sacchetti di plastica consumati quest'anno:
 
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INTERVISTE ED OPINIONI

Sezione dedicata ad interviste ed opinioni rilasciate alla nostra redazione dagli esperti nel settore.

Attilio Tornavacca

attilio tornavacca Attilio Tornavacca , Direttore di ESPER (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti).
Alleghiamo una sintesi del profilo del Dott. Tornavacca .

Maggio 2009
Imballaggi : in Italia il consumo procapite più alto d' Europa

Roberto Cavallo

roberto cavallo Roberto Cavallo, Presidente ERICA – Alba.
Presidente AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale). Consigliere ACR+ di Bruxelles.
Alleghiamo una sintesi del profilo del Dott. Cavallo

Settembre 2011
Ridurre i rifiuti, una necessità di Roberto Cavallo

Gennaio 2011
Intervista - Recepimento della Direttiva UE 2008/98 in materia gestione rifiuti

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La nostra redazione intervista Roberto Cavallo Presidente E.R.I.C.A e A.I.C.A per avere un primo parere in merito al Decreto Legislativo n. 205 entrato in vigore Il 25 dicembre 2010 che recepisce la Direttiva UE 2008/98 in materia di gestione rifiuti. Questo decreto rappresenta un nuovo restyling della Parte IV del Dlgs 152/2006 (cd. "Codice ambientale").

 

Roberto Cavallo quali sono a tuo parere gli aspetti positivi e le zone d'ombra ad una prima lettura del decreto?

Gli aspetti positivi sono riassumibili in due punti:
  • Abbiamo una legislazione nuova che sostituisce la precedente direttiva comunitaria che era del 1979 e il terzo correttivo del Testo Unico Ambientale che, sperando sia definitivo, al di là degli aspetti perfettibili, significa avere un quadro normativo di riferimento. Come si sa in un quadro non definitivo, fluido, non chiaro è l’ideale per le mafie.
  • Il secondo aspetto positivo è legato al rinforzo della gerarchia gestionale dei rifiuti, in 5 punti, che antepone la prevenzione e il riuso ad ogni altra azione, e separa chiaramente il recupero di materia ad ogni altro recupero, tra cui quello di energia.
Credo di poter dire che anche l’intenzione del legislatore di introdurre una forte tracciabilità dei rifiuti sia un aspetto positivo, anche se forse eccessivamente complesso nel come lo si è delineato.

Gli aspetti negativi in parte sono già insiti nella direttiva europea recepita ed in parte sono nel terzo correttivo.

Senza voler fare un’analisi puntuale mi limito a segnalare quattro aspetti:

  • La discrezionalità di alcuni punti che invece, a mio modesto avviso, avrebbero richiesto maggior perentorietà, come ad esempio la possibilità di emanare decreti per introdurre una vera responsabilità del produttore,
  • alcune non chiarezze rispetto alla governance del ciclo integrato tra Ambiti Ottimali, Province, Comuni,
  • una possibile confusione tra gli obiettivi di recupero (di per sé molto positivi) e gli obiettivi di raccolta differenziata
  • una strana possibilità di deroga proprio in riferimento agli obiettivi di raccolta differenziata, senza specificare bene quali siano gli aspetti reali per poter vedersi accordata la deroga, tra l’altro bypassando le competenze territoriali, perché la deroga può essere richiesta da un singolo comune al Ministero, senza confronto preliminare con l’Ambito di riferimento, la Provincia o la Regione, che al contrario deve adeguare il proprio piano alle decisioni altrui.

Il Governo italiano deve ora preparare un piano nazionale entro il 2013. Ci vogliono davvero tre anni anche cominciando a lavorarci da subito?

