da quelle che se ne nutrono, destinate a morire di fame. Un ambiente acido favorisce il proliferare di alghe e batteri che intorbidano le acque e riducono sensibilmente le reazioni di fotosintesi (per via della ridotta penetrazione della luce solare), dando vita ad un bacino inospitale e potenzialmente portatore di epidemie: tale dinamica è ben nota nel Sud Est Asiatico ed in Africa.
I rimedi contro le piogge acide sono diversi: il più efficace sarebbe quello di ridurre le emissioni nocive ma, allo stato attuale, non sembra molto praticabile. Eppure basterebbe limitare la sola CO2 (che, con la pioggia, diviene acido carbonico) per riscontrarne degli immediati benefici. Un rimedio abbastanza empirico è quello di spruzzare nell’atmosfera, con elicotteri e piccoli aeroplani, delle soluzioni ad alto contenuto di calcio, sostanza fortemente basica. In tal modo si innescano reazioni di neutralizzazione ancor prima che le piogge possano dare vita agli acidi. Si tratta però di rimedi che curano i sintomi della malattia e lasciano intatte le cause che, ovviamente, continueranno a creare le condizioni per nuove piogge acide.
La soluzione al problema sta forse in catalizzatori per i tubi di scappamento ancor più efficaci di quelli attuali, grazie ai quali si è avuta una sensibile riduzione di quegli agenti che, altrimenti, avrebbero generato un inacidimento globale ancor più vasto ed intenso di quello registrato attualmente.
Fonte : Enciclopedia www.eco51.it
PULVISCOLO ATMOSFERICO: Minutissimi frammenti di natura vegetale e animale, residui della vita che si svolge sul pianeta, sospesi nell'aria e veicolati dal vento. A questo pulviscolo di origine naturale si aggiunge quello prodotto dall'inquinamento conseguente ai processi di combustione nonchè, il pulviscolo reso radioattivo dalle attività nucleari.
Q (torna all’indice alfabetico)
QUALITA'(della vita): Concetto che caratterizza il grado e la misura secondo cui i contesti sociali (a livello locale, nazionale, internazionale) offrono effettive possibilità di combinazioni congrue tra gli ambienti fisico, naturale e sociale in vista di una progressiva armonizzazione tra i bisogni dell'uomo e le risorse ambientali.
R (torna all’indice alfabetico)
RACCOLTA AGGIUNTIVA: sistema di raccolta tradizionale, che prevede
sia la raccolta indifferenziata dei rifiuti urbani, effettuata mediante sacchi
e/o cassonetti, sia la raccolta differenziata effettuata mediante la collocazione
di appositi contenitori stradali (campane).
RACCOLTA DIFFERENZIATA: insieme di operazioni atte a selezionare dai
rifiuti urbani le frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione
organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio e al recupero di materia
prima.
RACCOLTA DIFFERENZIATA INTEGRATA: modello di raccolta differenziata
che integra il sistema di raccolta tradizionale attraverso la personalizzazione
dei servizi, ovvero mettendo a disposizione delle differenti categorie di
detentori servizi che facilitino il compito del conferimento separato; ad
esempio dotando gli esercizi pubblici di propri contenitori, con frequenze di
vuotatura specificamente studiate per rispondere alle loro esigenze o
privilegiando le raccolte domiciliari capillarizzate ed obbligatorie.
RACCOLTA DIFFERENZIATA MULTIMATERIALE: modalità di raccolta
differenziata che consiste nel conferimento in un unico contenitore di diverse
frazioni di rifiuto recuperabile e prevede una successiva operazione di
separazione, prima dell’invio a recupero, dei materiali raccolti. Tra le forme
di raccolta multimateriale più diffuse si hanno la raccolta multimateriale “pesante”, a contenitori stradali, di contenitori per liquidi in vetro o plastica
e lattine metalliche, la raccolta della frazione secca dei rifiuti (carta, imballaggi
leggeri, scarti tessili, etc.) e la raccolta della frazione leggera dei rifiuti o
raccolta multimateriale “leggera” (imballaggi leggeri di plastica, poliaccopiati
e lattine, escluso il vetro e la carta).
RACCOLTA DOMICILIARE (“porta a porta”): sistema di raccolta dei rifiuti
effettuato “porta a porta”, ossia presso i luoghi di produzione degli stessi.
Il conferimento del materiale da parte degli utenti avviene in sacchi o bidoni
in giorni prestabiliti; nei giorni diversi da quello di raccolta i contenitori sostano
all’interno della proprietà.