Fare un piano nazionale, al di là degli aspetti pratici significa, come dice la stessa direttiva, all’articolo 29, individuare misure, ma soprattutto definire traguardi, obiettivi ed indicatori e periodicamente verificare come sta andando e se del caso apportare correttivi.
Per quel che riguarda i tempi, certo potrei rispondere che ci vorrebbe anche meno, tanto più che Federambiente, sotto il coordinamento dell’ing, Valentina Cipriano, ha già prodotto delle importanti linee guida per il Ministero per redigere tale programma nazionale, ma ti posso dire che il Parlamento Europeo ha dato obiettivi intermedi alla Commissione e quindi non poteva chiedere agli Stati Membri di fare più velocemente delle istituzioni europee stesse.
Considera anche che normalmente le direttive comunitarie richiedono 3 o 5 anni per essere recepite, mentre per la direttiva rifiuti si sono dati solo 2 anni di tempo e l’Italia ha rispettato la scadenza.

A proposito del recepimento di quello che era l'art. 4 che definisce nella gerarchia delle azioni da intraprendere nella gestione dei rifiuti la priorità della prevenzione del rifiuto rispetto al riutilizzo, riciclaggio, recupero energetico e smaltimento.
Quali sono in quest'ottica le soluzioni e i percorsi che possono essere messi a disposizione per i cittadini da un comune in attesa che vengano emanati i decreti attuativi?

Un Comune può incentivare misure dirette ai cittadini, primi fra tutti applicando sistemi economici, dalla tariffa puntuale a sconti per chi pratica il compostaggio domestico, sconti per i commercianti che mettono nelle condizioni i consumatori di produrre meno rifiuti, da prodotti alla spina a pannolini lavabili a ricariche. Un comune può promuovere reti di riparazione o centri per il riuso.
Insomma può fare un sacco di cose e tutte le buone pratiche europee censite da numerosi studi dimostrano come proprio iniziative locali sono quelle più efficaci, a livello comunale, consortile o regionale.

Quali sono le azioni che dovranno essere implementate dalle Provincie o Regioni sempre in merito all'art. 4?

Le Regioni e le Province possono ampliare le buone pratiche comunali e promuovere accordi di programma con l’industria, l’agricoltura o la distribuzione.

In particolare per quanto riguarda la prevenzione degli imballaggi con quali modalità e strumenti si dovrebbe andare ad agire/legiferare e verso quali soggetti ?
Come va a inserirsi nel contesto del raggiungimento dell'obiettivo prioritario della gerarchia che mette al primo posto la prevenzione dei rifiuti la recente riduzione del Contributo Ambientale Conai (CAC) e nello specifico Corepla che già risulta essere notevolmente inferiore a quello che viene corrisposto in altri paesi europei tra cui la Germania. Come si fa a scoraggiare l'immissione nel circuito di imballaggio superfluo senza la leva economica che penalizza chi produce più imballaggio?

Si è vero che il contributo sulla produzione degli imballaggi in plastica (Corepla) in Italia è decisamente più basso che altrove, ad esempio in Germania supera i 1.200 euro, in Austria mi pare sia attorno ai 760, in Spagna 250 euro più o meno, il tutto contro gli attuali 140 euro per tonnellata in Italia.
Vorrei fare però due considerazioni.
La prima è relativa non tanto al valore assoluto, quanto al fatto che in alcuni Paesi europei la tassazione è in funzione della vera riciclabilità, in pratica un flacone in polietilene o un imballaggio in polipropilene, entrambe polimeri facilmente riciclabili e di buon valore, sono tassati meno di un polimero accoppiato con alluminio o comunque più complesso da riciclare.
La seconda è relativa alla bontà di per sé della tassazione.
Mi spiego meglio: visto dal lato del sistema consortile si potrebbe affermare che il sistema italiano, basato sul CONAI, a sua volta creato sulla base di una disposizione legislativa ben precisa prevista dall’allora decreto Ronchi, avvia al riciclo quantità di imballaggi simili ai più avanzati Stati Europei e più di altri Stati come la Francia e la Spagna e lo fa con costi decisamente più contenuti.
In pratica non credo che in Italia valga la regola automatica maggior contributo maggior sensibilità ambientale maggior riciclabilità o minor produzione di imballaggi, anzi se devo essere sincero temo che l’applicazione tout court del sistema tedesco in Italia rischierebbe di ricadere totalmente sui cittadini.
Ciò non significa che sono pessimista, ma piuttosto che occorra un cammino concertato che vedendo a fianco i consumatori, con la distribuzione o i produttori si possano raggiungere importanti risultati, un po’ come il progetto vetro indietro della SAVNO in Veneto.