RACCOLTA ITINERANTE: operazioni di prelievo di alcuni rifiuti eseguita
periodicamente in luoghi pubblici prestabiliti in cui sostano, per un certo
tempo, automezzi appositamente attrezzati.
RECUPERO ENERGETICO: utilizzazione dell’energia termica che si libera
in un processo di combustione di rifiuti, per la produzione di vapore, acqua
calda ed energia elettrica.
RECUPERO RIFIUTI: tutte le operazioni di raccolta, stoccaggio, selezione
e trattamento dei rifiuti da effettuare nel modo più efficace ed economico.
Il recupero si distingue in recupero di materia e recupero energetico.
RICICLAGGIO: letteralmente “rimettere in circolazione“materiali e sostanze
ricavati da un adeguato trattamento dei rifiuti.
RIFIUTI: sostanze o oggetti che derivano da attività umane e di cui il detentore
si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. Sono classificati secondo
l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche in rifiuti,
pericolosi e non pericolosi.
RIFIUTI INERTI: rifiuti che non subiscono alcuna trasformazione fisica,
chimica e biologica significativa. Non si dissolvono, non bruciano e non sono
soggetti ad altre reazioni fisiche e chimiche, non sono biodegradabili e, in
caso di contatto con altre materie, non comportano effetti nocivi tali da
provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana. Ne sono
esempi i rifiuti provenienti da attività di demolizione e costruzione e i rifiuti
non pericolosi provenienti da attività di scavo.
RIFIUTI INGOMBRANTI: in francese “monstres”, rifiuti solidi urbani quali
beni di consumo durevoli, di arredamento, di impiego domestico, di uso
comune, provenienti da fabbricati o da altri insediamenti civili in genere che,
per dimensione, non possono essere conferiti all’ordinario servizio di raccolta.
RIFIUTI SPECIALI: rifiuti provenienti da attività industriali, commerciali,
artigianali, da macchinari fuori uso, etc.
RIFIUTI URBANI PERICOLOSI (in sigla RUP): gruppo particolare di rifiuti
solidi urbani che contengono sostanze pericolose, tossiche o nocive, e il cui
smaltimento segue flussi diversi dallo smaltimento dei rifiuti urbani. Fra i
principali RUP rientrano: medicinali scaduti, pile esaurite, rifiuti etichettati
con i simboli “T”(tossici) o “F” (infiammabili), toner, lampade al neon, tubi
catodici, frigoriferi, etc.
RISCALDAMENTO GLOBALE: Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) è il termine usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. L'opinione scientifica sul cambiamento del clima, secondo l’IPCC, è che la temperatura globale media è aumentata tra gli 0,6 e gli 0,2 °C dalla fine del XIX secolo e che la maggior parte del riscaldamento osservato durante gli ultimi 50 anni è dovuta all’uomo. Un'impennata nella concentrazione di gas serra si è avuta con l'utilizzo di combustibili fossili, che ha intaccato le riserve geologiche di carbonio, ma anche ad una maggior produzione di metano dovuta ad un'esplosione dell'allevamento intensivo e delle colture a sommersione, per esempio il riso; completano il quadro l’aumento del vapore acqueo e altri prodotti di sintesi, come i clorofluorocarburi e altri gas serra. Ogni anno vengono liberate nell'atmosfera circa 25 miliardi di tonnellate di CO2, mentre il pianeta riesce a riassorbirne meno della metà con la fotosintesi clorofilliana. Questa alterazione del ciclo del carbonio è problematica non solo per la sua entità, quanto per la sua velocità, le cui oscillazioni naturali hanno sempre causato i cicli plurimillenari delle glaciazioni. Il problema è comprendere e prevedere con quali conseguenze il pianeta riuscirà ad adattarsi a questo velocissimo aumento di anidride carbonica, la cui concentrazione oggi è di circa 380 parti per milione (ppm), aumentando di circa 2 ppm l'anno, mentre nel XVII secolo era di 280 ppm. Vedi anche IPCC (Fonte ENEA)
RISORSE RINNOVABILI: Vedi ENERGIE RINNOVABILI
RISORSE NON RINNOVABILI: Sono quelle risorse destinate ad esaurirsi come il petrolio, il carbone, il gas naturale.
RITMI BIOLOGICI: Il succedersi regolare e periodico di alcuni fenomeni fisiologici riscontrabile ai pi- differenti livelli di organizzazione della materia vivente.
RIUSO: forma di valorizzazione del rifiuto che consente di prolungarne la “vita operativa sociale” reimpiegandolo per un ulteriore uso. Un esempio
di riuso sono i contenitori con vuoto a rendere. Altri sinonimi: riutilizzo.
RSAU: sigla di Rifiuti Speciali Assimilabili agli Urbani, tipologia di rifiuti di
origine commerciale e/o industriale, assimilabili ai rifiuti urbani, per qualità
e quantità.
S (torna all’indice alfabetico)
SCORIE (da combustione): frazione solida incombustibile che residua da
un trattamento di termodistruzione dei rifiuti. Le scorie di un processo di
termodistruzione di rifiuti urbani rappresentano circa il 30% in peso ed il
10% in volume dei rifiuti di partenza.
SILVICOLTURA: Parte delle scienze forestali relativa all'impianto, alla conservazione ed allo sfruttamento del patrimonio boschivo.
SINERGISMO: Esprime il potenziamento dell'effetto di un'azione (da "syn" con e "ergon" opera o azione). Tale potenziamento può avere effetti benefici o meno a seconda del contesto. In ambito ecologico il termine ha una accezione negativa e si riferisce al concorso di più fenomeni/eventi inquinanti. I danni provocati ad un essere vivente da più elementi inquinanti sono spesso superiori a quelli generati singolarmente da ciascuno di essi: questo fenomeno è dovuto al sinergismo.
SISTEMA: S. APERTO sistema fisico (insieme di corpi definito) che scambia energia e materia con l'ambiente
S. CHIUSO sistema fisico che non scambia materia, ma può scambiare energia con l'ambiente
S. ISOLATO sistema fisico che non scambia nè‚ materia, nè‚ energia con l'ambiente.
SMALTIMENTO RIFIUTI: in inglese “waste disposal”, insieme di operazioni
relative alle fasi di conferimento, raccolta, spazzamento, cernita, trasporto,
trattamento, nonché ammasso, deposito, discarica sul suolo e nel suolo.
SOCIOSFERA: Il complesso delle attività umane nell'ambiente considerato in prospettiva globale.
SOSTANZA ORGANICA: sostanza costituita principalmente da carbonio e
presente negli organismi viventi animali e vegetali sotto forma di proteine,
zuccheri, grassi, etc. e nei loro residui post-mortem. Esistono sostanze
organiche di sintesi, come ad esempio le plastiche.
SOSTANZA PARTICELLARE: (PM) Sostanza particellare è un termine che indica particelle inquinanti provenienti da fumo e fuliggine generati da incendi, processi industriali, processi agricoli, dal semplice fumo di tabacco, dalla combustione di combustibili fossili e dalle emissioni gassose di anidride solforosa e VOC.
L’inquinamento particellare viene classificato per dimensioni (PMx). Le particelle più fini, al di sotto dei 2 micron, vengono considerate più pericolose di quelle di medie e grandi dimensioni, perché sufficientemente piccole da evadere i meccanismi di difesa respiratoria del corpo umano, depositandosi in profondità nel tessuto polmonare. Ne consegue che le particelle più piccole abbiano un’enorme potenziale nocivo per la nostra salute.
L’inalazione di PM può essere causa di numerosi disturbi e malattie, fra cui, irritazione del naso e della gola, aumento dei sintomi respiratori (come tosse e respirazione difficoltosa o dolorosa), ridotta capacità e funzionalità polmonare, asma, danni permanenti ai polmoni, bronchite e morte precoce.
SOVVALLO: scarto non recuperabile originato dalle operazioni di trattamento
dei rifiuti.
STRATOSFERA: Parte dell'atmosfera sovrastante la troposfera, compresa tra i 10 e gli 80 Km di quota, in cui l'aria si presenta stratificata; contiene la fascia di ozono.
SVILUPPO ECO-COMPATIBILE o SOSTENIBILE: Razionalizzazione dell'uso delle risorse naturali e culturali, di tecnologie alternative e di sistemi di produzione mirati al controllo dello spreco delle risorse non rinnovabili. Processo di sviluppo responsabile, eticamente ed economicamente vantaggioso che avviene senza compromettere le naturali risorse di un pianeta o degli esseri viventi che lo abitano o senza recarne danno per la stessa e le generazioni viventi future. Sostanzialmente uno sviluppo sostenibile deve soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
SVILUPPO ECO-COMPATIBILE o SOSTENIBILE: Razionalizzazione dell'uso delle risorse naturali e culturali, di tecnologie alternative e di sistemi di produzione mirati al controllo dello spreco delle risorse non rinnovabili. Processo di sviluppo responsabile, eticamente ed economicamente vantaggioso che avviene senza compromettere le naturali risorse di un pianeta o degli esseri viventi che lo abitano o senza recarne danno per la stessa e le generazioni viventi future. Sostanzialmente uno sviluppo sostenibile deve soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
T (torna all’indice alfabetico)
TECNOSFERA: Termine che indica il complesso delle attività tecnologiche ed il mondo artificiale che ne deriva.