L’importante è che si usi il buon senso e si faccia un’attenta analisi ambientale. Ad esempio non è detto che il cauzionamento dell’imballaggio risolva tutti i problemi, occorrerebbe infatti lavorare contemporaneamente sull’origine delle bevande distribuite.
Recuperare gli imballaggi di vetro, ad esempio, ed avviarli a lavaggio, in una rete con distanze superiori ai 250-300 km rischia di avere un impatto ambientale, derivante dai trasporti, superiore al riciclo del vetro.
La riduzione alla fonte, la prossimità, i consumi locali, i riutilizzi locali sono certamente azioni da perseguire e che mi auguro che l’applicazione della nuova normativa stimoli.


Dicembre 2010
“Non esiste una direttiva che obbliga all'abbandono del sacchetto usa e getta. C'è però il principio di precauzione”. Leggi >>

Maggio 2010
Intervista - Approvato il decreto che recepisce la Direttiva UE sui rifiuti

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Il Consiglio dei Ministri, il 16 aprile scorso, ha adottato, in via preliminare, il decreto che recepisce la nuova direttiva comunitaria quadro sui rifiuti (dir. 2008/98/CE) Qual è l'iter procedurale?
Ora, dal punto di vista procedurale, si attende il parere della Conferenza Unificata, poi di Camera e Senato, entro una quarantina di giorni, quindi per fine maggio, poi il CDM adotterà il decreto in via definitiva, così che il presidente della Repubblica possa emanarlo.
Il Ministro Prestigiacomo ha annunciato che il nostro è il primo paese tra gli Stati Membri ad aver avviato l'iter cosa significa partire in anticipo?
Per cronaca gli Stati Membri avevano tempo fino al 12 dicembre di quest'anno per recepire la direttiva, se i tempi procedurali vengono rispettati, possiamo dire che per una volta l'Italia è in anticipo.
Al di là della solerzia nel recepimento, come mero dato statistico, è utile notare che ciò permetterebbe di partire con un nuovo anno, il 2011, in un quadro normativo chiaro e definito: ovviamente molto dipenderà dalla successiva emanazione dei vari decreti attuativi che lo stesso decreto richiama, uno su tutti quello che dovrà definire i criteri di applicazione della tariffa previsto dall'art. 238.
Quali sono le novità significative rispetto alla precedente normativa rispetto alle tematiche di riduzione rifiuti, promozione del riuso e miglioramento della RD?
A livello generale il decreto adottato dal CDM non stravolge la parte IV del cosiddetto Testo Unico Ambientale, almeno per quel che riguarda le raccolte differenziate e, per quel che riguarda strettamente il recepimento della direttiva, innesta i diversi punti della direttiva stessa in modo praticamente letterale.
Certo occorrerà ancora una volta verificare le diverse interpretazioni, laddove ad esempio restano immutati gli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dall'art. 205 (l'ormai famoso 65% di raccolta differenziata entro la fine del 2012), ma viene introdotta una quota di preparazione per il riutilizzo e riciclo, fissata almeno nel 50% per carta, metalli, plastica e vetro.
In ogni caso sovrana resta la gerarchia gestionale definita all’art. 4 della direttiva, recepita nel art. 179 che stabilisce i “Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti:
1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia del trattamento dei rifiuti:
a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento.
Potrebbe apparire di un certo interesse la precisazione del comma 2 che al fine di garantire il “rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti di cui al comma 1,” sottolinea come “devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono, in applicazione del principio di precauzione e sostenibilità, il miglior risultato in termini di protezione della salute umana e dell’ambiente
a) valutando, in particolare,
- le emissioni prevedibili;
- il grado di protezione delle risorse naturali e del loro uso efficiente;
- l’energia impiegata e ricavata;
- l’accumulo di contaminanti nei prodotti, nei rifiuti destinati al recupero oppure nei prodotti recuperati;
b) tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica.
Ci sono a tuo parere dei punti “deboli” del testo che si possono prestare a interpretazioni “di comodo” a supporto di gestioni non ottimali nel rispetto della gerarchia appena espressa.
Un esempio potrebbe essere contenuto nella precisazione del comma 2 che, pur apparendo ambientalmente molto virtuosa, potrebbe dar adito a qualche dubbio in relazione alle precisazioni esposte nei due commi successivi.
Si legge infatti al comma 3 che: “In via eccezionale, può essere necessario discostarsi, con riferimento a singoli flussi di rifiuti specifici, dall’ordine di priorità di cui al comma 1 qualora ciò sia giustificato, in applicazione del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad un’analisi in relazione agli impatti complessivi:
a) ambientali e sanitari della produzione e della gestione, in termini di ciclo di vita, di tali rifiuti;
b) sociali ed economici, ivi compresi la fattibilità tecnica e la praticabilità economica
Si tratta così di capire chi e come stabilisce l’eccezionalità dei casi e soprattutto quali siano i singoli flussi specifici e ancora se gli impatti ambientali complessivi saranno valutati con gli stessi criteri del comma 1 lettera a).
Stesso dubbio confermato dal comma 4 che rimanda a specifici decreti attuativi:
4. Con uno o più decreti del Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare di concerto con il Ministro della Salute possono essere individuate, con riferimento a singoli flussi di rifiuti specifici, le opzioni che garantiscono, in conformità a quanto stabilito dai commi precedenti, il miglior risultato in termini di protezione della salute umana e dell’ambiente.
Per concludere quale altro aspetto di questo nuovo decreto approvato reputi importante?