TERMODINAMICA: Parte della fisica che studia le trasformazioni di energia in lavoro e viceversa attraverso macchine termiche di ogni tipo.
TERMODISTRUZIONE: trattamento termico dei rifiuti che prevede
un’ossidazione totale (incenerimento) o parziale (gassificazione, pirolisi), ad
alta temperatura, con trasformazione della parte combustibile dei rifiuti in
prodotti gassosi. La parte incombusta dei rifiuti che residua dal trattamento
di termodistruzione rappresenta la scoria.
TERMOVALORIZZAZIONE: recupero energetico effettuato dalla combustione
dei rifiuti. (vedi anche INCENERITORE)
TERRITORIO: Complesso di luoghi che appartengono a uno specifico spazio definito nel quale si svolgono particolari condizioni di vita delle specie e delle comunità umane.
U (torna all’indice alfabetico)
UNITA' AMBIENTALE: In un ecosistema l' unità ambientale è la delimitazione cartografica la cui caratteristica è quella di essere accomunata da uno o più aspetti simili da coprire. Tali aspetti comparabili per unità funzionali, possono essere la topografia, il clima e l' uso del territorio.
V (torna all’indice alfabetico)
VAGLIATURA: cernita automatica o separazione meccanica dei rifiuti
effettuata sulla base delle proprietà dei materiali che li costituiscono (peso
specifico, magnetizzazione, etc.).
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE: per valutazione di impatto ambientale si intende una complessa procedura volta a considerare gli effetti che potranno manifestarsi nell'ambiente in conseguenza di determinate iniziative di intervento e trasformazione del territorio. Questa procedura ha per scopo la conoscenza il più possibilmente esatta dei potenziali effetti di una determinata opera sull'assetto ambientale, allo scopo di valutare e decidere la sua utilità con un bilancio danni/benefici. Tale procedura si applica sempre in determinati casi, in relazione ad opere e industrie di particolare rischio ecologico e solamente in alcuni casi in relazione ad opere ed industrie potenzialmente meno inquinanti, ma pur sempre pericolose considerando le loro dimensioni. Per chiudere, vediamo da vicino la natura di questo procedimento: esso è di natura amministrativa, consistente nella raccolta , da parte del committente, cioè di colui che intende costruire un'opera che inciderà profondamente sull'ambiente, di determinate informazioni (che saranno poi consegnate alle autorità cui spetta il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione); nelle informazioni alle popolazioni interessate; nella valutazione complessiva di ogni aspetto; infine, nella decisione circa l'opportunità o meno della realizzazione dell'opera.
VEICOLI A GAS NATURALE (VNG): VGN è l’acronimo di Veicoli a Gas Naturale. Si tratta di veicoli standard che sono stati modificati per poter funzionare con alimentazione a gas naturale compresso (GNC).
Ci sono tre tipi di VGN: Dedicati, Bi-Fuel e Dual Fuel. I veicoli dedicati funzionano solo a gas naturale. I veicoli Bi-Fuel funzionano con GNC, mantenendo però la possibilità di funzionare a benzina come combustibile di riserva. Il motore può funzionare con entrambi i combustibili, ma non con contemporaneamente. Il rapporto di compressione del motore deve restare ad un rapporto adatto per la benzina. Attualmente questo tipo di motori viene usato quasi esclusivamente per veicoli al di sotto dei 3,500 kg. I motori Dual Fuel sono derivati dai motori diesel. Viene conservata una piccola quantità di gasolio come fonte di accensione pilota. Il gas naturale costituisce l’alimentazione principale e viene miscelato con l’aria in ingresso. L’accensione spontanea propria dei motori Dual Fuel viene raggiunta tramite la compressione del motore e non necessita di candele di accensione.
Z (torna all’indice alfabetico)
ZONA: Area socio geografica caratterizzata da indicatori specifici
ZOOECOLOGIA: Si occupa dello studio dei rapporti tra gli animali ed il loro ambiente. Lo studio dei rapporti tra le piante ed ambiente si denomina invece fito cologia. |