In linea generale  l’aver introdotto, a cascata dalla gerarchia gestionale, nel rispetto della direttiva, la responsabilità estesa del produttore e l’obbligatorietà dei piani di prevenzione dei rifiuti. Il nuovo decreto potrebbe rappresentare una  continuazione, anche in Italia, del percorso verso una società del riciclo e dell’uso sostenibile delle risorse, iniziata con il decreto 22/1997 voluto dall’allora ministro Edo Ronchi.

Grazie Roberto.

La redazione


Gennaio 2010
Editoriale - Sarebbe facile invertire la rotta.
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Un problema complesso non ammette soluzioni semplici.
La crisi di oggi è, certo, questione complessa. Purtroppo non riusciamo a far distinzione da una cosa complessa ed una difficile, tra una soluzione semplice ed una facile. Così il risultato è che spesso cerchiamo vie facili, perché ci paiono più a portata di mano. Proviamo a seguire il ragionamento della complessità utilizzando un oggetto che abbiamo tra le mani e che è destinato a diventare rifiuto. Ognuno immagini un prodotto usa e getta. La nostra attenzione rispetto a quell’oggetto si limita a due momenti. All’atto dell’acquisto, per valutarne il costo e quando decidiamo di disfarcene. In alcuni casi, ad esempio quando abbiamo a che fare con un imballaggio, addirittura il primo momento di attenzione non esiste, perché apparentemente per noi non è un costo. Siamo dunque di fronte ad una situazione che richiede un ragionamento semplice, dalla risposta facile.
Se però introduciamo qualche elemento, il ragionamento si complica. Partiamo dal fondo.
Ipotizziamo che ci venga imposta la raccolta differenziata. Abbiamo in mano l’oggetto di cui dobbiamo disfarci e allora non ci limitiamo a constatare che dobbiamo gettarlo, ma che dobbiamo metterlo nel contenitore giusto.
Ipotizziamo poi che il tasso di raccolta differenziata non raggiunga i livelli di legge, l’amministrazione della nostra città allora deciderà di adottare un sistema di tipo domiciliare, il cosiddetto porta a porta. A questo punto non solo ci chiediamo in quale contenitore o sacchetto dobbiamo depositare l’oggetto, ma anche in quale giorno e a quale ora dobbiamo farlo.
Se poi l’oggetto è di un materiale composito, passiamo un buon momento a domandarci se si tratti di carta o plastica o alluminio o tutte e tre le cose e in quale dei sacchetti dobbiamo metterlo o se addirittura dobbiamo separare i materiali.
Quando poi l’amministrazione comunale dovesse cercare di garantire una certa equità fiscale, applicherà il principio di “paga per quanto butti”, abbandonando così la tassa rifiuti basata sui metri quadrati e adottando un sistema tariffario basato sulle quantità, in volume o in peso, dei rifiuti che i propri cittadini buttano. In questo caso allora non solo cercheremo di separare per bene tutto al fine di evitare spiacevoli sanzioni, ma faremo attenzione anche a ciò che acquistiamo così da ridurre al minimo lo scarto e dunque la tariffa. Per questo cambieremo non solo alcune abitudini preferendo l’acqua del rubinetto perché molto meno costosa e senza involucro, ma faremo attenzione a ciò che acquistiamo.
Il nostro comportamento verrà letto con attenzione dai direttori dei punti vendita che frequentiamo e cambieranno la disposizione dei prodotti sugli scaffali sulla base dei nostri acquisti e appariranno prodotti che fino a qualche giorno prima non c’erano.
Ecco così che le lampade a basso consumo sono su più file e in primo piano rispetto a quelle ad incandescenza, che fanno la loro apparizione nei supermercati i prodotti del commercio equo e solidale, che compaiono i gasatori per farsi l’acqua gassata in casa, che avevamo visto sono durante le nostre vacanze in Svizzera e in Germania, o ancora i detersivi alla spina.
Tutto questo “solo” perché una piccola parte dei consumatori ha cambiato attitudine all’acquisto, “solo” perché qualche sporadica amministrazione ha introdotto nuovi modelli di gestione degli scarti.
Ciò significa allora che le nuove abitazioni di quei Comuni avranno più spazi verdi privati per garantire la possibilità di fare il compostaggio domestico e una sistemazione degli spazi che consente di non dover ricordarsi il giorno in cui depositare le diverse frazioni di scarto, perché l’operatore della raccolta sarà in grado di prelevare il nostro sacchetto o contenitore direttamente dalla via.
Significa che la società che si occupa delle raccolte ha assunto il doppio del personale per garantirci un miglior servizio e sarà pagato dall’amministrazione, cioè dai contribuenti, grazie ai soldi risparmiati dalla discarica e ai guadagni derivanti dalla vendita del materiale che abbiamo scartato in modo separato.
Significa anche che vicino alle nostre città non sono nate nuove discariche o inceneritori, ma una piattaforma che ricicla la plastica e che produce la panchina sulla quale ci sediamo a guardare nostro figlio che gioca al pallone.
Significa che è stato attrezzato un impianto che produce terriccio con i nostri avanzi di cucina e che gli agricoltori utilizzano per darci pomodori o pere senza farli arrivare dall’Argentina.
Significa che una cooperativa sociale ha dato lavoro a decine di ragazzi che riparano i nostri elettrodomestici di cui abbiamo voluto disfarci, rimettono a nuovo enciclopedie e libri che abbiamo buttato, riverniciano mobili che non ci piacevano più per rimetterli in commercio.
E quei prodotti sono rivenduti a prezzi accessibili a sempre più persone che non ce la fanno a sopravvivere, perché schiacciati da un’economia che pensa di poter far tutti ricchi buttando via più cose possibili, da un’economia che pensa che valga di più un capannone, anche vuoto, di un orto a pomodori ed insalata, di un’economia che non contabilizza il tempo di goderci il sorriso dei nostri figli che corrono dietro ad un pallone mentre sfogliamo un libro.
Roberto Cavallo
(pubblicato da Ecozone)

Luglio 2009
Nuova direttiva europea in materia gestione rifiuti, imballaggi e green economy
Maggio 2009
Eliminazione dei sacchetti non biodegradabili, e l'Italia a che punto è ?
Marzo 2009
Uso e Problematiche dei Sacchetti in Italia e nel Mondo


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